La cannulazione venosa in età pediatrica è una procedura ad alta complessità clinica e relazionale, il cui esito tecnico è strettamente correlato alla gestione dell’ansia, del dolore e della collaborazione del paziente. Il concetto di aderenza procedurale assume pertanto una duplice valenza: da un lato, l’aderenza dell’operatore a linee guida e bundle standardizzati, finalizzati alla riduzione delle complicanze meccaniche e infettive; dall’altro, la capacità del bambino di mantenere stabilità comportamentale durante l’atto invasivo, condizione determinante per il successo al primo tentativo e per la prevenzione del trauma procedurale.
In questo scenario s’inserisce la digital sedation, approccio non farmacologico basato su tecnologie immersive (in particolare la realtà virtuale) finalizzato alla modulazione cognitivo-emotiva dello stimolo doloroso. Presso l’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari sono stati sviluppati e applicati protocolli multimodali che integrano sedazione digitale e strategie di green anesthesia, con l’obiettivo di ridurre il ricorso a sedativi sistemici e anestetici inalatori ad alto impatto ambientale, in un’ottica di maggiore sostenibilità clinica e organizzativa. Abbiamo approfondito razionale, evidenze e prospettive di questo modello integrato con Maria Luigia Lasorella, anestesista e rianimatrice pediatrica, referente coordinatrice del team accessi vascolari pediatrici dell’Ospedale Giovanni XXIII.

Aderenza procedurale e cannulazione venosa pediatrica
Nel contesto della cannulazione venosa pediatrica, l’aderenza procedurale (o compliance) si definisce su due livelli complementari. Per l’operatore rappresenta l’adesione rigorosa a linee guida e bundle standardizzati per l’inserimento e la gestione del catetere, cruciale per minimizzare complicanze come stravasi, flebiti e trombosi. Per il paziente pediatrico, invece, coincide con la capacità di mantenere posizione, calma e collaborazione durante la procedura, spesso valutata attraverso scale validate.
Dal punto di vista clinico, i principali fattori che influenzano la compliance includono la fragilità del patrimonio venoso – accentuata da prematurità, nefropatie, cardiopatie, malattie oncoematologiche o metaboliche – e lo sfruttamento venoso pregresso con fallimenti ripetuti, che rendono più complessi i tentativi successivi. A livello comportamentale, infine, incidono l’ansia genitoriale, la fobia degli aghi (presente nel 20-30% dei bambini in età scolare) e una preparazione psicologica inadeguata, fattori che favoriscono resistenza e movimenti improvvisi.
La sedazione digitale
L’approccio integrato facendo leva su strategie multidimensionali come tecniche di distrazione, coinvolgimento di genitori e play specialist, anestetici topici o sedazione leggera, unite alla competenza degli operatori e all’impiego di ecografi o visori NIR, sembra migliorare significativamente la compliance, riducendo stress, fallimenti procedurali e impatto emotivo su famiglie e team. Accanto alle strategie tradizionali di gestione dell’ansia procedurale, negli ultimi anni si è affermato l’impiego della cosiddetta sedazione digitale, che introduce una dimensione immersiva nella modulazione del dolore e dello stress.
«La sedazione digitale è una tecnica non farmacologica che utilizza tecnologie immersive – in particolare visori di realtà virtuale, tablet, app dedicate, contenuti audiovisivi guidati e sistemi di biofeedback – per distrarre il bambino da dolore e ansia durante le procedure, creando ambienti rilassanti privi degli effetti collaterali dei farmaci», spiega Lasorella.
Non si tratta di una semplice distrazione passiva: headset di realtà virtuale con applicazioni dedicate, software di gaming o programmi di ipnosi clinica bloccano gli stimoli visivi e uditivi reali e favoriscono una forte presenza nel mondo virtuale.
«Il carico cognitivo viene immerso in contenuti interattivi, generando una distrazione multisensoriale che migliora la compliance in misura superiore rispetto a coaching verbale, televisione o tablet tradizionali. Questi sistemi possono essere combinati con interventi di terapia cognitivo-comportamentale, in particolare nei bambini con marcata anticipazione d’ansia».
