Attiva sin dal 2013, la Onlus Medicinema ha da poco presentato i primi risultati preliminari di uno studio avviato nel 2018 e passato causa Covid-19 attraverso una serie di interruzioni e di efficaci rimodulazioni.
L’organizzazione ha fatto tesoro della collaborazione a Milano e Roma con gli ospedali Niguarda e Policlinico Gemelli, che da tempo ospitano nelle loro sale-cinema interne progetti nei quali la settima arte è utilizzata a scopi eminentemente terapeutici. Ma partner di Ciack (Curarsi insieme attraverso il cinema Kreativo) sono anche la Fondazione Don Gnocchi e la Fondazione Cineteca Italiana che ha selezionato e montato i materiali più adatti per l’iniziativa.

Si è trattato di uno studio volto a comprendere quali possano essere gli effetti benefici della visione di video dal contenuto emotivo positivo presso un campione di caregiver. In particolare, gli assistenti di pazienti con patologie che determinano il deterioramento della loro funzione cognitiva. Malattie che già di per sé mettono il soggetto in uno stato di isolamento il quale, dato il susseguirsi delle misure restrittive imposte dalla lotta alla pandemia, si è pesantemente accentuato nell’ultimo anno.

Chi porta il fardello

Questo ha fatto sì che, come hanno ricordato la cofondatrice e presidente di Medicinema Fulvia Salvi e la responsabile del centro di Neuropsichiatria cognitiva del Niguarda Gabriella Bottini, docente all’università di Pavia, si sia accresciuto il carico di stress a carico di familiari e badanti. Proprio al fine di analizzare e alleviare il burden, il fardello delle sofferenze e ansie cui essi sono esposti, è stato messo a punto un rigoroso percorso sperimentale.

Fulvia Salvi

Prima nelle sale dei due poli ospedalieri citati e poi via via con il supporto del web sono stati presentati loro 50 cortometraggi da circa 10 minuti ognuno, con parti di film, pubblicità o animazioni scelti dagli archivi della Cineteca.
Sono stati suddivisi fra positivamente emotivi e neutri. Per garantire che la suddivisione effettuata fosse statisticamente valida è stato chiesto a 50 soggetti sani, reclutati in maniera casuale, di valutare soggettivamente la valenza emotiva dei filmati.

Gabriella Bottini

Ogni partecipante è stato sottoposto poi alla visione dei cortometraggi, somministrati in maniera randomizzata in tre sedute a cadenza settimanale. In ogni sessione sono stati raccolti dati sullo stato emotivo dei partecipanti attraverso le scale per la depressione e il livello d’ansia, secondo criteri metodologici standardizzati come il Self Assessment Manikin o SAM di Lang.
Tre dimensioni (piacevolezza, arousal e intensità emotiva) venivano rappresentate graficamente da nove figure per ogni scala. Subito dopo la visione di ogni stimolo video, il partecipante forniva la valutazione su tutte e tre le dimensioni utilizzando il SAM.

Un quadro in peggioramento

«Con il lockdown», ha detto Bottini, «sono aumentati i pazienti rimasti soli, per via del contagio o della perdita di parenti, con la conseguente necessità da parte di altri familiari non conviventi di ricevere indicazioni su come coordinare l’assistenza a distanza. La chiusura dei servizi territoriali e socio-sanitari, specie nei primi mesi del 2020, ha costretto i caregiver (tre milioni in Italia, per il 70% donne, secondo le stime, ndr) coniugi a limitazioni più severe e a una convivenza più serrata col malato.
Il cambiamento della routine e l’isolamento hanno favorito un incremento vertiginoso dei disturbi comportamentali e un peggioramento delle autonomie di base e capacità funzionali».

Quanto al metodo e ai risultati della ricerca, Bottini ha sottolineata la necessità di adattarsi «alla dinamicità metodologica imposta dalle circostanze sviluppando due studi. Uno è un pilota per la definizione delle modalità di intervento e la verifica della fattibilità, e uno è ancora in corso, su un gruppo di assistenti, allo scopo di contenere il loro burden.

I risultati preliminari dell’intervento ci sembrano incoraggianti e sicuramente rappresentano l’inizio di un percorso di ricerca sulla creazione di protocolli scientifici che regolino l’utilizzo di strumenti adeguati per processi di cura ispirati a modelli complessi che includano le componenti sociali nella terapia come nell’assistenza».

Nel corso della sua esperienza e grazie alle partnership con le realtà ospedaliere citate, Medicinema ha monitorato più di 2.300 pazienti e familiari, adulti e minori, e accolto oltre 25 mila pazienti e 6.900 famigliari con 1.300 fra proiezioni ed eventi.

Fra gli impatti benefici del suo lavoro, che ora vuole estendersi anche ai più giovani e mettere radici in altre realtà milanesi, genovesi e del Friuli Venezia Giulia, sono stati riscontrati la costante e importante riduzione del livello di ansia e stress, la riduzione della percezione del dolore fisico, il miglioramento dello stato psicofisico in generale.

Roberto Carminati

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