Anestesia e rianimazione, la sfida formativa

formazione in Anestesia e Rianimazione

Negli ultimi anni la specializzazione in Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva e del Dolore ha attraversato una fase di profonda trasformazione che riflette l’evoluzione della disciplina negli ospedali. Da ambito prevalentemente tecnico e circoscritto all’atto anestesiologico, l’anestesia e rianimazione si è progressivamente affermata come area clinica ad alta complessità, chiamata a garantire continuità assistenziale lungo l’intero percorso del paziente: dalla fase preoperatoria alla gestione intraoperatoria, fino alla terapia intensiva, al post intensivo e alla presa in carico delle fragilità. In questo scenario, il tema della formazione specialistica e del passaggio al lavoro ospedaliero assume un ruolo centrale.

Da un lato, le scuole di specializzazione sono chiamate a formare professionisti capaci di operare in contesti clinici sempre più articolati. Dall’altro, l’ingresso in reparto dei neospecialisti – e, più di recente, degli specializzandi assunti prima del conseguimento del titolo – solleva interrogativi organizzativi, professionali e medico-legali. Il confronto tra società scientifiche, mondo accademico e giovani professionisti consente di mettere a fuoco criticità, punti di forza e prospettive di un modello formativo che deve coniugare qualità, sicurezza e sostenibilità del sistema sanitario.

Una disciplina sempre più estesa e in continua evoluzione

Il ruolo dell’anestesia e rianimazione all’interno degli ospedali è progressivamente cambiato negli anni recenti, trasformandosi da ambito in prevalenza tecnico a disciplina clinica ad alta complessità. Al centro non c’è più solo la gestione di singoli atti, ma la presa in carico del paziente lungo un percorso spesso segnato da instabilità fisiologica, perdita di coscienza e fragilità, che richiede competenze integrate, capacità decisionali e una visione di continuità assistenziale.

«Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva e del Dolore è una specializzazione molto ampia, che comprende anestesia dell’adulto e del bambino, rianimazione, emergenza-urgenza, terapia del dolore e oggi anche medicina perioperatoria», spiega la prof.ssa Elena Giovanna Bignami, presidente Siaarti e direttore della S.C. di 2° Anestesia e Rianimazione del Dipartimento ad Attività Integrata Chirurgico Generale e Specialistico dell’AOU di Parma.

Elena Giovanna Bignami, presidente Siaarti e direttore della S.C. di 2° Anestesia e Rianimazione del Dipartimento ad Attività Integrata Chirurgico Generale e Specialistico dell’AOU di Parma

«Significa prendere in carico il paziente prima dell’intervento, ottimizzarne le condizioni, seguirlo nel postoperatorio e, se necessario, anche nel passaggio in Terapia Intensiva». L’evoluzione della disciplina ha esteso l’orizzonte temporale dell’intervento anestesiologico, includendo anche le fasi successive alla dimissione dalla Rianimazione, in cui possono emergere esiti clinici complessi e persistenti. «Non siamo più tecnici di singoli momenti, ma professionisti che operano in una fase d’instabilità d’organo e alterazione della coscienza, con impatto traumatico sul paziente che va gestito nel tempo».

Formazione specialistica tra università e pratica clinica

In questo quadro, il tema della formazione assume un significato che va oltre il percorso specialistico iniziale. «La necessità di un aggiornamento costante è sempre esistita, ma oggi è ancora più centrale. La specializzazione fornisce basi solide, ma l’evoluzione della disciplina e la possibilità di spostarsi tra ambiti diversi rendono indispensabile continuare a formarsi anche dopo il conseguimento del titolo». In questo spazio si colloca il ruolo di Siaarti, chiamata a sostenere il percorso di crescita professionale una volta conclusa la formazione universitaria.

«Come società scientifica, la nostra missione è mantenere aggiornamento costante e continuo degli specialisti. In particolare, di quella fascia di professionisti che, pur avendo già completato la specializzazione, hanno bisogno di approfondire ambiti ultraspecialistici o di aggiornarsi quando cambiano area d’interesse». Un impegno che non si traduce in una sovrapposizione con le scuole di specializzazione, ma in un’azione di supporto e raccordo.

«Siaarti non vuole sostituirsi alle università ma mettersi a disposizione, in armonia con il Cpar, il Collegio dei Professori di Anestesia e Rianimazione, per creare una rete soprattutto in settori nei quali l’esperienza è più frammentata o meno diffusa. La formazione post specialistica è così concepita come estensione naturale del percorso, fondata su volontarietà, condivisione di competenze e costruzione di un linguaggio comune tra professionisti, per garantire qualità clinica e sicurezza del paziente in contesti assistenziali sempre più complessi».

Autonomia progressiva e responsabilità: rendere ordinato il passaggio al reparto

Il passaggio dalla formazione universitaria alla pratica clinica è uno dei momenti più delicati del percorso professionale dell’anestesista-rianimatore. Proprio su questo snodo si è concentrato negli ultimi anni il lavoro del Cpar, con l’obiettivo di rendere più chiari, sicuri e omogenei i livelli di autonomia e responsabilità clinica.