L’esperienza post pandemica ha contribuito a ridefinire il contesto operativo. Le esigenze di asepsi in sala operatoria e in ambito procedurale hanno limitato l’utilizzo di giochi e strumenti fisici, favorendo talvolta il ricorso alla sedazione farmacologica. La sedazione digitale rappresenta un’alternativa efficace, facilmente sanificabile, che riduce dolore e ansia durante venipunture e cannulazioni venose, migliorando l’aderenza procedurale e la soddisfazione di famiglie e operatori.
Dal punto di vista della sicurezza, le differenze rispetto ai sedativi sistemici sono rilevanti. «A differenza di midazolam, ketamina o altri sedativi, non richiede monitoraggio avanzato né la presenza continua di un anestesista, risultando particolarmente adatta al day hospital e ai contesti ad alto turnover procedurale».
Le evidenze cliniche
L’uso della sedazione digitale nella cannulazione venosa pediatrica è supportato da studi clinici controllati e metanalisi che ne documentano l’efficacia nella riduzione del dolore, dello stress e del ricorso alla sedazione farmacologica.
«Le evidenze cliniche supportano ampiamente l’impiego della realtà virtuale immersiva nella riduzione di stress e dolore durante la cannulazione venosa pediatrica. Trial randomizzati controllati, studi pilota, ricerche con risonanza magnetica funzionale e metanalisi dimostrano una riduzione dell’ansia e del dolore percepito e il miglioramento significativo della compliance, oltre a un’elevata soddisfazione dei pazienti».
In uno studio randomizzato su 220 pazienti tra 7 e 18 anni si è osservata una riduzione significativa del dolore percepito, con livelli di soddisfazione mediana pari a 5 su 5. Una metanalisi su 17 trial randomizzati, per un totale di oltre 1.000 bambini tra 4 e 18 anni, evidenzia una diminuzione marcata dei punteggi di dolore e distress, su scale NRS/Venham (da 5-7 a 1-2) e FLACC/Wong-Baker. Accanto ai dati internazionali, anche l’esperienza dell’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII conferma questi risultati.
«Nel nostro studio pilota condotto su 20 pazienti in fase preoperatoria, il dolore post procedura nel gruppo trattato con realtà virtuale è risultato pari a 1,4, rispetto a 0 nel gruppo sottoposto a sevoflurano. Tuttavia, i livelli di paura sono rimasti molto bassi (0,2) e non si sono registrati eventi avversi. Inoltre, compliance e soddisfazione sono risultate superiori rispetto al gruppo trattato con midazolam orale e sevoflurano, evitando i rischi farmacologici associati. In altri studi pilota sul posizionamento di catetere venoso centrale a inserzione periferica (PICC), solo un bambino su dieci ha richiesto sedazione farmacologica. La realtà virtuale si è dimostrata equivalente o superiore rispetto a tablet e video tradizionali nella riduzione del distress procedurale (odds ratio 0,28–0,99; p = 0,046). È ben tollerata in oltre il 90% dei bambini sopra i 7 anni e consente di evitare la sedazione farmacologica nel 90% dei casi di venipuntura o posizionamento di PICC (catetere venoso centrale a inserzione periferica), soprattutto quando inserita in protocolli multimodali che combinano realtà virtuale e anestetici topici». L’impiego della metodica si associa, inoltre, a un aumento del successo al primo tentativo, fino all’88%, a una riduzione dei tempi procedurali e a una diminuzione dell’uso di oppioidi fino al 50%, con conseguente riduzione dei rischi sistemici. Si tratta di un’opzione particolarmente indicata nei contesti ad elevata asepsi e nei pazienti a stomaco pieno o con patologie respiratorie gravi che controindicano la sedazione farmacologica.
Digital sedation e green anesthesia
L’integrazione della sedazione digitale è un elemento complementare della green anesthesia, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e a razionalizzare le risorse anestesiologiche. «La sedazione digitale minimizza l’uso di anestetici inalatori ad alto Global Warming Potential (GWP), come il sevoflurano – caratterizzato da una persistenza atmosferica di circa 130 anni – responsabili di una quota significativa delle emissioni di gas a effetto serra (GHG), stimate intorno al 5% secondo i dati del National Health Service britannico. Favorisce, inoltre, il ricorso alla TIVA (anestesia endovenosa totale) in ambito pediatrico, consentendo il posizionamento dell’accesso venoso a paziente sveglio tramite realtà virtuale e ipnosi clinica, come dimostrato dallo studio pilota condotto presso l’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII nel 2023».
