Tempestività diagnostica, inizio precoce del trattamento, ricovero nel setting più idoneo del paziente colpito da infarto miocardico acuto o altre emergenze cardiologiche, indipendentemente dall’ospedale di primo ricovero.
Sono gli obiettivi e la mission già perseguiti dalle Unità di Terapia Intensiva Cardiologica, presenti sull’intero territorio, che potranno essere ulteriormente migliorati, in efficienza e performance, grazie al recente position paper dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (1) che propone una riorganizzazione delle Utic in tre livelli con complessità funzionale crescente in base all’ospedale in cui sono inserite, alle dotazioni tecnologiche e alla casistica trattata dalle singole strutture.
Fondamentale per l’ottimizzazione e standard di cura più elevati sarà strutturare una rete regionale delle Utic tale da garantire un accesso uniforme e equità di trattamento, basato su protocolli e opinioni condivise fra esperti.
Le Utic hanno cambiato la storia naturale di molte patologie cardiovascolari
Nate negli anni ‘60 negli Usa e poi diffuse in Europa e in Italia nel 1967, la prima realizzata all’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, le Utic sono sorte con l’obiettivo di riconoscere, e quindi trattare precocemente, le aritmie ventricolari maligne che complicano l’infarto miocardico acuto.
«Questa modalità organizzativa», spiega Serafina Valente, direttore della Cardiologia e del dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Siena, «e la rapida presa in carico del paziente a rischio da parte di medici e infermieri adeguatamente formati a riconoscere le aritmie, a eseguire le manovre rianimatorie e la defibrillazione, ha favorito l’abbattimento della mortalità a meno del 15%: un traguardo straordinario se si considerata che prima dell’istituzione delle Utic il tasso di eventi letali era superiore 30%, segnando il primo passo importante e un cambio di paradigma nel trattamento dell’infarto miocardico acuto rispetto a epoche precedenti.
Le Utic si sono poi evolute, in strumenti, mezzi, risorse e competenze, in funzione dei nuovi approcci terapeutici dell’infarto miocardico acuto, passando dall’era trombolitica a quella dell’angioplastica primaria, così come dei cambiamenti epidemiologici avvenuti nel tempo dalle patologie cardiovascolare. L’avanzamento delle Utic è stato favorito e accompagnato da tecnologie sempre più performante e innovative, a partire dagli strumenti di diagnosi sensibilmente differenti rispetto a quelli disponibili negli anni ‘70.
Ciò ha permesso a queste unità di non essere un setting assistenziale a uso esclusivo dell’infarto miocardico, obiettivo per cui erano nate, ma di poter essere applicate e sfruttate anche nella gestione di molte altre patologie cardiovascolari complesse, soprattutto di quelle che richiedevano un monitoraggio continuo e un trattamento avanzato».

In parallelo a questa evoluzione strumentale, tecnologica e di approccio al paziente, sono cresciute anche le richieste e le competenze professionali di medici e infermieri operanti all’interno delle Utic, offrendo standard di cura e assistenziali di più alta qualità, rispetto a epoche passate.
Il position paper Anmco
Non si tratta di una proposta esclusiva dell’Anmco; infatti, la riorganizzazione su diversi livelli di Utic suggerita da Anmco è in linea con il precedente documento della Società Europea di Cardiologia. Alla pubblicazione italiana è seguita poi anche una proposta dall’American Heart Association.
«In tutti i documenti, nel nostro e in quelli internazionali», prosegue la prof.ssa Valente, «viene ribadita la necessità di avere diversi livelli d’intensità di Terapia Intensiva Cardiologica, funzionali e dipendenti da diversi fattori, di cui il principale è la complessità dell’ospedale in cui le Utic stesse sono inserite.
Quindi le stesse Utic sono, a loro volta, classificate in tre differenti tipologie, a seconda dei servizi che offrono: ovvero sono Utic di livello 1 quelle inserite in ospedali che non dispongono al proprio interno di un laboratorio di emodinamica, ma sono un importante snodo decisionale nella gestione di molte patologie cardiovascolari, Utic di livello 2 sono le unità dotate di tutte le attrezzature per la gestione dell’infarto miocardico acuto che sono il fulcro della rete tempo-dipendente, non solo per l’infarto ma per tutto lo spettro delle urgenze-emergenze cardiologiche.
Infine, Utic di livello 3, le più avanzate in tecnologie e opportunità assistenziali e che sono il corrispettivo delle rianimazioni specialistiche, dedicate ai cardiopatici critici, che hanno bisogno di monitoraggio e supporto invasivo del circolo e degli organi con dispositivi ad alto impatto tecnologico e assistenziale».
Tuttavia, il vero core business e punto di forza del modello proposto da Anmco è la proposta di una gestione, strutturata, in rete di tutte le Utic, in cui quelle di livello 1 hanno un link diretto con quelle di livello 2 e 3 e così di seguito. Ciò a garanzia della continuità, uniformità, equità nell’erogazione del trattamento.
«L’auspicio e l’obiettivo, ambizioso ma non irrealizzabile è arrivare a creare una rete regionale “personalizzata” che risponda alle diverse necessità del territorio e del tipo di ospedale, in cui cioè ogni Regione si impegni a disegnare la propria rete Utic.
Il lavoro di rete e in rete offre moltissimi vantaggi e a più livelli: clinici e terapeutici innanzitutto, in cui i diversi professionisti possono avvalersi nella pratica quotidiana di protocolli e linee guida condivisi, di (in)formazione grazie a contatti diretti e continui tra esperti tramite l’utilizzo delle tecnologie digitali, come la telemedicina e il teleconsulto disponibile h24, garantendo ai pazienti diagnosi e trattamenti precoci, i più all’avanguardia e di maggiore efficacia terapeutica, indipendentemente dall’ospedale di primo ricovero, in un’ottica di equità di trattamento».
Obiettivo è estendere questa riorganizzazione dalle Regioni all’intero territorio nazionale finalizzata a garantire al paziente, uniformità della cura, a prescindere dal luogo di residenza.
Studio: Valente S, Trambaiolo P, Casella G et al. Anmco Position paper: functional reorganization of cardiac intensive care units (CICUs) in Italy. G Ital Cardiol, 2025, 26(2):123-132. Doi: 10.1714/4418.44144


