Una review italiana prende in considerazione gli strumenti digitali a disposizione dei clinici per la gestione della fase acuta e post-acuta dello stroke, comprese le mobile app che potrebbero facilitare il monitoraggio del paziente una volta dimesso e rientrato a domicilio (Iodice F, Romoli M, Giometto B, Clerico M, Tedeschi G, Bonavita S, Leocani L, Lavorgna L; Digital Technologies, Web and Social Media Study Group of the Italian Society of Neurology. Stroke and digital technology: a wake-up call from Covid-19 pandemic. Neurol Sci. 2021 Jan 12:1–5. doi: 10.1007/s10072-020-04993-3. Epub ahead of print. PMID: 33433756; PMCID: PMC7801773).

Gli autori evidenziano che l’ambito della cura e monitoraggio dei pazienti con stroke è certamente uno di quelli in cui la telemedicina e l’uso della tecnologia digitale è più avanzata, grazie a un percorso intrapreso anni fa, ma non di meno la pandemia in corso può essere motivo di volano, per allargare ulteriormente questo uso.
Diversamente da altri ambiti medici, infatti, qui il terreno è già fertile e gli specialisti predisposti a utilizzare le nuove tecnologie dal momento che esistono evidenze certe che, una volta concluso il trattamento iperacuto, il telestroke è altrettanto efficace delle cure prestate in presenza e porta risultati molto simili.

Ciò è particolarmente utile per monitorare pazienti di aree remote o in casi di limitato accesso alle cure, ma può essere applicato anche in aree urbane o comunque altamente antropizzate per facilitare i pazienti, che non devono recarsi fisicamente presso la Stroke Unit, e le strutture sanitarie stesse.

L’elenco degli strumenti già utilizzati è ampio e va da app che permettono agli specialisti del settore di scambiarsi immagini e informazioni cliniche, sostenendone di fatto le scelte di trattamento, ai sistemi di telerobotica che consentono di effettuare i trattamenti in emergenza su pazienti con stroke a distanza, il che risulta ora di particolare rilevanza per ridurre il contatto del paziente con gli operatori sanitari: questo è infatti il classico caso in cui non si può sottoporre il paziente a tampone per accertarsi della sua positività o meno al Covid-19, perché bisogna intervenire nel più breve tempo possibile.

Da non dimenticare sono poi i sistemi già disponibili su smartphone che consentono di effettuare valutazione di presenza o meno di fibrillazione atriale, una delle principali cause di stroke cardioembolico e, probabilmente, anche delle recidive: si può utilizzare la fotopletismografia su smartphone oppure un elettrocardiogramma non invasivo, dai cui segni si può individuare in tempo reale la fibrillazione atriale, ma anche app sviluppate per smartwatch che riescono a differenziare la fibrillazione dal ritmo sinusale, in alcuni casi anche in pazienti senza storia di aritmia.

Grande l’importanza della telemedicina nella riabilitazione dei pazienti che hanno subito stroke, la cui plasticità sinaptica resta attiva per mesi dopo l’evento: per sfruttare al meglio questo arco temporale, si può optare per una riabiitazione telefonica, tramite videochiamata o, se il paziente lo consente, tramite apposite app.

Alla review, pubblicata su Neurosurgical Science, hanno partecipato Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, l’Irccs San Raffaele Pisana di Roma, l’Irccs Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, l’Università di Perugia, l’ospedale Santa Chiara dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento, l’Università di Torino, l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, l’Irccs ospedale San Raffaele Hospital e l’Università Vita e Salute di Milano e, per concludere, il Digital Technology and Web Medicine della Società Italiana Neurologia, coordinato da professor Luigi Lavorgna, dell’Università Vanvitelli di Napoli.

Stefania Somaré

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