Rapporto Sanità, l’eccellenza della Provincia Autonoma di Trento

Il “Rapporto Sanità – Provincia Autonoma di Trento”, realizzato dal Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (Crea Sanità) dell’Università degli Studi Tor Vergata di Roma, analizza le caratteristiche e le dinamiche del sistema sanitario trentino, contestualizzandole nel panorama nazionale.

«Ci conforta il fatto», ha esordito Ugo Rossi, presidente della Provincia Autonoma di Trento, nell’aprire i lavori del convegno, «che la qualità di vita sia unanimemente riconosciuta e percepita sul nostro territorio. Gli indicatori ci dicono che il nostro sistema sanitario funziona e, al contempo, ci pongono in cima alle classifiche nazionali, in linea con le migliori performance europee. Per una Provincia Autonoma è necessario avere garanzia e certezza che le politiche messe in atto per welfare e sanità siano sostenibili nel tempo. Non possiamo contare su investimenti dello Stato e, sebbene questo sia stato un vantaggio, dobbiamo mantenere il tutto all’interno di una traiettoria di sostenibilità anche in futuro. Al contempo dobbiamo capire se il costo maggiore per la sanità, in termini di spesa pro capite, sia associato a una risposta qualitativa, soddisfacente e sostenibile. Secondo il Rapporto, questi due percorsi, qualità ed efficienza dei costi, nella sanità trentina sono sotto controllo».

Ha aggiunto Luca Zeni, assessore alla Salute e Politiche Sociali della Provincia Autonoma di Trento: «abbiamo un sistema con fondamenta solide, grazie anche ad anni di investimenti nella sanità da parte delle istituzioni locali. Un esempio sono le riforme in atto: dalla riforma del rapporto tra ospedale e territorio allo “spazio argento” per gli anziani, dalla prevenzione all’uso delle tecnologie, come la cartella clinica del cittadino TreC e la recente app TrentinoSalute+».

Paolo Bordon, direttore generale dell’Apss, ha sottolineato che «l’Apss è sempre impegnata per garantire qualità assistenziale e ottimale risposta alle esigenze della popolazione. La riorganizzazione per processi, l’attivazione dei posti letto di cure intermedie, l’avvio delle aggregazioni funzionali territoriali, l’attivazione di percorsi e reti (come il percorso nascita, il percorso fast track, le reti emergenza-urgenza, cure palliative per adulti e bambini, la rete demenze e la rete breast unit) sono esempi delle attività che stanno impegnando l’azienda sanitaria per garantire efficienza, efficacia e qualità del nostro servizio sanitario provinciale».

Federico Spandonaro e Daniela D’Angela, rispettivamente presidente e responsabile dell’area Hta, Pdta e dispositivi medici di C.R.E.A. Sanità dell’Università degli Studi Tor Vergata di Roma, illustrano più nel dettaglio il Rapporto Sanità relativo alla Provincia Autonoma di Trento.
«Il servizio sanitario della Provincia Autonoma di Trento è sintetizzabile in 5 fattori caratteristici:
1. Favorevoli condizioni socio-economiche, con una popolazione in media più giovane, istruita e benestante rispetto al resto d’Italia, ma anche in uno stato di salute migliore: condizioni che in futuro dovranno confrontarsi con un rapido invecchiamento e una crescita in termini numerici.
2. Un finanziamento della salute pubblica significativamente maggiore rispetto alla media nazionale e orientato a promuovere l’integrazione socio-sanitaria, realizzando livelli di tutela superiori a quelli garantiti dai LEA a livello nazionale.
3. Livelli di offerta, specie in ambito riabilitativo e residenziale, più alti rispetto alla media nazionale.
4. Una spesa sanitaria pubblica e privata superiore alla media nazionale ma coerente con l’equilibrio finanziario pubblico e con i livelli di sviluppo economico della Provincia.
5. In generale, una buona efficienza nell’erogazione dei servizi, con punte di eccellenza come l’assistenza farmaceutica, e una buona tutela pubblica della salute (limitato impatto sui bilanci delle famiglie).

I trentini hanno una speranza di vita alla nascita e a 65 anni superiore alla media nazionale – rispettivamente 6.7 e 1.1 anni – e in progressivo miglioramento.
Anche in termini di disabilità si delinea un quadro migliore di quello nazionale: la speranza di vita senza limitazioni nelle attività quotidiane, a 65 anni, è di 10.9 anni, superiore sia a quello della Provincia Autonoma di Bolzano (9.5 anni) sia a quello nazionale (9.8 anni).

Nel 2016, un cittadino trentino poteva sperare di vivere senza malattie invalidanti fino a 65.5 anni, ben 6.7 anni in più rispetto alla media dei suoi connazionali, con un incremento di 3.1 anni negli ultimi 4 anni.

Dal punto di vista economico, tra 2013 e 2016, il finanziamento pro capite per la sanità trentina è aumentato 377,4 euro: una crescita molto più sostenuta rispetto alle altre aree del Paese. Tale incremento, a partire dal 2015, è ascrivibile al Fondo per l’Assistenza Integrata (FAI), quindi a una scelta di politica sanitaria deputata a sviluppare il settore dell’integrazione socio-sanitaria, realizzando un’estensione dei LEA garantiti a livello nazionale.

Si delinea un modello assistenziale ad alta intensità infermieristica: 1.4 unità di personale infermieristico per posto letto nelle strutture di ricovero pubbliche, a fronte di 1.2 della media nazionale; pari alla media nazionale sono invece le unità di personale medico per posto letto (0.5 medici per posto letto).
Gli elevati livelli di servizio erogati qui descritti, in particolare nell’ambito dell’integrazione socio-sanitaria, sono tra i principali determinanti degli elevati livelli di spesa sanitaria provinciale, insieme a fattori specifici come quelli legati alle caratteristiche orografiche del territorio.

La spesa sanitaria pubblica pro capite è di 2.160,2 euro, il 16.8% in più della media nazionale, il 13.9% in più di quella della ripartizione di appartenenza e il 6.4% in meno di quella della Provincia Autonoma di Bolzano.

Si aggiunga, poi, che la spesa sanitaria privata, seppur elevata, è minore di quanto ci si potrebbe aspettare sulla base dei livelli medi di reddito delle famiglie trentine.
Risultato che conferma come il livello di tutela pubblica della salute è alto, salvaguardando anche i bilanci delle famiglie. Infatti, il Trentino Alto Adige, registra la più bassa quota sia di famiglie impoverite per le spese sanitarie out of pocket sia di famiglie con disagio economico per sostenere queste spese».

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