L’ingegneria clinica nel cuore del Ssn, a Torino l’innovazione nasce in corsia

A Torino l’Associazione Italiana Ingegneri Clinici si riunisce per definire i nuovi paradigmi di una governance tecnologica capace di rispondere alle sfide del Pnrr e alla rivoluzione dell’IA, mettendo al centro l’innovazione che nasce in corsia.

Di questa evoluzione della professione, dell’architettura scientifica dell’evento, del ruolo cruciale degli Aiic Awards e delle nuove frontiere tecnologiche abbiamo parlato con Umberto Nocco, presidente Aiic, Lorenzo Leogrande, presidente del convegno, e Stefano Bergamasco, direttore del Centro Studi Aiic.

Il panorama della sanità italiana sta attraversando una stagione di riforme senza precedenti. Non è solo questione di risorse economiche legate al Pnrr, ma anche e soprattutto dell’accelerazione tecnologica in atto che sta letteralmente ridisegnando i percorsi di cura, dalla diagnostica per immagini avanzata alla chirurgia robotica, fino alla telemedicina.

In questo contesto di estrema complessità, l’Ingegneria Clinica ha compiuto un salto quantico: da semplice funzione tecnica di supporto a colonna portante della direzione strategica di ogni azienda sanitaria. Il 26° convegno nazionale Aiic di Torino (10-13 giugno) giunge dunque in un momento cruciale per fare sintesi tra l’esigenza di un’innovazione radicale e la necessità di mantenere standard di sicurezza, efficacia e sostenibilità elevatissimi.

L’obiettivo dell’Associazione è ambizioso ma necessario: trasformare la tecnologia da voce di costo o dotazione strumentale a strumento primario di produzione di salute. Questo significa garantire che ogni dispositivo — dal più semplice sensore indossabile al grande impianto di radioterapia — sia integrato in un flusso di lavoro clinico realmente efficace, sicuro per il paziente e misurabile nei suoi esiti. Torino si pone quindi come laboratorio dove questa visione prenderà forma attraverso il confronto tra istituzioni, clinici e industria.

Dalla gestione dei parchi macchine alla governance strategica

L’ing. Umberto Nocco, presidente Aiic, apre la riflessione analizzando la profonda metamorfosi di una professione che oggi siede stabilmente ai tavoli dove si decide la programmazione sanitaria. «Il post Covid ci ha presentato una sanità diversa, con dinamiche imprevedibili e una velocità di cambiamento mai vista prima».

Se in passato l’ingegnere clinico era percepito principalmente come il custode del parco macchine, oggi la sua figura è diventata pervasiva in ogni ambito gestionale. Il presidente Aiic sottolinea un passaggio culturale che definisce fondamentale per il futuro del Ssn.

Umberto Nocco

«Abbiamo conservato l’attenzione alla valutazione tecnica multidimensionale, ovvero l’Hta, ma ora stiamo provando ad aggiungere elementi nuovi e imprescindibili: la valutazione del tasso di utilizzo, della distribuzione reale sul territorio e della localizzazione delle tecnologie.

Questo perché stiamo vivendo una transizione da un approccio che dava molto peso a efficacia e appropriatezza – anche con un obiettivo di contenimento dei costi – a un approccio produttivo nel quale la tecnologia sta diventando sempre più strumento di produzione».

Non basta più limitarsi a sapere cosa serve o quali siano le alternative tecniche sul mercato; oggi è indispensabile capire nel dettaglio come e quanto le tecnologie vengano realmente impiegate nel quotidiano.

«La capacità del gestore di conoscere l’utilizzo reale è ciò che consente di prendere decisioni non basate su una percezione personale, ma su dati pesati, corretti e, in ultima analisi, più sostenibili», afferma con convinzione Nocco.

L’ingegnere clinico assume così il ruolo di garante dell’appropriatezza: l’obiettivo non è il risparmio fine a sé stesso, ma la creazione delle condizioni affinché i clinici possano curare meglio i propri pazienti attraverso strumenti moderni ed efficienti. Tuttavia, il quadro descritto non è privo di ombre in quanto «le risorse sono costantemente scarse, la domanda di salute crescente e l’impianto normativo spesso fatica a seguire la rapidità richiesta dall’innovazione».

Un esempio lampante è quello dell’IA, cui Aiic sta dedicando da anni grande attenzione. Per Nocco, l’IA non è un semplice software opzionale, ma un dispositivo medico che evolve con logiche diverse dal passato. «L’intelligenza artificiale presenta un tasso d’innovazione e cambiamento ancora più rapido rispetto ai dispositivi medici tradizionali».

La strategia di Aiic per governare questo fenomeno è la multidisciplinarità. Nocco cita le collaborazioni consolidate dal gruppo Ict di Aiic con associazioni come Aisis per affrontare la sfida della cybersicurezza e la corretta applicazione della direttiva NIS2.

«Mettere a sistema competenze distinte, da quelle informatiche a quelle bioingegneristiche, è l’unico modo per fornire un contributo di qualità al sistema».

Un altro punto focale riguarda il posizionamento istituzionale. Il presidente Aiic rivendica con forza il ruolo degli ingegneri clinici come “descrittori della realtà”, elemento questo che li fa «passare spesso per quelli che non vogliono dire sempre sì. Siamo professionisti che parlano alla politica e alle direzioni attraverso i dati».

È una posizione di onestà intellettuale che «può sembrare frustrante all’inizio ma nel tempo paga perché sovente la presentazione della realtà studiata e analizzata puntualmente si rivela l’unica che tiene rispetto alle intemperie del tempo».

