Si è aperto giovedì 22 ottobre a Milano ICARE 2026, l’80° congresso nazionale della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva. La cerimonia inaugurale, condotta dal giornalista Max Sisto, ha scelto come filo conduttore il tema “oltre i confini della cura”, a ottant’anni dalla prima fotografia della Terra vista dallo spazio.
Il primo congresso della Società degli anestesisti-rianimatori italiani, allora SIA, si tenne a Bologna nel 1935. «Dal primo congresso degli anestesisti italiani, nel 1935, a oggi sono cambiati i farmaci e il monitoraggio, fino alle nuove tecnologie: oggi abbiamo un monitoraggio continuo non invasivo e farmaci che permettono al paziente di recuperare in modo veloce e sicuro», ha detto Elena Giovanna Bignami, presidente Siaarti, aprendo i lavori davanti a circa 3.000 partecipanti.
Nel 2026 è stato assegnato il 90% dei contratti di specializzazione in Anestesia e Rianimazione, contro l’81% del 2025.
«A chi sceglie questa professione va data la possibilità di formarsi e poi di aggiornarsi costantemente, per avere sempre orizzonti e obiettivi e sconfiggere noia, abitudini e paure», ha aggiunto Bignami.
Siaarti chiede orari adeguati, aggiornamento continuo e attenzione al benessere dei medici. «Il nostro è un lavoro usurante e difficile dal punto di vista emotivo. Per questo chiediamo anche un percorso di benessere per ogni singolo medico».

La Terra vista dallo spazio
Amalia Ercoli Finzi, ingegnere aerospaziale del Politecnico di Milano, ha ricordato in un videomessaggio la fotografia scattata il 24 ottobre 1946 da un razzo V2 partito dalla base di White Sands, nel New Mexico. Da circa 100 km di quota, la pellicola mostrò per la prima volta la curvatura terrestre. «Per la prima volta si è vista la Terra nella sua interezza e nella sua fragilità», ha detto Ercoli Finzi.
Poi il legame con la medicina. «La medicina è una scienza che non conosce barriere. Yuri Gagarin, il primo uomo ad andare nello spazio, vedendo la Terra dall’alto, disse: da qui non vedo nessun confine. In medicina non ci sono confini: siamo tutti bisognosi e tutti destinati a essere aiutati dal vostro lavoro».
Fare spazio ai pazienti con disabilità
Cambiare punto di vista significa guardare la persona prima della sua condizione. Valentina Perniciaro, fondatrice e portavoce della Fondazione Tetrabondi, ha raccontato l’esperienza di una famiglia che vive ogni giorno con una disabilità gravissima e il lavoro della Fondazione contro lo stigma: «Non persone speciali, ma persone con bisogni speciali», con la loro storia e il loro diritto alla felicità.
«Per un anestesista-rianimatore fare spazio a un paziente con disabilità significa riprogettare tempi, comunicazione, ambiente e cure attorno ai suoi bisogni, per garantirgli la stessa sicurezza di qualunque altro paziente», ha detto Roberta Monzani, segretario Siaarti.
L’intervento può essere il primo della lista, l’attesa avvenire in una stanza silenziosa con un oggetto familiare e il genitore o caregiver restare fino all’anestesia.
«Oggi mancano percorsi dedicati nei blocchi operatori: spesso l’assistenza si affida alla buona volontà dei singoli più che a protocolli codificati», ha aggiunto Monzani.
Una survey Siaarti sulla cura dei pazienti con disabilità è ora alla base di un articolo scientifico in revisione.
La lectio magistralis
Alberto Zangrillo, professore ordinario di Anestesiologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, ha tenuto la lectio magistralis “The End of the Beginning”, dedicata al valore unico e insostituibile della professione dell’anestesista-rianimatore.
Il messaggio delle istituzioni
Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, ha richiamato in un videomessaggio la riforma delle professioni sanitarie in discussione alla Camera, che circoscrive la responsabilità penale dei professionisti senza ridurre la tutela del paziente.
«Dobbiamo garantire pienamente il diritto dei cittadini alla sicurezza delle cure e allo stesso tempo evitare che un professionista sanitario sia costretto a lavorare con il timore permanente di un contenzioso».
Velia Bruno, direttrice del Centro nazionale per la clinical governance e l’eccellenza delle cure dell’Iss, ha ricordato il lavoro con Siaarti su linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali.
«Le evidenze scientifiche e le buone pratiche non si sostituiscono al giudizio del professionista, lo sostengono, soprattutto quando le scelte diventano più difficili».


