Cardiochirurgia, dubbi sulla sicurezza della emodiluizione normovolemica acuta

L’emodiluizione normovolemica acuta (ANH) consiste nel sostituire parte del sangue del paziente che deve essere operato con colloidi o soluzioni per mantenere il volume sanguigno, riducendo però la componente corpuscolata: l’obiettivo è ridurre la perdita effettiva di globuli rossi, favorendo la ripresa successiva e riducendo la necessità di trasfusioni.

In questo momento storico la riduzione delle trasfusioni è un obiettivo di sostenibilità anche economica dei sistemi sanitari, tutti in difficoltà più o meno grave.

Tuttavia, un recente articolo internazionale, coordinato dall’Irccs San Raffaele di Milano, sottolinea che l’ANH non riduce il numero di pazienti che necessitano di trasfusione durante il ricovero, né che riduca in modo significativo il rischio di complicanze emorragiche o ischemiche, almeno nel contesto in cui è stata studiata, ovvero quello cardiochirurgico.

I risultati dello studio

Pubblicato su The New England Journal of Medicine, lo studio ha riunito 32 centri esperti in 11 Paesi, per un totale di 2010 pazienti sottoposti a bypass cardiopolmonare per intervento cardiochirurgico.

Gli autori hanno randomizzato i partecipanti, utilizzando in alcuni casi l’ANH e negli altri no e hanno poi messo a confronto i risultati.

I ricercatori hanno potuto verificare che la percentuale di pazienti che ha richiesto almeno una trasfusione da sangue allopatico è simile nei due gruppi, ovvero del 27,3% nei soggetti sottoposti a ANH e del 29,2% in quelli operati senza.

Come anticipato, l’uso della procedura ANH non riduce neanche il rischio di morte a 30 giorni, pari all’1,4% nel gruppo di studio e all’1,6% in quello di controllo, e il rischio emorragico post operatorio, con il 3,8% dei pazienti del gruppo di studio e il 2,6% di quello di controllo che hanno avuto un sanguinamento dopo l’intervento.

Le differenze che si osservano sono troppo basse per avere un reale significato statistico. Lo confermano le parole del dott.Fabrizio Monaco, primo autore dello studio e responsabile delle sale operatorie cardiotoracovascolari dell’Irccs Ospedale San Raffaele: «questo studio multicentrico e randomizzato fornisce una risposta chiara sull’efficacia dell’emodiluizione normovolemica acuta in cardiochirurgia. I nostri risultati suggeriscono che questa tecnica, ampiamente utilizzata, non riduce significativamente la necessità di trasfusioni di sangue allogenico e potrebbe persino essere associata a un aumento del rischio di re-intervento per sanguinamento. È fondamentale che la pratica clinica si basi su evidenze solide come quelle che abbiamo ottenuto».

Resta da capire su cosa puntare per ridurre la necessità di trasfusioni dopo un intervento cardiochirurgico.

Puntare su nuovi metodi e soluzioni a 360°

In merito a quali aspetti occorre implementare, l’esigenza di sostenibilità resta alta. Il prof. Giovanni Landoni, coordinatore dello studio, direttore del Centro di Ricerca Anestesia e Rianimazione dell’Irccs Ospedale San Raffaele e professore Ordinario presso l’Università Vita-Salute San Raffaele ha commentato: «i risultati della ricerca spostano quindi l’attenzione su altri aspetti che si dovranno tenere in considerazione nella gestione del malato sottoposto a intervento cardiochirurgico a rischio di trasfusioni perioperatorie, valutando di poter destinare risorse umane ed economiche ad altri specifici interventi che potrebbero essere di maggiore efficacia come l’ulteriore miglioramento dell’emostasi chirurgica, l’utilizzo di test per valutare prontamente la coagulazione al letto del malato, la diminuzione delle soglie che portano a trasfondere i malati, il recupero, purificazione e reinfusione del sangue perso durante l’intervento, l’ottimizzazione preoperatoria del paziente tramite somministrazione di supplementi nutrizionali e farmaci che possono aumentare i valori di emoglobina».

Lo studio presentato consente iniziare a concentrare risorse economiche e umane su nuove metodologie, per trovare strategie davvero efficaci nel contrastare la richiesta di trasfusione nel postoperatorio cardiochirurgico.

Studio: Monaco F, Lei C, Bonizzoni MA, Efremov S, Morselli F, Guarracino F, Giardina G, Arangino C, Pontillo D, Vitiello M, Belletti A, Ajello V, Licheri M, Nigro Neto C, Barucco G, Bukamal NA, Faustini C, Mantovani LF, Oriani A, Santonocito C, Mucchetti M, Federici F, Gerli C, Porta S, Scandroglio AM, Zhang H, Pieri M, Osinsky R, Lazzari S, Leonova E, Calabrò MG, Amitrano D, Turi S, Prati P, Fresilli S, D’Amico F, D’Andria Ursoleo J, Labanca R, Marmiere M, Pruna A, Scquizzato T, Kırali K, Monti G, Carmona MJC, Tanaka K, Likhvantsev V, Ti LK, Bove T, Paternoster G, Singh K, Gürcü ME, Lomivorotov V, Landoni G, Bellomo R, Zangrillo A; ANH Study Group. A Randomized Trial of Acute Normovolemic Hemodilution in Cardiac Surgery. N Engl J Med. 2025 Jun 12. doi: 10.1056/NEJMoa2504948. Epub ahead of print. PMID: 40503713.

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