Insieme all’Autorità nazionale anticorruzione, la Fondazione Gimbe ha presentato a Roma il report “Frodi e abusi in Sanità”, redatto dal suo Osservatori. Il punto di partenza dello studio è che il settore sanitario è fra i più esposti a fenomeni corruttivi. La ragione sta nel suo peso economico. Il 25% dei contratti pubblici riguarda proprio gli affidamenti in quest’ambito e tra farmaci, dispositivi e apparecchiature, servizi correlati ammonta a 70,5 miliardi di euro.
Per questo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha sottolineato l’importanza di una gestione il più possibile trasparente supportata nel tracciamento dalle tecnologie digitali e la necessità di controlli tempestivi e maggior accountability.
Paga la collettività
Per il presidente di Anac Giuseppe Busia è fondamentale prevenire i comportamenti corruttivi poiché lesivi del diritto delle persone alla salute e quindi della collettività. Da questo punto di vista è vitale il coinvolgimento di chi ogni giorno lavora sul campo.
Gli operatori sono i primi ad avere evidenza degli illeciti e vanno messi in condizione di denunciarli tramite canali dedicati e tutelati. Gli abusi si annidano nella selezione del personale come nell’erogazione delle prestazioni (si pensi al danno causato dalla cattiva gestione delle liste d’attesa) e, secondo Busia, il merito del report sta nella capacità di fornire una mappatura tassonomica delle frodi.
Di qui e dal confronto con chi vive nelle strutture sanitarie sono sorte specifiche proposte per misure di riduzione del rischio e la richiesta di una consultazione pubblica. Anche l’Europa vigila: per giugno sono attese nuove direttive sugli appalti pubblici basate sulla sussidiarietà verticale e finalizzate a dare impulso alla competitività delle imprese dell’Unione a 360 gradi.
La questione culturale
È anche questione di efficienza, garantita non già dalla messa in campo di ulteriori strumenti burocratici, secondo Busia. Basta applicare le leggi anticorruzione e affiancarle con le risorse della digitalizzazione per semplificare, per esempio, la vita delle stazioni appaltanti. E guadagnare così a un tempo trasparenza e concorrenza equa.
L’idea è che la corruzione non vada necessariamente affrontata impugnando il Codice penale, bensì privilegiando la cultura della buona amministrazione e l’organizzazione, stabilendo una virtuosa alleanza fra pubblico e privato.
Venendo direttamente al cuore del rapporto, contare su una tassonomia condivisa significa per Cartabellotta poter «parlare la stessa lingua, misurare i rischi, confrontare i dati, orientare i controlli, progettare e rendere valutabili le politiche di prevenzione».
La tassonomia di Gimbe si dipana su nove aree all’interno delle quali sono state identificate 65 tipologie differenti di frode e abuso in sanità. Sono policy-making e governance del sistema sanitario, regolamentazione, ricerca clinica, marketing e promozione di farmaci, dispositivi e tecnologie, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio, gestione delle risorse finanziarie e delle risorse umane, erogazione dei servizi sanitari.
Uguali di fronte al Ssn
Come detto, il frutto avvelenato degli abusi e frodi è la diseguaglianza, poiché «quando una prestazione passa davanti non per bisogno clinico, ma per denaro, relazioni o interessi non si crea una corsia preferenziale: si sovverte il principio-guida del Ssn di curare prima chi ne ha più bisogno».
Non è un caso che la pubblicazione del report s’inserisca nella più vasta campagna di Gimbe “Salviamo il nostro Ssn”, nella convinzione che la lotta alla corruzione (et similia) richieda «stabili strategie multilivello sostenute dalla volontà politica».
Nel parere di Cartabellotta, Anac ha dato un rilevante contribuito al «monitoraggio del sistema» e dunque alla trasparenza, esercitando «vigilanza sugli appalti pubblici» e collaborando alla «definizione degli strumenti di prevenzione».
Complementari sono le iniziative per il procurement digitale e il whistleblowing, l’aggiornamento del Piano nazionale anticorruzione e il registro Sanità trasparente, senza trascurare il ruolo delle forze dell’ordine e di Aifa, la Piattaforma nazionale liste d’attesa, gli strumenti antifrode del Pnrr.
Dalla reazione alla prevenzione
Per vincere la partita della legalità non mancano «norme, strumenti o dati». Latita piuttosto «una sorveglianza integrata dei rischi, capace di ricondurre a sistema la pluralità delle informazioni disponibili e delle attività istituzionali già in essere».
Fra le criticità individuate da Cartabellotta, emergono assenza di un sistema informativo nazionale integrato, scoperta della condotta a danno avvenuto, scarso controllo e inadeguata gestione dei conflitti di interesse, forte eterogeneità locale nella vigilanza, vulnerabilità nei processi di procurement e nelle fasi esecutive dei contratti pubblici.
Il tutto aggravato dall’abrogazione del reato di abuso d’ufficio a seguito della quale «molte distorsioni che incidono sul Ssn rischiano di rimanere fuori dal radar giudiziario, pur continuando a produrre danni concreti per cittadini e servizi sanitari». Quello di Gimbe non si limita, tuttavia, a essere un j’accuse: una pars construens c’è eccome.
L’idea è «trasformare l’enorme patrimonio informativo già disponibile in un sistema nazionale di prevenzione, monitoraggio e accountability su frodi e abusi». Si tratta di «passare da un modello in prevalenza reattivo a uno preventivo, a partire dalla standardizzazione della terminologia e dall’adozione di una tassonomia condivisa di frodi e abusi come riferimento per classificazione, monitoraggio e valutazione dei rischi».
È stata suggerita l’istituzione di un Osservatorio nazionale ad hoc che integri i flussi informativi sanitari, amministrativi e giudiziari. Il rafforzamento «della capacità predittiva dei controlli» può far tesoro di opportuni «indicatori di rischio e strumenti di intelligenza artificiale», oltre che della «protezione e della valorizzazione del whistleblowing come strumento di intelligence» e degli audit interni.
Attenzione, però. Lo stop agli illeciti non dev’essere un alibi per «il definanziamento della sanità». Al contrario, «ridurre sprechi, frodi e abusi significa usare meglio il denaro pubblico e aumentare il valore della spesa sanitaria, non sostituire gli investimenti per garantire il diritto alla salute». Proprio il sottofinanziamento è, nel pensiero di Cartabellotta, padre di ogni opportunismo e scorciatoia.