Tra i benefici ambientali si evidenzia il minor consumo di farmaci – benzodiazepine, oppioidi e sevoflurano – con conseguente riduzione dei rifiuti farmaceutici e della contaminazione idrica. Un esempio è rappresentato dalle chirurgie minori eseguite in anestesia locale associata a realtà virtuale, in alternativa alla sedazione profonda con propofol o sevoflurano. La metodica contribuisce inoltre a ridurre complicanze respiratorie e delirio postoperatorio, abbreviando le degenze e contenendo il consumo di energia, materiali e personale, con effetti positivi sull’impronta carbonica complessiva (carbon footprint). Consente, infine, di evitare in alcuni casi l’induzione inalatoria e l’utilizzo di materiali monouso, rendendo possibili procedure da sveglio anche in pazienti a stomaco pieno.
Sul piano operativo, rafforza le competenze nella gestione dell’ansia da puntura attraverso tecniche di distrazione e mindfulness, riducendo il ricorso alla contenzione. Il personale, meno vincolato a monitoraggi intensivi, può essere impiegato in modo più efficiente e dedicato ai casi clinicamente complessi.
«La sedazione digitale non sostituisce le strategie classiche di green anesthesia – quali TIVA, anestesia a basso flusso (low flow), riduzione dell’uso di desflurano e protossido d’azoto (N₂O), o tecniche regionali – ma le potenzia, spostando il baricentro verso approcci meno farmacologici e più sostenibili. Può essere considerata un tassello rilevante, sebbene non centrale, della strategia di sostenibilità anestesiologica contribuendo in modo misurabile alla riduzione dell’uso di farmaci ad alto impatto ambientale, al contenimento dell’inalatoria e alla razionalizzazione delle risorse umane e strutturali, soprattutto quando inserita in protocolli multimodali di sedazione e analgesia».
Le prospettive future della green anesthesia integrano tecnologie digitali avanzate – intelligenza artificiale, sistemi di monitoraggio remoto basati su Internet of Medical Things (IoMT), sistemi a controllo automatico (closed-loop systems) e realtà virtuale – con l’obiettivo di minimizzare le emissioni, ottimizzare il dosaggio farmacologico e razionalizzare le risorse lungo il percorso perioperatorio. In questa evoluzione, l’induzione dell’anestesia con casco e ipnosi potrebbe configurarsi come procedura in cui stato di coscienza e percezione del dolore vengono modulati attraverso interfacce neurali ad alta densità (es. helmet EEG) integrate con ambienti virtuali immersivi personalizzati, riducendo progressivamente la dipendenza esclusiva dai farmaci ipnotici.
Implementazione nei reparti pediatrici
L’introduzione della sedazione digitale nei reparti pediatrici richiede un adattamento organizzativo e culturale che va oltre l’adozione del singolo dispositivo tecnologico. «Gli ostacoli organizzativi riguardano anzitutto i costi iniziali per l’acquisto dei visori di realtà virtuale, la loro manutenzione e gli aggiornamenti periodici dei software, che richiedono una pianificazione economica strutturata. I reparti pediatrici, inoltre, sono spesso caratterizzati da carichi assistenziali elevati. Integrare il setup della realtà virtuale nelle procedure quotidiane può risultare complesso, soprattutto in situazioni d’emergenza o in presenza di personale infermieristico numericamente insufficiente».
Sul piano formativo emergono altre criticità, poiché molti operatori non hanno familiarità con queste tecnologie e mancano di un training adeguato su come gestire il dispositivo durante procedure critiche o in pazienti complessi, come bambini con disturbi dello spettro autistico o gravi disabilità comportamentali. Questa scarsa confidenza può generare resistenza culturale e la percezione che la sedazione farmacologica sia una soluzione più prevedibile e sicura.
Anche le famiglie devono essere coinvolte in modo strutturato. È necessaria un’adeguata alfabetizzazione sui benefici della realtà virtuale e sui consensi informati. La comunicazione di concetti complessi può incontrare barriere iniziali, riducendo l’accettazione della metodica.
