Interoperabilità contro la frammentazione dei dati in sala operatoria

La sanità digitale si scontra con la frammentazione dei dati clinici, un rischio operativo amplificato nelle aree critiche. Un progetto, descritto dall’ing. Silvio Cravero dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano, propone una soluzione che connette apparecchiature elettromedicali di brand vari e veicola i dati direttamente alla cartella clinica elettronica, superando i sistemi di routing dati e la trascrizione manuale.

L’architettura multilivello prospetta riduzione dei tempi di quasi il 50% rispetto alla documentazione manuale e notevole miglioramento nell’identificazione di eventi critici, con evidenti benefici lato paziente e alleggerimento della mole di lavoro del personale sanitario.

La sanità è caratterizzata da una spinta incessante verso la digitalizzazione e l’integrazione, processi che sia le direttive nazionali con il Fascicolo Sanitario Elettronico sia l’Europa con lo European Health Data Space – EHDS, hanno reso prioritari. In questo contesto evolutivo, l’ingegneria clinica svolge un ruolo di ponte sempre più cruciale nelle strutture ospedaliere tra la complessità tecnologica e la pratica assistenziale.

All’edizione 2025 del convegno nazionale dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici l’ing. Silvio Cravero dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano ha presentato “Progettazione e implementazione di un sistema di monitoraggio continuo del paziente e integrazione dei dati di sala operatoria”, un progetto di rilevanza strategica nato dalla necessità di superare l’attuale frammentazione dei dati clinici generata dall’eterogeneità delle apparecchiature elettromedicali, in particolare nelle aree critiche come le sale operatorie.

L’Asst Fatebenefratelli Sacco, una realtà complessa che gestisce quattro presidi eterogenei (Sacco, Fatebenefratelli, Buzzi e Macedonio Melloni) per un totale di circa 1.000 letti e un parco tecnologico di circa 18.000 apparecchiature, ha colto l’urgenza di centralizzare e rendere immediatamente fruibili i parametri vitali del paziente.

L’obiettivo primario è duplice: garantire maggiore sicurezza clinica ed eliminare l’errore umano dovuto alla documentazione manuale, fornendo al contempo un robusto framework per la ricerca scientifica e la gestione operativa. Il progetto introduce la sperimentazione di una soluzione d’integrazione universale che promette di rivoluzionare la gestione dei dati in tempo reale.

Il contesto operativo e la sfida della frammentazione

L’Asst Fatebenefratelli Sacco è una realtà sanitaria di grandi dimensioni e alta complessità, che comprende quattro strutture ciascuna focalizzata su un’area specifica – il Fatebenefratelli è un presidio oftalmico, il Sacco è specializzato sulle malattie infettive, il Buzzi cura la parte pediatrica mentre il Macedonio Melloni è l’ospedale di genere –, con una gestione tecnologica estremamente onerosa.

Il parco di circa 18.000 apparecchiature genera annualmente circa 10.000 manutenzioni correttive e circa 30.000 manutenzioni ordinarie, con una spesa di circa 2 milioni di euro annui per il rinnovo delle tecnologie biomedicali. Questa eterogeneità gestionale si riflette direttamente nell’ambiente clinico, in particolare nelle sale operatorie, dove la sfida cruciale riguarda l’interazione dei dati.

«A livello istituzionale, la Regione Lombardia sta spingendo verso l’implementazione del CUP Regionale e di un sistema SIS – Sistema Informativo Sanitario, per convogliare i dati in cloud e integrarli nella Cartella Clinica Elettronica.

Tuttavia, nella pratica quotidiana, le apparecchiature elettromedicali, in particolare quelle di sala operatoria – come il monitor paziente, il ventilatore piuttosto che la colonna di laparoscopia – sono spesso di brand diversi, creando una vera e propria situazione di mezzo in cui i dati non comunicano automaticamente tra loro», ha spiegato l’ing. Cravero.

La necessità di un quadro clinico completo

Il silos di dati si ripercuote anzitutto sulla sicurezza degli assistiti in quanto determina una visione parziale del paziente, in considerazione dell’impossibilità di avere un profilo aggiornato real time; ritardi nel riconoscimento di eventi critici; documentazione manuale e inefficiente, in quanto la trascrizione manuale dei dati è soggetta a errori oltre che dispendiosa in termini di tempo; perdita di dati preziosi, in alta risoluzione, generati dai dispositivi che non vengono sfruttati per analisi retrospettive o ricerca.

L’obiettivo primario del progetto punta a creare una piattaforma unica che acquisisca, aggreghi, sincronizzi e visualizzi tutti i dati pertinenti del paziente in tempo reale, costruendo un’architettura di sistema che contempli le diverse fasi del percorso: pre/intra/postoperatorio, contestualizzando i dati e guardando non solo a cosa sta accadendo ma anche al perché, correlando i dati fisiologici con gli eventi chirurgici e farmacologici.