«L’autonomia operativa dello specializzando non può essere affidata a prassi locali o a valutazioni informali», spiega il prof. Giuseppe Servillo, presidente Cpar. «Va definita in modo esplicito e progressivo, correlata alle competenze effettivamente acquisite e certificate durante il percorso formativo, sempre in un sistema di supervisione strutturata».

Giuseppe Servillo, presidente del Collegio dei Professori di Anestesia e Rianimazione

Secondo Servillo, questo approccio consente di superare una transizione spesso affidata all’esperienza individuale o al contesto locale. «Un modello di competenze più standardizzato e condiviso a livello nazionale offre alle strutture sanitarie maggiore chiarezza organizzativa e una più efficace integrazione dei medici in formazione nei percorsi assistenziali.

La definizione omogenea dei livelli di competenza e autonomia riduce la variabilità tra sedi, facilita la programmazione delle attività cliniche e contribuisce a una gestione più sicura delle responsabilità professionali. Inoltre, un modello condiviso favorisce la continuità tra formazione e assistenza, migliorando la qualità delle cure e la sicurezza del paziente e rappresenta un riferimento solido anche sul piano organizzativo e medico-legale per le aziende sanitarie».

Ingresso anticipato e necessità di supervisione

Negli ultimi anni, il quadro formativo e organizzativo dell’anestesia e rianimazione è stato ulteriormente modificato dall’introduzione del cosiddetto DL Calabria, che consente l’assunzione degli specializzandi negli ultimi anni di corso prima del conseguimento del titolo. Una misura pensata per rispondere alle esigenze di organico degli ospedali, ma che ha introdotto nuovi elementi di complessità nella fase di transizione tra formazione e lavoro.

«L’assunzione anticipata è possibile perché gli specializzandi hanno già competenze solide e possono occuparsi dei casi più semplici, sempre affiancati», osserva Bignami. «Resta, però, una soluzione che richiede grande attenzione sul piano organizzativo: la sicurezza del paziente passa necessariamente dalla supervisione e dal supporto». Un’esigenza che trova riscontro diretto nell’esperienza di chi vive l’ingresso in reparto con bagaglio di esperienza ancora in fase di consolidamento.

«Quando si entra in sala, per chi ha meno esperienza, è fondamentale poter lavorare accanto a un collega più esperto, perché la prontezza con cui si affrontano i problemi non dipende solo dal sapere cosa fare», racconta il dott. Andrea Uriel de Siena, medico neospecializzato in Anestesia, Terapia Intensiva, Terapia del Dolore e Cure Palliative. «Incide molto anche la conoscenza dell’ambiente: sapere chi è il runner di sala, dove si trovano i presidi, i farmaci, le risorse disponibili».

Andrea Uriel de Siena, medico neospecializzato in Anestesia, Terapia Intensiva, Terapia del Dolore e Cure Palliative

A questo si aggiunge il passaggio tra ambiti clinici differenti, tipico dei percorsi formativi e dei primi anni di attività. «Nel corso della formazione può capitare di concentrarsi su determinati settori per periodi limitati e di non tornarvi per lungo tempo. Il problema non è la mancanza di conoscenze, ma la perdita di quella rapidità e sicurezza operativa che derivano dall’esperienza recente, soprattutto nella gestione delle prime urgenze».

Formazione continua e collaborazione istituzionale: un modello condiviso

In un contesto disciplinare in continua evoluzione, la formazione specialistica non può esaurirsi nel percorso universitario iniziale, ma richiede strumenti capaci di accompagnare i professionisti per tutta la vita lavorativa. In questa prospettiva si colloca la collaborazione tra società scientifiche e mondo accademico. «La nostra missione come società scientifica è mantenere un aggiornamento costante e continuo degli specialisti», dice Bignami. «In particolare di chi, pur avendo completato la specializzazione, si trova a cambiare ambito d’attività o ad affrontare settori ultraspecialistici, sempre nel rispetto del ruolo dell’università e in armonia con il Cpar».

Dal punto di vista accademico, il lavoro congiunto con Siaarti risponde a un obiettivo chiaro. «La collaborazione consente di garantire maggiore omogeneità della formazione sul territorio nazionale», afferma Servillo. «L’obiettivo complessivo resta rafforzare un modello formativo integrato e condiviso, capace di coniugare qualità, sicurezza e coerenza dei percorsi formativi». La sinergia tra istituzioni emerge così come uno degli elementi chiave per sostenere la crescita professionale degli anestesisti-rianimatori e accompagnare in modo strutturato il passaggio dalla formazione alla pratica clinica, in un’area dove la complessità assistenziale rende la qualità della formazione componente essenziale della sicurezza delle cure.

Articolo tratto dal numero di maggio 2026 di Tecnica Ospedaliera

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here