Formazione infermieristica, escape room per stimolare l’empatia

L’umanità e la capacità di tessere relazioni positive sono caratteristiche che chi lavora in ambito sanitario dovrebbe possedere, perché parti integranti di un percorso terapeutico efficace, capace di far sentire il paziente e la sua famiglia in buone mani.
Tuttavia, esistono ancora patologie e condizioni di salute segnate da stigma sociale, come nel caso delle malattie psichiatriche o di quelle sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate.

Un team di ricerca afferente all’Università di Almeria, in Spagna, ha proposto l’uso di escape room digitali come strumenti formativi per aumentare la capacità degli studenti in Scienze Infermieristiche, in particolare, di entrare in empatia con i pazienti psichiatrici. È provato che i videogiochi sono altamente dinamici ed emotivamente coinvolgenti e possono favorire l’acquisizione di varie competenze.

Lo studio ha coinvolto 253 studenti in Scienze Infermieristiche, 138 inseriti nel gruppo di studio e 115 in quello di controllo, con l’intento, appunto, di valutare le potenzialità delle escape room di migliorare l’approccio al paziente psichiatrico e aumentare le performance universitarie e le abilità cooperative tra gli studenti.

Il gioco proposto (No Memories), per essere risolto, richiede ai giocatori di ricordare perfettamente chi sono e dove sono. Tuttavia, di scena in scena, il giocatore capisco di essere affetto da grave patologia mentale, con conseguenti difficoltà.
L’attività formativa ha una durata di 60 minuti circa. Gli studenti del gruppo di studio sono stati divisi in team da 4 per favorire lo sviluppo di skill di comunicazione e cooperazione.

Gli eventuali cambiamenti avvenuti nella percezione del paziente psichiatrico sono stati tracciati con un questionario, al quale ogni partecipante ha risposto prima di iniziare la sessione formativa, subito dopo e a distanza di 6 mesi, per valutare se la escape room possa favorire cambiamenti a lungo termine.
Il questionario è stato proposto anche al gruppo di controllo, che invece ha seguito una lezione tradizionale sulla malattia mentale e sulle esigenze di chi ne soffre.

La successiva analisi delle risposte ha consentito di osservare un netto miglioramento negli score di stigmatizzazione per il gruppo di studio, con valori medi che passano da 48.15 a 35.78.
Gli autori hanno valutato cambiamenti di percezione rispetto alla pericolosità di questi pazienti, sondando anche il senso di solidarietà, coercizione ed esclusione che questi generano. Tutti aspetti che sembrano migliorare grazie alla escape room. Il controllo a 6 mesi, tuttavia, ha mostrato un lieve passo indietro nell’approccio.

Lungi dal voler offrire una soluzione definitiva, lo studio mostra un possibile strumento per migliorare la percezione verso i pazienti psichiatrici e far crescere i sentimenti di accoglienza e cura.
Questo strumento è facilmente integrabile ai percorsi tradizionalmente usati nei corsi universitari. Il gruppo di ricerca intende ora proseguire il proprio lavoro sia ampliando il campione di studenti sui quali valutare gli esiti dell’escape room sia analizzando l’efficacia di un metodo che integri l’escape room nel percorso di studi.

(Lo studio: Rodríguez-Ferrer, J.M., Manzano-León, A., Fernández-Jiménez, C. et al. The use of digital escape rooms in nursing education. BMC Med Educ 22, 901 (2022). https://doi.org/10.1186/s12909-022-03879-6)

Stefania Somaré

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