Negli ultimi anni la chirurgia ha conosciuto una trasformazione significativa con l’introduzione dei protocolli Eras (Enhanced Recovery After Surgery), percorsi multidisciplinari nati in ambito addominale e oggi diffusi in diverse specialità. L’obiettivo è ridurre lo stress perioperatorio attraverso azioni coordinate di chirurghi, anestesisti, infermieri e fisioterapisti, favorendo una ripresa più rapida e sicura. La letteratura internazionale documenta benefici rilevanti: degenze più brevi, minori complicanze, recupero funzionale accelerato e migliore qualità di vita.
Anche i sistemi sanitari ne traggono vantaggio grazie a un uso più razionale delle risorse e alla riduzione dei costi legati a ospedalizzazioni prolungate. Permangono tuttavia criticità, in particolare in Italia, dove l’adozione resta disomogenea: accanto a centri virtuosi, persistono realtà legate a pratiche tradizionali. Il successo dipende non solo da linee guida consolidate, ma anche dall’adesione convinta di tutte le figure coinvolte.
Ne abbiamo parlato con Elena Giovanna Bignami, presidente della Siaarti e direttore della Struttura Complessa di 2° Anestesia e Rianimazione del Dipartimento ad attività integrata chirurgico generale e specialistico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, che ha illustrato prospettive e sviluppi di questo modello.

Origini, sviluppo e principi fondamentali
Il concetto di Enhanced Recovery After Surgery si afferma a partire dagli anni ‘90, quando il chirurgo danese Henrik Kehlet dimostrò che un approccio multimodale poteva ridurre lo stress chirurgico e accelerare la ripresa funzionale dei pazienti. Da quelle prime esperienze, Eras si è progressivamente evoluto e strutturato, fino a divenire un modello codificato da linee guida internazionali e adottato oggi in numerose branche della chirurgia, con l’obiettivo di uniformare pratiche cliniche basate sull’evidenza.
«Eras non è una tecnica isolata, ma un insieme di azioni coordinate che un team chirurgico mette in campo per migliorare l’outcome del paziente. La finalità non è soltanto ridurre la degenza ospedaliera, ma anche garantire una ripresa funzionale che permetta al paziente di tornare più rapidamente alla propria quotidianità, migliorando qualità di vita e delle cure».
Il protocollo si articola in diversi momenti, il primo dei quali è la fase preoperatoria, in cui il paziente viene preparato con interventi che vanno dalla correzione di abitudini nocive (per esempio, la sospensione del fumo) al potenziamento delle capacità respiratorie e nutrizionali.
Rientrano in questo ambito anche strategie di preabilitazione, come esercizi fisici mirati e l’uso di supplementi nutrizionali a base di carboidrati complessi. La successiva fase intraoperatoria è caratterizzata, invece, dall’applicazione di tecniche anestesiologiche e chirurgiche volte a ridurre lo stress chirurgico, limitare l’uso di oppioidi, mantenere l’equilibrio dei fluidi e, ove possibile, ricorrere a procedure mininvasive. La fase postoperatoria, infine, punta a un recupero precoce attraverso la rapida rimozione di drenaggi e sondini non più necessari, l’alimentazione e la mobilizzazione anticipate e il coinvolgimento attivo di fisioterapisti e personale infermieristico.
Applicazioni cliniche
L’implementazione dei protocolli Eras ha trovato la sua più ampia e consolidata applicazione in chirurgia addominale, dove i benefici sono particolarmente evidenti. Negli ultimi anni, oltre alla chirurgia addominale, Eras è stato progressivamente applicato anche in altre specialità: dall’ortopedia (in particolare nelle protesi articolari) alla ginecologia oncologica, fino alla chirurgia toracica e bariatrica.
«La chirurgia addominale, pur essendo tra le più complesse e variegate, ha tratto grande vantaggio dall’applicazione di Eras. Nei pazienti oncologici, per esempio, la possibilità di un recupero precoce è fondamentale: un percorso di ottimizzazione che include esercizi, correzione delle abitudini e supporto nutrizionale permette loro di affrontare meglio l’intervento e ridurre i tempi di degenza».
La letteratura scientifica conferma che nelle chirurgie del tratto gastrointestinale (in particolare colon, retto e fegato) l’adozione sistematica di protocolli Eras si associa a significativa riduzione delle complicanze postoperatorie, a miglioramento del recupero intestinale e a riduzione dei giorni di ospedalizzazione. La logica è anticipare la ripresa funzionale, evitando il prolungamento delle degenze dovuto a pratiche tradizionali come il mantenimento prolungato di drenaggi o l’immobilizzazione a letto.
«Gli obiettivi non si limitano alla guarigione chirurgica, ma si estendono al recupero funzionale e al ritorno alla vita quotidiana. È un concetto che va oltre l’outcome clinico tradizionale, perché mette al centro la qualità di vita e delle cure. Parallelamente, anche i sistemi sanitari traggono vantaggio dall’adozione dei protocolli: la minore durata delle ospedalizzazioni si traduce in riduzione di costi diretti e indiretti, migliore allocazione delle risorse e maggiore efficienza complessiva».


