Poco prima dell’estate l’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) ha annunciato la realizzazione da parte di una sua équipe di un intervento su una paziente ottantenne affetta da cardiomiopatia dilatativa, basato sulla radioterapia ad alta precisone, di solito usata in oncologia.

Si chiama STAR – Stereotactic Arrythmia Radioablation (radioterapia stereotassica ablativa per le aritmie) ed è una metodica ancora in fase di studio e sperimentazione in Italia, dove è stata impiegata finora solo quattro volte ed è in attesa del consenso del Comitato Etico.

In tempi recenti a farvi ricorso con successo nel caso di una paziente ottantenne con cardiomiopatia dilatativa in peggioramento è stato l’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar presso Verona.

«Si tratta», ha spiegato il professor Filippo Alongi, direttore della Radioterapia Oncologica avanzata del Don Calabria e docente associato all’Università di Brescia, «dell’estensione della radioterapia stereotassica, già nota come efficace e poco invasiva in oncologia, al campo cardiologico.
Impiegato correntemente nei trattamenti oncologici, il sistema consente l’erogazione di alte dosi direttamente sul tumore con estrema precisione e con un ridotto coinvolgimento dei tessuti sani circostanti.
È efficace e sicuro e garantisce ottimi risultati associati a bassissimi livelli di tossicità».

Inoltre, allo scopo di identificare nel modo più accurato possibile il sito specifico da trattare e salvaguardare il resto del cuore, per la prima volta in Italia gli esami diagnostici del caso sono stati totalmente non invasivi.
Alla risonanza magnetica cardiaca e alla TC si è sommato il contributo di un’innovativa soluzione indossabile.

«Tecnicamente funziona come un ECG», ha detto a proposito dello strumento wearable Giulio Molon, direttore della Cardiologia di Negrar, «ma si presenta come un corpetto totalmente coperto da elettrodi.
Questo fa sì che in sede di TC, dopo aver stimolato la tachicardia ventricolare tramite defibrillatore, si possa ottenere una mappatura completa in 3D del muscolo cardiaco, per individuare perfettamente la sede da trattare».

Secondo l’Istituto veneto, STAR offre inedite prospettive alla cura multidisciplinare delle cardiopatie gravi, ma Alongi e Molon hanno puntualizzato: «rimangono da definire i risultati, come pure i rischi e i possibili effetti indesiderati, a breve e lungo termine.
Serviranno dati più robusti e studi prospettici con numero di pazienti adeguato per poter confermare la validità della metodica».

Di solito i pazienti affetti da cardiomiopatia dilatativa vengono sottoposti a procedure invasive, con l’introduzione di cateteri che presentavano nella circostanza un fattore di rischio elevato, date le condizioni cliniche del soggetto.

«Nonostante le cure e l’impianto del defibrillatore», ha spiegato Molon, «la signora soffriva di frequenti tachicardie ventricolari.
Quando subentra questo quadro clinico, i pazienti hanno uno scadimento delle condizioni di salute e la prognosi di aspettativa di vita viene influenzata in maniera significativamente peggiorativa.
Inoltre, come conseguenza dei numerosi interventi, il defibrillatore subisce un depauperamento precoce della batteria.
Non a caso, abbiamo dovuto procedere qui anche alla sostituzione del dispositivo prima dei tempi preventivati».

Le linee guida prevedono il trattamento di questi pazienti con ablazione trans-catetere che utilizza tecnologie di radiofrequenza attraverso cateteri posizionati nel cuore, nel punto in cui si verifica il cortocircuito che fa scatenare le aritmie.
La tecnica scelta ha permesso di evitare tali problematiche.

Roberto Carminati

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