Tumore al seno, all’utero e isterectomia: i migliori centri italiani

Tumore al seno, all'utero e isterectomia: i migliori centri italiani
Paolo Veronesi

Una diagnosi di tumore spaventa la donna e i suoi famigliari ed è importante saper guidare la paziente nella scelta del migliore centro al quale rivolgersi per le cure.
Come per ogni altra patologia, ciò che deve guidare sono i dati oggettivi, tra cui è essenziale il volume degli interventi che una struttura sanitaria effettua ogni anno: è provato che questo indicatore va di pari passo con il successo dell’intervento.

Iniziamo ad analizzare il tumore al seno.
Sono 498 le strutture pubbliche o accreditate che eseguono intervento su questo tipo di tumore, in Italia, e di queste il 43% è al Nord, il 21% al Centro e il 36% al Sud. A fronte di queste percentuali, il 55% degli interventi viene eseguito al Nord, il 23% al Centro e il 22% al Sud.
I centri con i maggiori volumi di attività per il tumore alla mammella si trovano al Nord. In questo ambito, il primato va allo IEO di Milano. Occorre però sottolineare che, sebbene con miglioramenti indicati dal Piano Nazionale Esiti, solo 140 delle 498 strutture che eseguono intervento sul tumore al seno raggiungono la soglia minima di volume indicata dal Ministero della Salute. Paolo Veronesi commenta: «si tratta di una percentuale molto bassa. Nelle 140 strutture in linea con i parametri fissati, però, si concentra il maggior volume di attività. È intuibile che negli altri centri si facciano davvero pochi interventi. Va da sé che strutture che eseguono 10 interventi all’anno non possono offrire le stesse garanzie di quelli che ne fanno 200 o 2000».

Se si considera invece il tumore all’utero, per lo più dell’endometrio, le strutture che eseguono intervento sono 409 lungo lo stivale: anche in questo caso la maggioranza sta al Nord (49%) ed eseguono il maggior numero di interventi sul totale (52%), mentre il 21% delle strutture si trova al Centro (con 25% di interventi) e il restante 31% al Sud, con la minor percentuale di interventi, pari al 23%.

Simile la fotografia per l’isterectomia, eseguita in 599 strutture pubbliche o accreditate. Ancora una volta la maggioranza dei centri si trova al Nord (41%) ed esegue più della metà di tutti gli interventi nazionali (53%).
Al Centro ci sono invece il 21% delle strutture che operano il 20% dei casi, mentre al Sud c’è il 38% delle strutture per il 27% degli interventi eseguiti. Se vogliamo parlare di primati, sia per il tumore all’endometrio che per l’isterectomia la coppa d’oro va alla Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma. Anche quando si parla di prevenzione, meglio evitare di affidarsi al primo che capita.

Gli screening per il tumore alla mammella iniziano dai 49 anni, con la mammografia. Prima conviene muoversi su base volontaria, perché sono in aumento i casi in donne più giovani. Il suggerimento degli esperti è di iniziare a usare l’ecografia alla mammella intorno ai 35 anni, se non si hanno casi di tumore al seno in famiglia.

Altrimenti l’età scende a 25-30 anni. E dai 40 bisogna associare anche la mammografia. Ma come orientarsi? Paolo Veronesi suggerisce: «meglio scegliere fin da subito ospedali e centri diagnostici che offrono prestazioni di buon livello e dispongano di strumentazione adeguata: la mammografia, per esempio, dev’essere digitale e preferibilmente tridimensionale, meglio se con tomosintesi – una tecnologia di ultima generazione che permette lo studio stratigrafico della mammella. L’ecografia, invece, dev’essere effettuata con sonde ad alta frequenza possibilmente dallo stesso radiologo che esegue la mammografia. È una garanzia di qualità».

Ovviamente la stessa attenzione va posta anche per il tumore all’utero.
Informazioni che il medico di medicina generale deve fare proprie per accompagnare le proprie assistite nel miglior iter di prevenzione prima e, se necessario, di cura poi.
La classifica completa dei primi cinque ospedali per volumi di attività relativi ai tre interventi si trova sul sito www.doveecomemicuro.it.

Stefania Somaré

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