Infarto miocardico, un test per rivelare il rischio

L’infarto del miocardio è una delle prime cause di morte ed è anche uno degli eventi che può capitare senza preavviso. Un test che permetta di individuare i soggetti più a rischio sarebbe utile ai fini della prevenzione: proprio a questo punta un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford con un test basato sulla Tac e presentato nello studio Detecting human coronary inflammation by imaging perivascular fat, pubblicato in luglio sulla rivista Science Translational Medicine (Alexios S. Antonopoulos, Fabio Sanna et al. Detecting human coronary inflammation by imaging perivascular fat. Science Translational Medicine. vol. 9, Issue 398, luglio 2017. DOI: 10.1126/scitranslmed.aal2658).
Questo test valuta un nuovo indice per l’imaging, chiamato FAI (Fat Attenuation Index), che a sua volta riguarda il tipo di tessuto adiposo che circonda le coronarie. Attraverso un’analisi di imaging effettuata con una Tac è possibile valutare la dimensione degli adipociti e il contenuto in lipidi: più grandi e maturi sono gli adipociti e maggior contenuto in lipidi essi hanno e più basso è il valore dell’indice FAI. Inoltre, quando i tessuti sono infiammati, l’accumulo di lipidi diminuisce e la differenziazione degli adipociti rallenta.
L’indice FAI individua lo stato infiammatorio del tessuto vascolare e del cuore. I ricercatori hanno dimostrato su una coorte di 273 soggetti che il gradiente FAI intorno alle coronarie umane riesce a identificare in vivo patologie coronariche precoci e subcliniche e a individuare cambiamenti dinamici nel tessuto adiposo perivascolare (PVAT) in risposta a variazioni nell’infiammazione vascolare. Infatti quando il livello di infiammazione aumenta, le placche di grasso tendono a rompersi, modificando l’aspetto di tutta l’area. Quindi, studiando l’evoluzione del PVAT è possibile determinare lo stato infiammatorio del tessuto vascolare delle coronarie e individuare i soggetti con maggior rischio di incorrere nell’infarto.
Questa metodologia potrebbe essere inserita nella pratica clinica a fini preventivi.

Stefania Somaré

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