PNE 2025: migliora la qualità sanitaria, ma persiste il divario Nord-Sud

Il Programma Nazionale Esiti – PNE di AGENAS del 2025 a dieci anni dal DM 70/2015, conferma un miglioramento complessivo della qualità e della sicurezza delle cure nel SSN. Il sistema rimane tuttavia fortemente segnato da diseguaglianze territoriali, specialmente sui volumi chirurgici complessi e sull'appropriatezza in area materno-infantile.

L’edizione 2025 del Programma Nazionale Esiti (PNE) si inserisce in un momento di bilancio, a distanza di dieci anni dall’entrata in vigore del DM 70/2015, norma che ha introdotto standard quantitativi per la riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera. Complessivamente, il sistema sanitario dimostra di essere in grado di migliorare laddove vengano fissati riferimenti normativi precisi e dispositivi di valutazione che indirizzino il cambiamento verso obiettivi misurabili.

La struttura del PNE

Il PNE ha ampliato il suo spettro, arrivando a contare 218 indicatori. Se 189 si concentrano sull’assistenza ospedaliera (67 esito-processo, 101 volume, 21 ospedalizzazione), l’assistenza territoriale viene valutata indirettamente tramite 29 indicatori che analizzano l’ospedalizzazione evitabile (14), gli esiti a lungo termine (11) e gli accessi impropri in Pronto Soccorso (4). Il PNE si offre come uno strumento strategico per la governance sanitaria, sostenendo la programmazione a livello nazionale e fornendo dati per il governo clinico a livello locale.

Concentrazione dei volumi: il bivio della chirurgia complessa

La concentrazione dei casi complessi in centri ad alto volume è un indice cruciale di qualità, e il PNE 2025 rileva un quadro misto, con forti disparità che ricalcano il divario Nord-Sud.

Si registrano eccellenti progressi nella concentrazione chirurgica per i tumori più frequenti: nel tumore della mammella, ad esempio, la casistica trattata in strutture ad alto volume ha raggiunto il 90% nel 2024 (era al 72% nel 2015); nel tumore della prostata e del polmone, sono stati notati miglioramenti significativi, con tassi di concentrazione saliti all’82% e all’83%, rispettivamente.

Tuttavia, emergono criticità gravi nelle patologie più complesse: nelle resezioni pancreatiche, sebbene la media nazionale di concentrazione in centri ad alto volume sia salita al 54%, nelle regioni del Sud e nelle Isole solo il 28% della casistica è trattato in queste strutture; negli interventi sul retto, la situazione mostra addirittura un peggioramento a livello nazionale (dal 30% al 22% in centri ad alto volume), con standard di assistenza uniformemente peggiori su base geografica. Ancora, nel bypass aorto-coronarico, la casistica risulta fortemente frammentata, con una riduzione dei centri che superano la soglia minima di 200 interventi/anno (da 23 nel 2015 a 15 nel 2024).

Tempestività, esiti e appropriatezza

L’equità del SSN è messa in discussione dalla marcata variabilità territoriale su due fronti cruciali: la tempestività di accesso alle cure salvavita e l’appropriatezza clinica.

Nell’Infarto Acuto del Miocardio – IMA, la tempestività per l’angioplastica coronarica (PTCA) entro 90 minuti mostra un miglioramento con un valore nazionale che si attesta al 63%. Emerge purtuttavia una “spiccata variabilità territoriale” con valori peggiori al Sud. Analogamente, l’intervento per la frattura del collo del femore in pazienti ultra65enni entro 48 ore ha raggiunto il 60%, ma molte regioni del Meridione restano sotto lo standard.

Con riguardo all’area materno infantile, persistono forti differenze Nord-Sud riguardo all’appropriatezza clinica in area perinatale. I tagli cesarei primari risultano in lieve calo (dal 25% al 22%), ma mentre il Nord si avvicina agli standard OMS (15%), il Sud presenta valori mediani spesso superiori al 25%.

Nonostante i divari, i dati sugli esiti operatori sono confortanti: la mortalità a 30 giorni per il bypass aorto-coronarico è scesa all’1,5% (sotto la soglia del 4%), e anche per gli interventi su valvole cardiache, la mortalità si attesta al 2%, pur con criticità in alcune regioni del Meridiano.

Assistenza territoriale: segnali di debolezza e aree rosse

La valutazione indiretta dell’assistenza territoriale, tramite le ospedalizzazioni evitabili, mostra segnali contrastanti. Se le ospedalizzazioni per BPCO risultano in calo (1,4% nel 2024), il tasso di ricovero per scompenso cardiaco rimane stabile (2,5%).

Ancora, il tasso di ospedalizzazione per amputazione degli arti inferiori in pazienti diabetici – un indicatore chiave della qualità delle cure territoriali – risulta stabile ma con valori più elevati e maggiore variabilità al Sud e nelle Isole.

Per l’ictus ischemico, la mortalità a 1 anno, pur tornando ai livelli pre-pandemici, continua ad evidenziare un significativo gradiente Nord-Sud con risultati peggiori al Sud.

Il Rapporto ha inoltre identificato 198 strutture da sottoporre ad audit, principalmente a causa di risultati di livello “molto basso” in almeno un indicatore di processo o di esito negli ultimi due anni. Questo dato, sebbene in miglioramento rispetto all’anno precedente, evidenzia la necessità di interventi mirati e di un monitoraggio costante per garantire l’omogeneità dei livelli di assistenza in tutto il Paese.

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