È tempo di primi bilanci per il Presidio medico avanzato alla Fiera di Bergamo. A giovedì 19 novembre, sono 27 i pazienti ricoverati di età media intorno ai 71 anni: 19 nei due moduli gestiti dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII (settori A e B) e 8 nel modulo affidato agli Spedali Civili di Brescia (settore C).
9 pazienti provengono dalla provincia di Bergamo, 9 dalla provincia di Milano, 5 dalla provincia di Brescia, 3 dalla provincia di Varese e 1 dalla provincia di Lecco.
Dal 2 novembre a oggi sono stati trasferiti 13 pazienti in HPG23 di cui 1 per aggravamento e 12 per miglioramento delle condizioni cliniche.

Significativi i numeri di personale messi a disposizione, nei primi tre moduli attivi, due gestiti dal Papa Giovanni XXIII di Bergamo in sinergia con altri ospedali pubblici e privati del sud-est della Lombardia e il terzo dall’ASST Spedali Civili di Brescia, in uno sforzo corale.
Tutto il personale, medico, infermieristico effettua turni 24 ore su 24, 7 giorni su 7. C’è poi il resto del personale, con funzioni di supporto al pari importanti.
L’ASST Papa Giovanni mette infatti a disposizione nel presidio medico avanzato della Fiera anche operatori socio sanitari, tecnici di radiologia, fisioterapisti, farmacisti.
L’ospedale in Fiera si avvale poi della collaborazione degli alpini dell’ANA volontari per gli aspetti di sicurezza e di logistica.

La Direzione sanitaria del presidio ospedaliero in Fiera è affidata all’ASST Papa Giovanni XXIII nella persona di Oliviero Valoti. Al suo fianco il coordinatore infermieristico Luigi Daleffe.
Nei due soli moduli seguiti dal Papa Giovanni, per un totale di 19 pazienti seguiti al 19 novembre, sono 21 i medici al lavoro, con il coordinamento medico di Francesco Ferri (8 dal Papa Giovanni; 3 ciascuno dalle ASST Bergamo Est e Bergamo Ovest; 4 dalla Poliambulanza di Brescia; 2 provengono dagli IOB – Istituti Ospedalieri Bergamaschi del Gruppo San Donato – cioè dal Policlinico San Pietro di Ponte san Pietro e dal Policlinico San Marco di Zingonia; 1 dalla Casa di Cura San Francesco di Bergamo).

Gli infermieri sono 63 e sono coordinati da Giuliana Vitali (24 dal Papa Giovanni; 9 ciascuno dalle ASST Bergamo Est e Bergamo Ovest e dalla Poliambulanza Brescia; 6 ciascuno dagli IOB – Istituti Ospedalieri Bergamaschi e dalla Casa di Cura San Francesco di Bergamo). Fondamentale è stata la formazione, attivata da Monica Casati, dirigente Ricerca Formazione Sviluppo della Direzione professioni sanitarie e sociali, per permettere a questo personale proveniente da diverse strutture di allineare protocolli e procedure del Papa Giovanni.
Tutti gli aspetti assistenziali e organizzativi sono seguiti sotto la supervisione di Simonetta Cesa, direttore della Direzione professioni sanitarie e sociali dell’ASST Papa Giovanni XXIII.

L’operazione ha permesso di arginare il peso – che pure resta importante – sulle terapie intensive in Ospedale a Bergamo.
Sono a oggi 31 i pazienti Covid-19 nell’area critica dell’Ospedale.
Con quelli presenti in Fiera, sale a 58 il totale dei pazienti gravi e gravissimi attualmente gestiti nelle strutture che fanno capo all’ASST Papa Giovanni.
Questa strategia ha permesso di salvaguardare il ruolo di ospedale hub per il Covid e per tutte le patologie tempo dipendenti, per le quali il fattore tempo è determinante per la vita del paziente: infarti, ictus, interventi urgenti di neurochirurgia, cardiochirurgia, chirurgia vascolare e traumi dell’età adulta e pediatrica.
Settori di intervento che, come previsto da Regione Lombardia, restano in capo al Papa Giovanni.

Con ulteriore sforzo organizzativo, medico e infermieristico, il Papa Giovanni ha aderito alla richiesta di Regione Lombardia di mettere a disposizione ulteriori posti letto, questa volta per pazienti a bassa e media gravità.
Sono 30 i nuovi posti letto in Fiera che, a partire da lunedì 23 novembre, saranno attivabili gradualmente in base alle necessità, fino ad arrivare a un massimo di 50 posti ulteriori, portando così a 225 il numero dei posti letto ordinari di area medica messi a disposizione complessivamente dal Papa Giovanni di Bergamo.

La Direzione medica di questi letti aggiuntivi è affidata a Marco Rizzi, direttore delle Malattie infettive del Papa Giovanni.
La direzione infermieristica e il personale delle professioni sanitarie sono in via di definizione e reclutamento sotto la supervisione di Simonetta Cesa.
Ancora una volta si rivela preziosa la collaborazione con l’Associazione Nazionale Alpini che in queste ore è impegnata a reclutare alcune unità di personale medico e infermieristico tra i suoi volontari che non siano già impegnati in altre strutture ospedaliere lombarde e nazionali.

Scatta così la seconda fase per i padiglioni della Fiera.
Non più solo hub per i pazienti Covid-19 gravi, ma ora anche presidio medico per i contagiati di tutte le aree più colpite della Regione e che necessitano di medio-bassa intensità di cura.
Il personale tecnico ed informatico del Papa Giovanni è già al lavoro per essere pronti in vista dell’arrivo dei primi pazienti.

Il grafico è relativo al solo mese di novembre (la riapertura della Fiera è del 2 novembre). I dati dei ricoveri di ottobre non sono riportati. Le altre sedi di ricovero (l’Ospedale Civile di San Giovanni Bianco, la Riabilitazione funzionale di Mozzo, l’Hospice Kika Mamoli di via Borgo Palazzo 130 a Bergamo) restano Covid-free.

Soddisfatta per il contributo che l’ospedale sta dando alla rete ospedaliera regionale e per la risposta al fabbisogno del Paese il direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII, Maria Beatrice Stasi: «la pressione sulle terapie intensive è forte e l’ospedale è oggi a pieno carico con pazienti che provengono da tutta la Regione.
Due pazienti su tre attualmente ricoverati in Fiera vengono da fuori provincia, dalle aree più colpite dal contagio.
Oggi insieme a tanti professionisti di altre strutture del sistema sanitario regionale pubbliche e private il nostro impegno rimane quello di avanzare un passo davanti al virus.
Il nostro contributo e la nostra solidarietà concreta non stanno mancando perché abbiamo già vissuto in prima persona questa primavera l’escalation del contagio con le sue conseguenze drammatiche per i pazienti e le famiglie e con i pesanti effetti sulle strutture e sul personale sanitario.
Questo non fa venire meno, pur nelle difficoltà aggiuntive, il ruolo di hub per le patologie tempo dipendenti su un bacino di circa un milione di utenti residenti in provincia e, nel caso dei traumi pediatrici, in tutta la Regione.
Sono interventi effettuati in emergenza e che spesso salvano vite umane.
Il presidio in Fiera oggi ci permette di garantire anche tutto questo».

In altre aree della Fiera proseguono intanto anche le attività vaccinali e relative ai tamponi in capo al Papa Giovanni con la supervisione generale del direttore di Presidio e delle Attività Ambulatoriali Giulia Bombardieri.

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