Ausl Modena, test POCT per diagnosi e decisioni cliniche rapide

Valentina Pecoraro e Tommaso Fasano

Il Point-of-Care Testing, cioè l’esecuzione di test diagnostici vicino al paziente, può accelerare le decisioni cliniche e ridurre la permanenza in Pronto Soccorso. Lo dimostra una revisione sistematica della Medicina di Laboratorio dell’Ausl di Modena, diretta da Tommaso Fasano e pubblicata su Clinical Chemistry and Laboratory Medicine.

Lo studio, intitolato “Impact of point of care testing in time to treatment decision-making in emergency departments: a systematic review”, ha come prima autrice Valentina Pecoraro, della Medicina di Laboratorio di Modena, e analizza l’impiego del POCT nei Dipartimenti di Emergenza-Urgenza.

Decisioni anticipate di 82 minuti

La ricerca ha esaminato 55 studi, per quasi 142 mila pazienti, confrontando i test svolti nel luogo di cura con il percorso tradizionale del laboratorio centrale. Tra gli esami considerati figurano troponina, lattato, pannelli biochimici, test molecolari rapidi per virus e batteri e proteina C reattiva.

Nei dati confrontabili, il POCT ha ridotto in media di 82 minuti il tempo necessario per arrivare alla decisione clinica e di circa 29 minuti la permanenza complessiva in Pronto Soccorso.

La revisione non ha, invece, rilevato differenze significative per mortalità, ricovero e dimissione: il beneficio dipende quindi dall’integrazione della tecnologia nei percorsi clinici e nell’organizzazione dell’assistenza.

Una rete integrata con il laboratorio centrale

«La nostra revisione mostra che il POCT può contribuire a rendere più rapida la decisione clinica in un contesto, quello dell’emergenza-urgenza, nel quale il fattore tempo è particolarmente importante», spiega Tommaso Fasano, direttore della Struttura Complessa di Medicina di Laboratorio dell’Ausl di Modena.

«Il punto centrale è però che ottenere prima un risultato non significa automaticamente migliorare gli esiti del paziente. Il valore del POCT emerge quando il dato di laboratorio viene integrato efficacemente nel percorso assistenziale. Il POCT non è quindi un’alternativa al Laboratorio centrale, ma una sua estensione fino al punto di cura: il vero obiettivo è fare in modo che la maggiore rapidità del risultato possa tradursi in una decisione clinica più tempestiva.

La pubblicazione rappresenta inoltre un importante riconoscimento per il lavoro svolto dalla nostra Medicina di Laboratorio. Nasce da un’analisi rigorosa della letteratura internazionale e offre elementi utili non solo ai professionisti che già utilizzano queste tecnologie, ma anche a chi deve progettare nuovi percorsi diagnostici basati sul Point-of-Care Testing».

Nel 2025, in provincia di Modena, sono state eseguite circa 730 mila prestazioni con tecnologia POCT. I sistemi sono già presenti in diversi contesti assistenziali e il loro impiego è in definizione anche nella medicina penitenziaria, presso la Casa Circondariale Sant’Anna di Modena, con l’obiettivo di portare il risultato diagnostico nel luogo e nel momento più utili alla presa in carico della persona.

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