La telemedicina è stata ampiamente utilizzata negli ultimi mesi per ridurre gli accessi ad ambulatori medici e ospedalieri e per ridurre le possibilità di contagio e diffusione del Covid-19.
Alcune realtà hanno preferito valutare i pazienti da remoto con una telefonata, altre sono ricorse alla videochiamata.

Un’analisi retrospettiva incrociata condotta dalla Scuola di Medicina dell’Università del Colorado e dalla VA Eastern Colorado Geriatric Research Education and Clinical Center ha messo a confronto i due metodi per capire quale sia più efficace, in particolare nei confronti di pazienti geriatrici (Schifeling CH, Shanbhag P, Johnson A, Atwater RC, Koljack C, Parnes BL, Vejar MM, Farro SA, Phimphasone-Brady P, Lum HD. Disparities in the use of video and telephone visits in older adults during the COVID-19 pandemic: cross-sectional analysis. JMIR Aging. 2020 Oct 6. doi: 10.2196/23176. Epub ahead of print. PMID: 33048821).

Inoltre, si è voluto capire se le videovisite sono più lunghe rispetto alle telefonate, se possono condurre a maggiori diagnosi e se consentono un piano migliore di presa in carico. Gli autori hanno quindi analizzato circa il 25% delle telefonate e videochiamate effettuate tra il 23 aprile e il 22 maggio 2020 in due centri geriatrici.

I risultati hanno mostrato che le videochiamate durano in media 7 minuti in più rispetto alle telefonate e che portano a 1.3 diagnosi in più.

Si è altresì osservato che le persone di colore che necessitano di interprete o che ricevono Medicaid (programma federale sanitario statunitense che fornisce aiuti agli individui e alle famiglie con basso reddito salariale) possono avvedere a video chiamate con minore frequenza, problema che non sussiste con la telefonata.

Lo studio ha individuato quindi disparità sociali che andrebbero tenuto in maggiore considerazione, soprattutto perché una videovisita, come visto, può portare a diagnosi con maggiore facilità.

Stefania Somaré

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