Liste d’attesa: solo l’11,6% degli italiani vede garantiti i tempi di legge

A due anni dall’approvazione della legge sulle liste d’attesa, la nuova Piattaforma nazionale gestita da Agenas segna, da un lato, un passo avanti sul fronte della trasparenza ma, dall’altro, un Ssn ancora fortemente disomogeneo. I dati aggiornati a maggio 2026 mostrano che solo 6,86 milioni di cittadini (11,64% della popolazione) vivono in Regioni che rispettano i tempi massimi previsti dal Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (Pngla).
L’analisi dell’Osservatorio di Salutequità, illustrata dal presidente Tonino Aceti, evidenzia che il miglioramento registrato rispetto al 2025 non sia ancora sufficiente a garantire un accesso uniforme e tempestivo alle cure sul territorio nazionale.

Solo due Regioni sopra la soglia del 90%

Per le prime visite specialistiche, nei primi cinque mesi del 2026 solo Basilicata e Marche raggiungono la soglia del 90% di rispetto dei tempi massimi prevista dal Pngla per le classi di priorità Breve (B), Differita (D) e Programmata (P). Anche per gli esami diagnostici le Regioni pienamente adempienti sono appena due: Basilicata e Veneto.
Al contrario, persistono forti criticità in diverse aree del Paese. Tra le Regioni più lontane dagli standard fissati dal Piano ci sono Puglia, Umbria, Sicilia, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e la Provincia Autonoma di Trento.
Anche osservando le singole specialità emergono differenze significative. L’area oncologica supera ampiamente il livello di garanzia con una media nazionale del 95,9%, mentre dermatologia e allergologia si fermano al 61,8%, l’oculistica al 66,6% e l’urologia al 68,7%.

Monitoraggio ancora limitato

Secondo Salutequità, il quadro reale potrebbe essere persino più critico. La Piattaforma nazionale monitora solo 55 prestazioni ambulatoriali tra prime visite ed esami diagnostici, solo il 2,61% delle 2.108 prestazioni garantite dai Lea.
Ciò significa che l’eventuale adempienza delle Regioni riguarda una quota molto limitata dell’offerta sanitaria e non consente ancora di valutare in modo completo la capacità dei sistemi regionali di assicurare cure nei tempi previsti.

L’analisi richiama l’attenzione anche sulle differenze nella distribuzione delle classi di priorità: alcune Regioni registrano percentuali molto elevate di prenotazioni classificate come “Programmate”, elemento che può influenzare il confronto dei risultati.

Più trasparenza, ma servono nuovi strumenti

Per Tonino Aceti, la Piattaforma rappresenta un’importante innovazione nella governance del Ssn, ma richiede ulteriori sviluppi per diventare uno strumento realmente efficace di monitoraggio e tutela dei cittadini.
Tra le proposte avanzate vi sono l’aggiornamento dei dati in tempo reale, l’estensione del monitoraggio a un numero molto più ampio di prestazioni, l’integrazione degli indicatori nel Nuovo Sistema di Garanzia dei Lea e una maggiore trasparenza sui percorsi di tutela attivabili quando i tempi massimi vengono superati.

Secondo Salutequità, sarebbe altresì utile rendere immediatamente consultabile una mappa delle Regioni realmente adempienti, chiarire gli ambiti territoriali entro cui devono essere garantite le prestazioni e rafforzare le informazioni rivolte ai cittadini sui propri diritti e sulle procedure da seguire in caso di ritardi.

A due anni dalla riforma, il bilancio è quindi a doppia faccia: la trasparenza aumenta grazie alla Piattaforma nazionale, ma il diritto a ricevere cure nei tempi previsti dalla legge resta ancora fortemente condizionato dal territorio in cui si vive.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here