Per superare queste criticità è indispensabile una strategia organizzata. «Sono fondamentali protocolli standardizzati che prevedano un assessment pre-procedura, la personalizzazione dei contenuti in base all’età e alle preferenze del bambino e una formazione continua orientata all’umanizzazione delle cure e alla riduzione della dipendenza da sedazioni farmacologiche».
L’esempio dell’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII
Un esempio concreto è l’esperienza di Bari. «Grazie al progetto Orizzonti Solidali della Fondazione Megamark, abbiamo potuto acquistare il visore e costituire un team multidisciplinare composto da educatori, anestesisti, psicologhe, assistenti sociali e infermieri. Attraverso incontri formativi pre e post progetto è stato standardizzato un protocollo interno che monitora ansia, compliance procedurale e soddisfazione anche a distanza dalla procedura, estendendo l’uso della realtà virtuale ad ambulatori odontoiatrici e reumatologici.
Un ruolo cruciale è svolto da educatori professionali e terapisti ABA (Applied Behavior Analysis), che introducono la realtà virtuale attraverso percorsi di desensibilizzazione graduale: esposizione gerarchica agli stimoli ansiogeni, rinforzo positivo e task analysis (per esempio, la scomposizione dell’azione “indossare il visore” in passaggi semplici). In questo modo il dispositivo viene trasformato in uno strumento formativo. Le famiglie vengono coinvolte tramite training domiciliare (home-based) per favorire la generalizzazione delle competenze, integrando tecniche comportamentali che, secondo la letteratura, possono ridurre ansie persistenti fino al 70-90% e sviluppare capacità di autoregolazione (self-regulation) e competenze sociali».
Questo approccio ha consentito di ampliare l’uso della sedazione digitale in diversi contesti assistenziali, sostituendo interviste telefoniche e percorsi di desensibilizzazione organizzati a distanza dagli anestesisti con incontri in presenza gestiti da specialisti delle terapie cognitivo-comportamentali, ricorrendo alla sedazione farmacologica solo come ultimo step. Progetti come DAMA al Giovanni XXIII proseguono su questa linea, con l’obiettivo di costruire una collaborazione strutturata tra psicologi e infermieri specializzati nell’umanizzazione delle cure e nella gestione dei pazienti con disturbi comportamentali complessi fino all’età adulta, a supporto di famiglie spesso gravate da un importante carico assistenziale.
«Il percorso di realtà virtuale pre-venopuntura standardizzato prevede l’identificazione precoce dei pazienti candidabili, l’avvio del visore 5-10 minuti prima della procedura in un’area dedicata o al letto del paziente, la rimozione immediata dopo la puntura con transizione guidata e l’integrazione con strategie multimodali quali anestetici topici (per esempio, EMLA), coinvolgimento genitoriale per un posizionamento confortevole e tecniche comportamentali. Gli adattamenti tengono conto dell’età e del profilo di rischio: nei bambini più piccoli si privilegia una distrazione sensoriale semplice e fortemente immersiva; nei pazienti più grandi o cronici possono essere introdotti brevi moduli di mindfulness guidata. Applicazioni leggere per smartphone consentirebbero inoltre un training domiciliare, replicando l’ambiente della sala prelievi per favorire un’esposizione graduale. In questo modo, la sedazione digitale garantisce sicurezza clinica, in quanto non comporta i rischi sistemici associati alla sedazione farmacologica, oltre ad assicurare appropriatezza d’impiego e un’elevata accettazione da parte di pazienti e famiglie».
Verso un nuovo paradigma procedurale
L’esperienza maturata al Giovanni XXIII mostra come la sedazione digitale non sia semplicemente una tecnologia accessoria, ma uno strumento capace di ridefinire l’approccio alla procedura invasiva in età pediatrica. Integrata in protocolli strutturati e in percorsi multidisciplinari, essa consente di coniugare sicurezza clinica, sostenibilità ambientale e umanizzazione delle cure.
«L’obiettivo non è sostituire indiscriminatamente la sedazione farmacologica, ma utilizzarla in modo più appropriato, riservandola ai casi realmente necessari. «In questa prospettiva, la digital sedation diventa parte di un modello più ampio, in cui la gestione dell’ansia e del dolore si fonda su strategie multimodali e su una crescente integrazione tra competenze cliniche, psicologiche e tecnologiche».
Tratto dal numero di aprile 2026 di Tecnica Ospedaliera


