Negli ultimi anni diversi studi hanno mostrato che la mobilizzazione attiva precoce dei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva può mitigare la debolezza acquisita in ospedale, aumentare le possibilità di sopravvivenza e ridurre il rischio di disabilità a lungo termine. Tuttavia, i risultati non sono univoci. Lo studio Team, condotto su 750 pazienti e pubblicato su New England Journal of Medicine nel 2022, non ha rilevato un miglioramento della sopravvivenza nei pazienti adulti sottoposti a ventilazione meccanica, pur in presenza di un incremento delle pratiche di mobilizzazione precoce. Inoltre, tra i partecipanti — in particolare quelli con patologie cardiache — sono stati registrati più eventi avversi rispetto al gruppo di controllo.

Questa apparente contraddizione riflette la forte variabilità delle condizioni cliniche dei degenti e, soprattutto, l’eterogeneità delle pratiche di mobilizzazione precoce in termini d’intensità, frequenza e qualità. Le differenze non riguardano solo Paesi diversi, ma anche centri ospedalieri all’interno dello stesso territorio. Da qui nasce l’esigenza di raccogliere dati sistematici che consentano di inquadrare lo stato dell’arte e di comprendere in quali contesti e su quali pazienti la mobilizzazione precoce possa realmente tradursi in outcome positivi.

La Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva ha di recente conferito il proprio endorsement a due studi osservazionali internazionali che cercano proprio di rispondere a questa esigenza e il cui avvio è previsto questo autunno: REPOrt (Rehabilitation Practices in Critically Ill Patients Receiving Invasive Mechanical Ventilation in the Intensive Care Unit) ed ERUPT (Early Rehabilitation in ICU Patients: Dosage and Outcomes). Entrambi mirano a fotografare la pratica clinica attuale e a fornire le basi per studi futuri di tipo interventistico.

Lo studio REPOrt

REPOrt, promosso dal Network PROVEnT (Protective Ventilation Network), è coordinato da Denise Battaglini, ricercatrice dell’Università di Genova e membro di SIAARTI.

«L’obiettivo è valutare l’effetto della riabilitazione e della mobilizzazione – quindi della fisioterapia – nei pazienti ricoverati in terapia intensiva e sottoposti a ventilazione meccanica invasiva», spiega Katia Donadello, professore associato in Anestesia e Rianimazione all’Università di Verona, dirigente medico presso l’UOC di Anestesia e Rianimazione B dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e membro del Comitato Scientifico e di quello Comunicazione di SIAARTI.

Katia Donadello, professore associato in Anestesia e Rianimazione all’Università di Verona, dirigente medico presso l’UOC di Anestesia e Rianimazione B dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e membro del Comitato Scientifico e di quello Comunicazione di SIAARTI

«L’attenzione sarà focalizzata su pazienti particolarmente fragili, spesso operati e intubati, in cui la ventilazione meccanica rappresenta un passaggio obbligato. Saranno valutate le pratiche adottate nei diversi centri e il loro impatto sugli outcome, come la durata della degenza, il tempo di ventilazione meccanica e l’eventuale fallimento dell’estubazione. Un aspetto innovativo è la valutazione della qualità di vita e della performance funzionale al termine del ricovero in Terapia Intensiva».

Tre moduli per valutare outcome clinici e qualità di vita

A partire da ottobre 2025, lo studio seguirà circa 2.400 pazienti in 60 centri medici per un massimo di 28 giorni dopo la dimissione dalla terapia intensiva. Verranno arruolati pazienti adulti ventilati da almeno 48 ore.

Lo studio sarà suddiviso in tre moduli. «Il primo, di base, comprenderà tutte le informazioni principali sulle pratiche di riabilitazione utilizzate sui pazienti intubati e ventilati e sugli outcome», precisa Donadello. «Il secondo sarà opzionale e avrà l’obiettivo di dati più granulari sulle pratiche: le tipologie di fisioterapia passiva, di fisioterapia attiva, eventuali interventi di tipo respiratorio, pratiche riabilitative per la disfagia, l’applicazione terapie di tipo occupazionale o di terapie psicologiche. Il terzo modulo, definito extended follow-up, avrà invece l’obiettivo di valutare la qualità della vita dei pazienti e la performance funzionale a 28 giorni dopo la data di dimissione dalla Terapia Intensiva».

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