Nasce a Milano dalla collaborazione fra Centro Cardiologico Monzino Irccs e Università degli Studi il primo corso universitario in Italia in Medicina di Genere nelle malattie cardiovascolari.
Il problema del cuore delle donne ha raggiunto dimensioni da allarme rosso: ogni anno solo in Italia muoiono per malattie cardiovascolari oltre 124 mila donne e il tasso di tasso di mortalità nella fascia 35-74 anni è in aumento costante in tutti i Paesi ad alto reddito. La cardiopatia ischemica, principale causa d’infarto, colpisce un’italiana su nove tra i 45 e i 64 anni e una su tre dopo i 65 anni.
«Il paradosso sta nel fatto che la medicina avrebbe già gli strumenti per fermare l’epidemia del cuore femminile ma non sono conosciuti e non vengono applicati. Se osserviamo la realtà clinica, vediamo che rispetto agli uomini le donne sono meno sottoposte a indagini di screening riguardanti l’assetto lipidico (i livelli di colesterolo) e vengono trattate in misura minore con farmaci ipolipemizzanti e antiaggreganti o con beta bloccanti ed eparina in corso d’infarto acuto del miocardio.
Anche la ricerca cardiovascolare è lacunosa: allo stato attuale la disfunzione endoteliale e microvascolare del circolo coronarico nella donna è pressoché sconosciuta perché mancano studi specifici.
È quindi necessario e urgente un approccio declinato al femminile già a partire dalla formazione dei futuri medici. Da qui l’idea di creare un corso universitario ad hoc sulla cardiologia femminile», spiega Daniela Trabattoni, responsabile dell’Unità Cardiologia e direttrice di Monzino Women Heart Center, il centro clinico e di ricerca dell’Irccs milanese interamente dedicato al cuore delle donne.
Obiettivi formativi
Il nuovo corso, dedicato agli studenti del V e VI anno della facoltà di Medicina e Chirurgia, si propone di fornire ai partecipanti una comprensione critica delle differenze di sesso e genere nella fisiopatologia, presentazione clinica, diagnosi, trattamento e prevenzione delle principali malattie cardiovascolari. Verranno affrontati anche gli aspetti legati ai bias diagnostico-terapeutici e alle implicazioni nella pratica clinica quotidiana.
«La coscienza femminile circa le possibilità di prevenzione rimane l’ago della bilancia della cardiologia di genere. Sappiamo infatti che fino al 70% delle donne che oggi muoiono per una malattia cardiovascolare, può essere salvata con una prevenzione personalizzata al femminile. Sensibilizzare le donne rimane quindi l’obiettivo prioritario. Ma da solo non basta. La domanda di cure specifiche, che speriamo aumenterà, deve trovare una risposta adeguata da parte dei medici.
Dobbiamo quindi creare una nuova generazione di cardiologi e questo corso vuole essere il primo passo concreto in Italia in questa direzione. Con l’Università di Milano abbiamo creato un modello che auspichiamo sia adottato rapidamente dal maggior numero possibile di atenei italiani».


