Passi avanti verso la riduzione dei farmaci nel post tumore al seno

Passi avanti verso la riduzione dei farmaci nel post tumore al seno
Marco Colleoni

Il tumore al seno è il più frequente tra le donne. Dopo la sua asportazione, si procede con terapie mirate a ridurre il rischio di recidiva, per lo più di carattere ormonale.
In particolare si utilizza spesso il letrozolo, che può essere somministrato in modo sicuro per un periodo lungo, ma che per alcune donne significa avere sbalzi di umore, vampate di calore e disturbi del sonno.

Lo studio SOLE (Study of Letrozole Extension; Marco Colleoni et al; Extended adjuvant intermittent letrozole versus continuous letrozole in postmenopausal women with breast cancer: a multicentre, open-label, randomised, phase 3 trial. Lancet Oncol 2017 Published Online November 17, 2017), condotto dall’International Breast Cancer Study Group (IBCSG) in collaborazione il Breast International Group (BIG) ha però dimostrato che è possibile sospendere l’uso del farmaco per 3 mesi l’anno senza perdere la protezione che ha dato.

La ricerca ha interessato 4900 pazienti di tutto il mondo con terapia endocrina post chirurgica durata 4 o 6 già conclusa. Tale terapia comprendeva tamoxifene, modulatore selettivo del recettore estrogenico (SERM), o un inibitore dell’aromatasi (letrozolo, anastrozolo o exemestane), o una sequenza di questi farmaci.

Nei 5 anni dello studio queste pazienti sono state sottoposte in maniera casuale a un’altra delle seguenti terapie: 5 anni di letrozolo somministrato continuativamente (2,5 mg per via orale al giorno) o 5 anni di letrozolo intermittente (2,5 mg per via orale al giorno, assunto per i primi 9 mesi negli anni 1-4, e poi continuamente per 12 mesi nell’anno 5).
Confrontando i dati si è visto che le due terapie hanno la stessa capacità di protezione delle donne da recidiva. Il secondo gruppo ha però avuto meno effetti collaterali e quindi una qualità di vita più alta.

Marco Colleoni (nella foto), direttore della Divisione di Senologia Medica dell’Istituto Europeo di Oncologia, ha così commentato: «si tratta dello studio più grande disponibile oggi sulla possibile riduzione, la cosiddetta “de-escalation”, della terapia endocrina precauzionale prolungata.
I risultati forniscono informazioni clinicamente importanti sulla somministrazione intermittente, che si conferma come un’opzione interessante per le pazienti: chi soffre particolarmente degli effetti collaterali della terapia endocrina prolungata, può beneficiare di interruzioni temporanee del trattamento».

Stefania Somaré

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