Lunghezza 25,9 mm, diametro 6,7 mm e peso 1,75 gr: sono le dimensioni del pacemaker leadless, il più piccolo al mondo per la gestione della bradiaritmia. Una dimensione che consente un impianto privo di tagli e sanguinamenti, effettuato per via percutanea passando dalla vena femorale destra: un intervento che riduce molto i rischi di infezione e sanguinamento, estendendone l’uso anche a pazienti in terapia anticoagulante e a quelli che soffrono di fibrillazione atriale.

Due di questi pacemaker sono stati impiantati presso il Reparto di Cardiologia del Nuovo Ospedale degli Infermi di Ponderano, in provincia di Biella.
A condurre gli interventi, lo staff del dottor Biondino Marenna, dirigente medico della Struttura Complessa Cardiologia – UTIC dell’Asl di Biella, che è stato guidato dal dottor Massimo Mantica, dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio di Milano (Gruppo San Donato), intervenuto in veste di tutor indicato dall’azienda produttrice.

Spiega Marenna: «il pacemaker tradizionale richiede l’impianto di un elettrocatetere attraverso una vena che decorre in corrispondenza della spalla e che, successivamente, viene collegato al generatore di impulsi posizionato in regione sottoclaveare e nel sottocute. Questo procedimento richiede un’incisione di circa 6-7 centimetri e può esporre il paziente a complicanze, soprattutto di sanguinamento locale e infezioni».

Il nuovo pacemaker aderisce invece alla parete cardiaca con degli appositi uncini ed entra in azione in caso di necessità. Inoltre, l’intervento di impianto è più veloce rispetto a quello tradizionale, con durata di 30-45 minuti.

Stefania Somaré

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