Tumori alla tiroide: nuovo metodo per la diagnosi

Tumori alla tiroide: nuovo metodo per la diagnosiIl numero di soggetti con noduli alla tiroide sta aumentando in tutti i Paesi ad alto tenore di vita. In concomitanza sono in aumento anche le diagnosi di tumori tiroidei, o adenocarcinomi, e i corrispettivi interventi di asportazione.
Esistono diverse forme di adenocarcinomi: il più frequente è quello papillare (75%), seguito da quello follicolare (15%) e da forme che colpiscono le cellule tiroidee che non producono ormoni, detto midollare (5%). Di norma questi tumori hanno una evoluzione lenta, anche se esiste una forma molto aggressiva, il carcinoma anaplastico della tiroide, che tende a dare anche metastasi in modo precoce.

L’attuale metodo per classificare questi adenocarcinomi è detto TNM e tiene conto della dimensione del tumore (T), della presenza o meno di linfonodi coinvolti (N) e della presenza o meno di metastasi a distanza (M). Di norma sotto i 45 anni ci si aspetta di avere 2 stadi a gravità crescente, mentre dopo i 45 anni gli stadi diventano 4.
È ovvio che più la diagnosi è precisa e precoce, meglio il paziente può essere curato. In questi casi il trattamento di elezione è l’asportazione della tiroide.

Un team di ricercatori dell’Istituto di struttura della materia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ism-Cnr), in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, la Thermo Fisher Scientific di Milano e la Fondazione Alberto Sordi, ha ideato e proposto un nuovo metodo diagnostico, basato sulla microscopia Raman di ultima generazione, affiancata a indagini istopatologiche.

Julietta V. Rau, ricercatrice dell’Ism-Cnr e prima autrice dello studio, spiega: «secondo la recente letteratura scientifica, in una parte dei pazienti si potrebbero evitare soluzioni chirurgiche, in particolare per le lesioni follicolari della tiroide e, in alcuni casi, per i piccoli carcinomi. Si tratta di una questione di sanità pubblica su scala globale che coinvolge soprattutto i Paesi ad alto reddito e che ha spinto una rimodulazione delle linee guida del settore.

Attraverso una tecnica combinata di microscopia e spettroscopia di ultima generazione (Raman) siamo riusciti a distinguere meglio e classificare i tessuti sani da quelli neoplastici e a discriminare le neoplasie follicolari tra forma maligna (carcinoma) e benigna (adenoma), con un’accuratezza diagnostica di circa il 90%. La tecnica utilizzata è già stata sperimentata per la diagnosi di altri tumori ed è in grado di attribuire specifiche caratteristiche biochimiche ai tessuti tiroidei osservati al microscopio».

Lo studio Proof-of-concept Raman spectroscopy study aimed to differentiate thyroid follicular patterned lesions; Rau JV, Fosca M, Graziani V, Taffon C, Rocchia M, Caricato M, Pozzilli P, Onetti Muda A, Crescenzi A. Sci Rep. 2017 Nov 2;7(1):14970; doi: 10.1038/s41598-017-14872-1 è stato recentemente pubblicato sulla rivista Scientific Reports ed è il primo passo verso l’uso di questa tecnica nella pratica clinica, per valutare la necessità o meno di un intervento. Proprio in questo aspetto risiede l’importanza dello studio.

Anna Crescenzi, direttore dell’Unità Operativa complessa di Anatomia patologica del Campus Bio-Medico e principal investigator della ricerca conferma: «l’importanza dello studio consiste nel fatto che, attualmente, per decidere se un paziente con nodulo tiroideo necessiti di intervento chirurgico o possa essere seguito clinicamente, si utilizzano ecografia e agoaspirato, due strumenti diagnostici che nelle lesioni follicolari non sono discriminanti. Questa situazione si verifica in circa il 20% dei noduli sottoposti ad agoaspirato. Pertanto, questi pazienti ricevono un intervento chirurgico a fini diagnostici che in più della metà dei casi poteva essere evitato».

Un intervento che porta disagio al paziente, che da quel momento dovrà seguire una terapia ormonale sostitutiva, e anche alle borse del sistema sanitario.

Stefania Somaré

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