Sicurezza in ospedale: al via un progetto pilota a Milano

Sicurezza in ospedale: al via un progetto pilota a Milano
Giulio Gallera

Negli ultimi tempi le cronache hanno spesso parlato di personale medico aggredito da pazienti, soprattutto in Guardia Medica.

I casi però non mancano anche nei Pronto Soccorso e addirittura tra le corsie ospedaliere.
Per permettere ai medici di lavorare in sicurezza e rendere più sicura anche la degenza dei pazienti negli ospedali milanesi Regione Lombardia ha avviato un progetto pilota che coinvolge l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, l’assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato, e il questore di Milano, Marcello Cardona.
I tre, insieme al presidente della Regione Attilio Fontana, hanno incontrato lo scorso 24 luglio i direttori degli ospedali di Milano e Provincia per discutere del progetto, con il quale si intende trovare modo di identificare le necessità di ogni struttura per intervenire in modo specifico, creando un modello che possa poi essere esteso a tutta la Regione.
L’obiettivo è individuare entro dicembre le misure da adottare in ogni ospedale del milanese.

Nel corso della presentazione, Gallera ha sottolineato: «la sicurezza nei nostri ospedali è un tema delicato e complesso e sta creando difficoltà alle nostre strutture sanitarie.
Stiamo studiando come intervenire a tutela dei malati e dei degenti, degli operatori aggrediti da persone che sostano nei pronto soccorso o negli anfratti e del personale aggredito dai pazienti.
Abbiamo trovato grande disponibilità da parte del questore di Milano, Marcello Cardona, che si è messo a disposizione per dare un significativo aiuto a risolvere il problema. Milano vuole essere un incubatore e un modello.
Vogliamo trovare soluzioni specifiche per ciascun ospedale perché ognuno ha necessità e peculiarità proprie».

Da sottolineare che è il primo esperimento di questo genere in Italia. Lo ha ricordato l’assessore De Corato, che ha poi fatto alcuni esempi di interventi possibili: «si tratta di un incontro eccezionale, il primo del genere in Italia. Bisogna cambiare mentalità nell’affrontare questo problema e lo faremo con misure concrete a partire, per esempio, dall’installazione di colonnine o pulsanti di SOS collegate direttamente alle centrali operative. Stiamo pensando di coinvolgere anche poliziotti e carabinieri in pensione o in congedo, oltre a guardie private.
Stiamo anche cercando di estendere anche agli ospedali la possibilità di partecipare ai bandi per la videosorveglianza, in modo da rendere ancora più sicure le strutture».

Stefania Somaré

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here