Tradizionalmente, per superare l’eterogeneità, si ricorreva a metodi complessi: canalizzare i dati nel monitor paziente per poi veicolarli via protocollo HL7 o XML alla cartella clinica elettronica; dicotomizzare i dati, trasformandoli in immagini da recuperare in CCE; o ancora, in modo più laborioso, collegare ogni apparecchiatura di brand diverso alla CCE, processo che comporta costi e complessità.

Un hub d’integrazione universale

«Il progetto nasce come sperimentazione e test di un sistema che mira all’integrazione universale dei parametri vitali continui, senza la necessità di un complesso sistema di routing dati di sala operatoriaLa chiave di volta individuata dall’Asst risiede nell’uso di un dispositivo hub testato che funge da gateway universale. Questo dispositivo ha la capacità di connettere svariati dispositivi di brand diversi e di rilasciare i dati direttamente in cartella clinica.

L’ing. Cravero ha sottolineato gli enormi vantaggi offerti da questa architettura, «sia da un punto di vista economico e logistico, dato che si riduce la necessità di piattaforme e moduli specifici per ogni brand. Infatti, anziché connettere separatamente il ventilatore, il monitor e poi far confluire il dato alla centrale e poi alla CCE, questo hub unico riceve i dati dalle singole apparecchiature e li inoltra direttamente alla CCE», sia per ciò che riguarda la compatibilità estesa.

«Il dispositivo testato vanta un elenco di dispositivi medici certificati e autorizzati alla connessione che copre la quasi totalità delle apparecchiature del parco nazionale, a meno di modelli obsoleti o molto rari».

La connessione tra apparecchiatura e gateway può avvenire sia in modalità cablata (ethernet), fortemente consigliata dall’ing. Cravero «per la sua maggiore stabilità e sicurezza», sia in modalità wireless. Sulla connessione wireless, Cravero ha espresso cautela, evidenziando che «le attuali infrastrutture italiane, benché protette, sono ancora fragili e più vulnerabili rispetto a un sistema cablato».

Architettura multilivello e benefici clinico-organizzativi

L’architettura del sistema proposto è di tipo multilivello, il che garantisce robustezza e accessibilità del dato.
«Il primo passaggio è rappresentato dall’acquisizione del dato che viene raccolto dall’apparecchiatura (monitor, ventilatore ecc.) e inviato alla piattaforma; segue una fase di aggregazione in cui il dispositivo hub (la piattaforma) recupera e aggrega tutti i dati, rimandandoli a una centrale di monitoraggio che mostra l’insieme di tutti i dati attraverso una dashboard dedicata.

Il processo termina con una fase di archiviazione e analisi: il dato aggregato è archiviato sulla CCE e può essere manipolato per ragioni di ricerca e analisi scientifica, non solo a fini amministrativi». Questa integrazione diretta non è solo un miglioramento tecnologico, ma un importante passo avanti nella sicurezza del paziente.

«Ancora oggi buona parte dei parametri vitali è trascritta a mano dal rianimatore, processo che introduce un’enorme possibilità di errore o dimenticanza. Il progetto elimina questa responsabilità e il rischio clinico associato, garantendo che il dato medicale proveniente dal monitor e dal sistema di anestesia (ventilatore) si colleghi direttamente alla cartella clinica elettronica».

I risultati attesi

I risultati attesi, supportati dai dati di letteratura, sono significativi: «con l’introduzione di una soluzione di questo tipo si assiste a una riduzione dei tempi stimata del 45% rispetto a quelli di documentazione manuale, associata a un importante incremento della sicurezza del paziente, con miglioramento sostanziale nell’identificazione degli eventi critici in sala operatoria e Terapia Intensiva.
Non da ultimo, questa soluzione assicura alta soddisfazione del personale sanitario (inclusi i professionisti più anziani, per natura meno avvezzi a soluzioni che vanno nella direzione di una maggiore digitalizzazione), che vengono sgravati da una mole di lavoro burocratico e da un’enorme responsabilità legale e clinica».

Il sistema è stato testato non solo per la sala operatoria ma anche per le Terapie Intensive e per il futuro si prevede di estendere il sistema alle pompe d’infusione, fondamentale per tracciare tutti i liquidi infusi al paziente e riportarli in cartella clinica.

Prospettive future

Nonostante il potenziale tecnico e clinico del progetto, la sua implementazione è in fase di attivazione. L’ing. Cravero ha spiegato l’adozione di tale tecnologia sarà estesa a breve sui vari presidi.
«La previsione temporale è ottimistica: l’attivazione del dispositivo è attesa già dal prossimo anno, con un piano di implementazione che partirà dal nuovo Buzzi, per estendersi al Fatebenefratelli e al Sacco e poi al Melloni».

Tuttavia, mentre brand storici del monitoraggio paziente cercano di localizzare i loro dati, il vantaggio del dispositivo testato è la sua capacità di aprire il portafoglio dati verso la CCE per dispositivi eterogenei.
La spinta verso la digitalizzazione, alimentata anche dalle iniziative europee come lo European Health Data Space, conferma la direzione del progetto: avere continuità del dato clinico non solo per la sicurezza del paziente, ma anche per fini di ricerca scientifica, posizionando l’Ingegneria Clinica come volano della modernizzazione sanitaria.

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