Nel quadro del progetto Covid Intensive Care e del Piano di Riorganizzazione della rete ospedaliera, promossi dalla Regione Emilia-Romagna per fronteggiare l’emergenza pandemica, spicca la realizzazione di due nuove strutture hub presso i principali ospedali di Modena, dedicate alle cure intensive dei pazienti Covid-19.

(credit: Politecnica – Ingegneria e Architettura)

Si tratta di edifici prefabbricati, progettati e costruiti in tempi record all’interno dei complessi ospedalieri, dotati di ambienti di ricovero, spazi di supporto, impianti e tecnologie in grado di garantire la piena funzionalità a 30 posti letto di Terapia Intensiva (Policlinico di Modena) e a 18 posti letto di Terapia Intensiva (Ospedale Civile Baggiovara).

La progettazione e la direzione dei lavori sono stati effettuati a titolo gratuito dalla società di progettazione Politecnica – Ingegneria e Architettura – una delle principali realtà nazionali attive nel settore dell’edilizia ospedaliera – in stretta collaborazione con il personale sanitario e tecnico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.

Progetto e costruzione

Ing. Francesco Frassineti, Politecnica – Ingegneria e Architettura

L’ing. Francesco Frassineti è stato referente per i rapporti con il committente, responsabile della progettazione impiantistica e direttore dei lavori di entrambi gli hub: «Abbiamo voluto dare un contributo concreto alla comunità, donando questi progetti alle strutture ospedaliere di Modena – città nella quale è nata e si è sviluppata la nostra società – e che è stata particolarmente colpita dall’epidemia, specie durante lo scorso autunno.

Abbiamo lavorato fin da subito in tempi strettissimi, praticamente senza sosta, per permettere all’AOU di bandire le gare e realizzare i progetti entro i termini previsti dall’amministrazione regionale. I cantieri sono stati completati prima dell’inizio dell’estate, in modo da consentire l’allestimento e l’attivazione dei nuovi spazi con arredi e tecnologie pronte per accogliere i pazienti».

Quali soluzioni sono state messe in campo per raggiungere l’obiettivo?
«Gli hub sono sostanzialmente dei reparti di Terapia Intensiva aggiuntivi, che svolgono un ruolo di “polmone” rispetto agli ospedali esistenti, in modo da permetterne – per quanto possibile – il regolare funzionamento al servizio dei pazienti non affetti da Covid-19. A seconda dei casi, gli hub sono situati in prossimità del Pronto soccorso e della Diagnostica per immagini, perciò in presenza di numerose interferenze funzionali e tecniche.

Lo scarso tempo a disposizione ha reso necessario il ricorso a tecniche costruttive prefabbricate (carpenteria metallica per le strutture, pannelli di tamponamento stratificati, ecc.), assemblate prevalentemente a secco, allacciandosi ove possibile alle reti impiantistiche esistenti. In corso d’opera non sono mancate difficoltà e disagi, ma tutti i soggetti coinvolti hanno lavorato con grande spirito di dedizione e collaborazione.

Il risultato sono due edifici che, sotto i profili funzionale, prestazionale, della dotazione impiantistica e tecnologica e, in ultima istanza, dell’accreditamento, sono equiparabili alle costruzioni tradizionali. Ciascuno dei reparti realizzati consente la gestione del regime delle pressioni aerauliche, in modo da consentirne l’impiego nel caso di pazienti infettivi e/o immunodepressi, ed è dotato di camere ad alto bio-contenimento».

L’assetto spazio-funzionale

Arch. Claudia Romero, Politecnica – Ingegneria e Architettura

La progettazione funzionale e architettonica delle nuove terapie intensive modenesi è stata curata dall’arch. Claudia Romero, Chief Architect PLT Healthcare Division di Politecnica – Ingegneria e Architettura: «Entrambi gli hub sono di tipo modulare, perciò concepiti secondo un’organizzazione spazio-funzionale simile.

L’hub dell’ospedale di Baggiovara è composto da un unico modulo da 18 p.l. ed è direttamente collegato con il Pronto soccorso. L’hub del Policlinico di Modena è invece composto da 2 moduli, da 17 e da 13 p.l., e comunica con la Diagnostica per immagini esistente, per facilitare lo spostamento dei pazienti in caso di accertamenti radiologici e di procedure bronco-endoscopiche.

Ogni modulo è articolato attorno a un ampio open space, con letti disposti lungo le pareti equipaggiati di tutte le tecnologie medicali necessarie, serviti da sollevatori per i pazienti e per la movimentazione di macchine pesanti come il “rene artificiale”.

La fascia centrale è dedicata al lavoro del personale e dispone di postazioni a banco parallele, rivolte verso i letti. In particolare, l’open space dell’hub del Policlinico non presenta strutture portanti intermedie, perciò lo spazio interno è completamente libero da vincoli.

In entrambi i casi il collegamento alla struttura ospedaliera avviene attraverso un corridoio, che attraversa l’area posta in testa al reparto – distribuendo i principali locali di supporto (sala controllo, caposala, sala riunioni, cucinetta, deposito pulito, ecc., più gli spogliatoi con spazi dedicati alla vestizione e svestizione del personale) – e procede fino all’ingresso degli open space.

