Centro per la chirurgia della parete addominale

Nasce in Lombardia (ed è il primo in Italia) un centro superspecialistico dedicato allo studio e al trattamento delle complicanze degli interventi di ernia e alla cura e al trattamento di patologie complesse della parete addominale. Il Centro di ricerca di alta specializzazione sulla patologia della parete addominale e sulla chirurgia riparativa delle ernie addominali unisce l’esperienza clinica di uno dei massimi esperti internazionali in questo settore e il rigore della ricerca scientifica dell’Università degli Studi dell’Insubria. La sede è presso il Policlinico San Donato e l’Istituto Clinico Sant’Ambrogio di Milano e mira a diventare il punto di riferimento a livello europeo nel campo della ricerca applicata alla chirurgia parietale. «Negli Stati Uniti e in Europa, così come in Italia, esistono degli “Ernia Center” dove si operano in day surgery o in day hospital le ernie – spiega il direttore del Centro, professor Giampiero Campanelli, ordinario di Chirurgia generale all’Università degli Studi dell’Insubria e direttore della Chirurgia generale e Day surgery, dell’Istituto Clinico San Ambrogio di Milano – il nostro Centro, a differenza degli altri, oltre a realizzare la chirurgia delle “semplici” ernie inguinali e addominali di routine, tratterà in particolare la cura e il trattamento delle complicanze che sorgono da questi interventi (come il dolore cronico post-operatorio, le infezioni e le recidive) e si occuperà di casi complessi come: l’ernia dello sportivo – che in realtà riguarda per la maggior parte persone che non praticano lo sport – ; le patologie post-gravidiche, come la diastasi dei retti, dovuta a uno sfiancamento o a una lacerazione dei muscoli dell’addome; o, ancora, la cosiddetta “perdita del diritto di domicilio” nelle ernie ventrali giganti, ossia, quando si viene a creare una seconda cavità addominale esterna all’addome, che sembra formare due pance nel paziente».
L’ernia inguinale è l’intervento chirurgico più diffuso al mondo: solo in Italia nel 2013 sono stati praticati 170mila interventi, negli Usa un milione e mezzo e 4, 5 milioni in tutto il mondo, ma con l’aumento del numero degli interventi sono cresciute anche le complicanze. «Nel corso della mia carriera clinica – continua Campanelli – ho visto anche “casi disperati”, dovuti perlopiù a operazioni eseguite non a regola d’arte, e, per fare qualche esempio: pazienti che, a causa del dolore cronico post operatorio, hanno pensato al suicidio; pazienti operati cinque-dieci volte; bambini con meno di dieci anni con pluri-recidive, e disastri parietali. Questo nuovo Centro si occuperà, in aggiunta a tutti i casi “normali”, proprio di questi casi-limite e lo farà in modo interdisciplinare con il coinvolgimento, oltre che del chirurgo generale, anche di chirurghi estetici, biochimici, medici legali, perché spesso, a seguito di un intervento non riuscito, si sconfina in questo campo e in certi casi il team sarà affiancato anche da psicologi e neuropsichiatri».
Trattandosi di un Centro di ricerca universitario, l’altra anima, oltre quella clinica, è proprio legata alla ricerca. «I nostri ricercatori studieranno anche i “biomateriali”: come le protesi biologiche, delle speciali reti che si usano per esempio nel bambino e che crescono insieme a lui, e ancora si dedicheranno alle cellule staminali: mettendo in incubazione le cellule prelevate dall’organismo dei nostri pazienti ne valuteranno l’interazione con le protesi e lo sviluppo in vitro», conclude il professor Campanelli.
Di queste tematiche si parlerà nel “Primo congresso mondiale sulla chirurgia delle ernie e della parete addominale”, in programma a Milano dal 25 al 29 aprile 2015, che vedrà la partecipazione delle cinque società internazionali di settore: European hernia society, presieduta dal professor Campanelli, American hernia society, Asian pacific hernia society, Australasian hernia society e Afro middle east hernia society.

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