Il nuovo schema di decreto per l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (“Schema di decreto del presidente del Consiglio dei ministri recante modifiche e integrazioni al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, in materia di livelli essenziali di assistenza”) è un passaggio positivo per il Ssn, tuttavia, sottolinea Tonino Aceti, presidente di Salutequità, permangono alcune criticità.
Nel corso dell’audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera, Aceti ha rilevato un problema di trasparenza nel processo di selezione delle prestazioni incluse. Dalla relazione tecnica non risultava inizialmente quante proposte fossero pervenute al Ministero. Nel corso dell’audizione è emerso che su 370 proposte di integrazione sottoposte al Ministero della Salute quelle approvate sono state 91.
Le incongruenze normative
Tra le principali criticità, secondo il presidente di Salutequità, figurano alcune incongruenze normative.
Infatti, la cefalea primaria cronica, riconosciuta come malattia sociale dalla legge 81/2020, non è inserita nei Lea con un codice di esenzione. Una situazione analoga riguarda la psoriasi severa a placche, i pazienti ancora non possono godere del codice di esenzione 045, e per la dermatite atopica, patologia cronica altamente impattante ancora esclusa dai codici di esenzione.
Oncologia
In campo oncologico, Salutequità giudica positivo l’inserimento dei test diagnostici per l’accesso ai nuovi farmaci, ma segnala un corto circuito strutturale: Aifa approva nuovi farmaci più velocemente di quanto il Ssn aggiorni il rimborso dei test necessari per accedervi, con il rischio di compromettere l’accesso effettivo alle cure.
Disturbi alimentari
Dall’analisi emergono delle perplessità anche sulla previsione di sole dieci sedute di terapia psicoeducazionale per i disturbi alimentari, insufficienti rispetto alla complessità clinica di queste patologie.
Odontoiatria
Tra i nodi strutturali emerge il tema dell’odontoiatria, oggi in gran parte fuori dal perimetro del Servizio sanitario nazionale e a carico dei redditi delle famiglie.
«È necessario avviare una riflessione seria sull’ampliamento dell’offerta pubblica, ricordando che la salute orale è parte integrante del diritto alla salute», ha proseguito Aceti.
Preoccupazioni sull’attuazione concreta dei ea
«I Lea vigenti e questo nuovo aggiornamento», ha spiegato Aceti, «a seguito dell’annullamento del Decreto tariffe da parte del Tar Lazio, rischiano di essere cancellati se non si provvederà alla stesura e all’approvazione entro settembre 2026 di un nuovo decreto tariffe. Per questo è fondamentale garantire in questo iter un coinvolgimento tempestivo delle Regioni, che secondo quanto emerso non sarebbero ancora pienamente ingaggiate sul testo e sulle coperture finanziarie».
Altro elemento evidenziato è l’applicazione a macchia di leopardo dei Lea e l’inadeguatezza del sistema di monitoraggio. «A fronte di oltre 142 miliardi trasferiti alle Regioni per la sanità, il rispetto dei Lea viene valutato con appena 27 indicatori di performance, ritenuti insufficienti e troppo rigidi».
Infine, il nodo del finanziamento. «Mancano sia una metodologia robusta per calcolare il costo reale dei Lea sia una cornice strategica di riferimento. L’ultimo Piano sanitario nazionale risale al 2006, lasciando il sistema privo di una visione di lungo periodo. È indispensabile rivedere anche i criteri di riparto del Fondo sanitario e superare il rimborso a prestazione, puntando invece sul finanziamento dei Pdta e sugli esiti di salute, per garantire una vera presa in carico reale dei pazienti cronici e dei malati rari».