Sul lato opposto si trovano rispetto agli spazi di supporto si trovano:

  • il deposito sporco con vuotatoio, comunicante con l’esterno
  • i locali tecnologici (sottostazioni degli impianti impianto idrico-sanitario e di ventilazione, più un generatore termofrigorifero nel caso dell’ospedale Baggiovara)».

Percorsi e processi

Alcuni aspetti progettuali sono stati oggetto di particolare attenzione.
«Le differenze rispetto a un tradizionale reparto di terapia intensiva sono numerose. Innanzitutto, gli accessi sono rigorosamente distinti: i pazienti sono sempre trasportati utilizzando lettighe ad alto bio-contenimento ed entrano attraverso una camera calda posta lungo il corridoio di collegamento. Lo stesso corridoio è perciò utilizzato anche per approvvigionare il reparto dall’interno dell’ospedale. Il personale medico e di servizio utilizza invece gli ingressi esterni, controllati da un citofono.

A valle degli spogliatoi del personale, i locali per la vestizione e svestizione del personale sono separati da una parete trasparente, in modo che la svestizione di un operatore – la fase durante la quale è più elevata la possibilità di contrarre l’infezione – possa essere controllata dai colleghi. Il passaggio dei materiali fra le aree di supporto e gli open space avviene attraverso filtro air-lock; allo stesso modo, fra il deposito sporco e l’esterno è presente un sistema di porte interbloccate.

I locali ad alto bio-contenimento sono preceduti da un filtro air-lock, per permettere il mantenimento di diversi regimi di pressione dell’aria, equipaggiato con un box a tenuta d’aria per il solo passaggio dei materiali sporchi. Le pareti sono realizzate con telai in metallo, con divisori in vetro o in materiale plastico trasparente rinforzato da una rete, per consentire la sorveglianza visiva da parte del personale situato all’esterno».

Quali esperienze avete maturato durante il progetto?
«In generale, per minimizzare la possibilità di trasmissione del virus all’interno degli spazi ospedalieri sono senz’altro necessari:

  • spazi adeguati a mantenere il più a lungo possibile un’adeguata distanza di sicurezza, fra personale sanitario e pazienti
  • impianti di ventilazione in grado di creare un flusso dell’aria costantemente orientato, dalla zona di lavoro verso le postazioni con i pazienti.

Queste condizioni strutturali e impiantistiche minime non sono però sufficienti a garantire la massima sicurezza del personale. Oltre a osservare scrupolosamente le regole igieniche – il lavaggio delle mani, ad esempio, è una pratica fondamentale per ridurre il rischio di contagio – è indispensabile un’attenta analisi dei processi e la redazione di protocolli operativi specifici, per ogni possibile attività e situazione.

L’insieme di spazi, impianti, regole igieniche e protocolli efficaci è il presupposto per un’articolazione più flessibile dello spazio terapeutico. Negli hub modenesi, per esempio, le operazioni di vestizione e svestizione potrebbero essere effettuate direttamente nell’area centrale dell’open space, che è già equipaggiata con tutto il necessario (tappetini adesivi, lavabi, cesti ecc.).

Il principale valore aggiunto di ogni progetto di edilizia sanitaria – conclude l’arch. Romero – consiste infatti nella capacità di offrire una gamma di opportunità alternative agli utenti, in modo da favorire un uso efficiente e versatile degli ambienti a seconda delle effettive necessità».

Efficienza, legalità e trasparenza

Ing. Gerardo Bellettato, SUAT Ausl di Modena e Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena

L’ing. Gerardo Bellettato, Direttore del Servizio Unico Attività Tecniche dell’Azienda USL e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, è stato Responsabile Unico del Procedimento per la realizzazione di entrambi gli hub: «Durante il periodo dell’emergenza, il SUAT ha gestito contemporaneamente tutti gli interventi negli ospedali della provincia, finalizzati alla riconfigurazione degli accessi, delle attese e dei locali destinati ad accogliere I pazienti Covid-19, implementando anche i sistemi per l’erogazione dell’ossigeno nei reparti, la cui richiesta si è giornalmente incrementata dall’inizio della pandemia fino alla fine di marzo 2020.

In pochi mesi abbiamo anche portato a termine i due procedimenti per la realizzazione degli hub, ampi complessivamente oltre 2.000 m2, i cui finanziamenti hanno superato in totale la cifra di 12 milioni di euro tra opere propedeutiche, realizzazioni e tecnologie biomediche.

Tutte le procedure per la ricerca delle offerte da parte delle imprese, chiamate a realizzare in tempi brevi simili interventi, per l’affidamento della realizzazione e per le conseguenti attività di collaudo e autorizzazione all’uso, sono state condotte nel rispetto sia delle norme sia delle deroghe concesse per questa emergenza, senza pregiudizio per la trasparenza degli atti e per il corretto utilizzo delle somme assegnate».

Giuseppe La Franca, architetto

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