La medicina personalizzata e di precisione implica anche essere in grado di stratificare, all’interno di una popolazione di pazienti affetti da una data patologia, coloro che più beneficerebbero da un dato intervento terapeutico. Ciò è vero anche in cardiologia.

Un recente studio multicentrico internazionale, coordinato dal Centro Cardiologico Monzino di Milano, ha indicato la via per riconoscere, tra i pazienti affetti da cardiomiopatia dilatativa idiopatica, quelli a maggior rischio di sviluppare eventi aritmici.

Tradizionalmente, per fare questa selezione si utilizzano gli esiti dell’ecocardiogramma, che misura la “frazione di eiezione”, cioè quanto sangue viene espulso dal ventricolo sinistro a ogni battito.
Questa metodica però non è sempre efficace: per esempio, lo studio DERIVATE ha dimostrato che circa 1/3 dei pazienti individuati con ecocardiogramma ha in realtà un basso rischio di sviluppare eventi aritmici… di contro, alcuni tra coloro che vengono “scartati” perché hanno una frazione di eiezione non patologica, alla fine muoiono di morte improvvisa legata a un evento aritmico.

Occorre quindi individuare uno strumento di stratificazione del rischio più preciso: lo studio coordinato dall’ospedale lombardo ha indicato la risonanza magnetica.
Questa permetterebbe di studiare più parametri del cuore, dando esiti più precisi e permettendo di impiantare il defibrillatore in soggetti che ne possono godere appieno. Principal Investigator dello studio è il dottor Gianluca Pontone, direttore del Dipartimento di Imaging Cardiovascolare del Centro Cardiologico Monzino.

Stefania Somaré

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