Dal lavoro di due gruppi di ricercatori appartenenti alle Università di Bari, L’Aquila e Pavia, sono stati pubblicati due diversi studi riguardanti l’efficacia di tecniche di neuromodulazione non invasiva in pazienti emicranici refrattari, ovvero non responsivi nemmeno alle più recenti terapie mirate.
Entrambi gli studi evidenziano una riduzione significativa della frequenza degli attacchi e dell’intensità del dolore.
Lo studio di Bari: iTBS e riduzione degli attacchi
Il primo lavoro, condotto dal Dipartimento di Neurofisiologia dell’Università di Bari, ha utilizzato la stimolazione magnetica iTBS. Nel mese successivo al trattamento gli attacchi sono risultati dimezzati, mentre il dolore residuo si è ridotto del 30%, fino a raggiungere un calo del 50% nel corso del mese successivo.
La procedura, mirata alla corteccia prefrontale mediante neuronavigazione, modula le sinapsi dei circuiti centrali del dolore senza generare fastidi, attraverso sedute di circa 20 minuti.
Lo studio di L’Aquila e Pavia: corrente continua
Il secondo studio, condotto nei centri di L’Aquila e Pavia, ha utilizzato elettrodi per erogare corrente continua transcranica con l’obiettivo di modulare i meccanismi centrali dell’emicrania.
La neuromodulazione è stata abbinata a terapia con anticorpi monoclonali anti-CGRP, evidenziando nel follow-up a un mese, come gli attacchi si siano ulteriormente ridotti rispetto al gruppo trattato solo farmacologicamente. Sebbene basati su piccoli campioni di 12-15 persone, entrambi gli studi forniscono prove solide sulla possibilità di modulare i circuiti cerebrali del dolore in modo non invasivo, aprendo una nuova via per i pazienti refrattari.
È in corso un’indagine multicentrica più ampia per confermare l’efficacia di questi approcci, valutando nel contempo anche la possibilità di richiesta di approvazione e rimborsabilità da parte del Ministero della Salute.


