Screening neonatale: ora la legge può essere applicata

Screening neonatali: ora la legge può essere applicataIl decreto ministeriale del 13 ottobre 2016 recante “Disposizioni per l’avvio dello screening neonatale per la diagnosi precoce di malattie metaboliche ereditarie”, entrato in vigore nel novembre dello stesso anno, potrà ora essere trasformata in realtà.

L’Istituto Superiore di Sanità ha infatti annunciato di aver completato la mappatura italiana dei Centri di screening presenti sul territorio nazionale.

La mappatura, cui hanno contribuito le Regioni, è stata coordinata dal Centro Nazionale Malattie Rare, braccio operativo del Centro di coordinamento degli screening la cui sede è proprio l’Istituto Superiore di Sanità.
Dai dati raccolti si è desunto che il numero di Centri competenti è sufficiente ad avviare lo screening neonatale a livello nazionale. Quel che serve è senza dubbio una riorganizzazione degli stessi e degli accordi tra Regioni.

Per esempio, ben 14 dei centri censiti hanno una spettrometria di massa tandem: un numero sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale. Essendo però presenti in 12 Regioni, occorre che ci siano accordi per l’utilizzo da parte anche delle Regioni che ne sono sprovviste.

Un altro dato interessante è che 18 dei 21 centri esistenti hanno già implementato la normativa, mentre i restanti 2 stanno avviando gli accordi interregionali necessari.
Tutto è quindi pronto per dare il via alle operazioni di screening.

Angelo Del Favero, direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità, ha dichiarato: «l’organizzazione messa in piedi per l’applicazione di questo decreto ha funzionato come una vera e propria squadra a servizio della salute. La collaborazione preziosa delle Regioni ha reso possibile una mappatura delle strutture necessarie per poter operare in sinergia anche a livello interregionale e applicare efficacemente la legge in tutto il Paese.

Sono stati già erogati i fondi a tutte le Regioni e, trattandosi di finanziamenti vincolati a questo obiettivo, alle strutture interessate non resta che richiederli, qualora queste non l’abbiano già fatto. Siamo pronti ad applicare il decreto, che rappresenta un modello di cooperazione efficace per realizzare politiche di equità nell’accesso alla salute. Continueremo a lavorare adesso per definire gli standard qualitativi che dovranno essere uguali nell’intero Paese e per mettere a punto definitivamente la macchina organizzativa».

Stefania Somaré

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