Riguardo agli investimenti attuali, se il Pnrr ha immesso innovazione nel sistema soprattutto con riguardo alle grandi apparecchiature, Nocco avverte che non bisogna dimenticare la gestione quotidiana del parco tecnologico ordinario, come evidenziato nel meeting nazionale Aiic di dicembre 2025. L’ultima riflessione è dedicata alla formazione.

«Siamo convinti che una professione dinamica come la nostra non possa fermarsi al profilo accademico. La teoria è un’ottima base, ma la realtà è in evoluzione e si muove lungo direttrici che mutano nel tempo». Per Nocco, il futuro passa per un modello ibrido.

«È necessaria una formazione frontale, ma anche una sul campo fatta di vita vissuta e testimonianze di colleghi. Aiic sta investendo in percorsi che partano dal basso e dalla condivisione delle esperienze, ovviamente costruite su una solida base teorica. Altrimenti è come costruire una casa sulla sabbia».

L’innovazione che nasce in corsia e si fa sistema

L’ing. Lorenzo Leogrande, presidente del 26° convegno nazionale Aiic, entra nel dettaglio dell’architettura dell’evento, partendo da un titolo che è un manifesto programmatico: “L’innovazione che nasce in corsia”. Per Leogrande non si tratta di suggestione retorica ma di necessità operativa per un Paese che troppo spesso vede morire le buone idee prima che diventino realtà terapeutiche.

«Siamo molto bravi nella ricerca e nella definizione di brevetti, ma pochissime di queste tecnologie arrivano al mercato, ancora meno quelle di successo. L’ingegnere clinico di fatto rappresenta l’anello di congiunzione mancante tra clinica e ricerca, tra cura e mercato. Di qui il tema del convegno e da qui la necessità di esplorare una potenzialità del ruolo che nei prossimi anni può dare un contributo anche in questa direzione».

Lorenzo Leogrande

Il programma di Torino è stato costruito meticolosamente per affrontare lo stato dell’arte e le prospettive di un Paese in cui, da una parte, si spinge verso il concetto di ospedale smart e medicina territoriale interconnessa, mentre dall’altra si è chiamati a fare i conti con una realtà fatta di obsolescenza, vincoli di bilancio e rischi informatici crescenti.

«I temi citati sono ormai parte integrante del programma del nostro convegno nazionale. La digitalizzazione è un elemento di convergenza e condivisione unanime. In che modo arrivarci, è meno chiaro e condiviso. Siamo convinti che l’insieme di questi temi rappresentino un processo irreversibile, ma strumenti, competenze, organizzazione, e corretta valutazione del rapporto rischio beneficio non sono elementi accessori».

Il convegno AIIC è storicamente il punto d’incontro tra ricerca, ospedale e mercato. Quali sono i percorsi previsti per integrare le soluzioni all’avanguardia nei flussi di lavoro reali delle nostre strutture sanitarie?

«Parlare di percorsi d’integrazione è già elemento di maturità e consapevolezza. Ahimè, sovente si rincorre la sensazione e la voglia di essere i primi, ma poi si finisce inevitabilmente per ripercorrere errori già fatti, come per esempio l’informatizzazione a macchia di leopardo degli anni ‘90».

Oggi, con IA e robotica, la posta in gioco è molto più alta, ma si deve procedere per gradi, «con la consapevolezza che spesso anche il mercato non è ancora pienamente pronto per soluzioni massive». Un capitolo centrale del convegno sarà inevitabilmente dedicato al nuovo complesso quadro regolatorio europeo.

«Il nuovo Regolamento sui Dispositivi Medici, l’AI Act, lo European Health Data Space disegnano uno scenario totalmente nuovo ed estremamente complesso. I medici devono confrontarsi quotidianamente con gli ingegneri clinici. Il nostro evento nazionale nasce ormai da anni come terreno di confronto tra discipline, specialità e competenze. Anche Torino fa parte di questa nostra visione: essere contributor primari di un dialogo costruttivo tra tutti i partner che devono offrire risposte ai cittadini e ai loro bisogni».

Il termometro dell’innovazione tra Award e formazione

L’ing. Stefano Bergamasco, direttore del Centro Studi Aiic, approfondisce l’imponente macchina scientifica che sostiene il convegno, ponendo l’accento sugli Aiic Awards, una competizione che è diventata un punto di riferimento per l’intero settore. Quest’anno le aree tematiche selezionate sono state 13, coprendo l’intero spettro della sanità tecnologica.

Il riscontro della comunità professionale è stato imponente. «Abbiamo ricevuto oltre 280 lavori scientifici, da ingegneri clinici ma anche da altri professionisti sanitari, un numero che testimonia una vitalità straordinaria».
La qualità è garantita da un processo di selezione rigorosissimo. «Ogni lavoro è stato valutato da una giuria specialistica in cui ciascun contributo è analizzato da 3 figure autorevoli, con un sistema di ranking basato sulla media di giudizi numerici».

Stefano Bergamasco

I criteri di valutazione riflettono la visione dell’Associazione. Il primo parametro è la multidisciplinarità: vengono premiati i lavori che hanno visto collaborare attivamente la componente medica, ingegneristica e amministrativa. Il secondo è l’originalità, mentre il terzo, fondamentale, è l’applicabilità.

«Non cerchiamo innovazione astratta, ma soluzioni che abbiano ricaduta potenziale e concreta sulla gestione reale, oggi o nel prossimo futuro». Analizzando i flussi dei lavori pervenuti, il direttore del Centro Studi rileva tendenze molto chiare: la re-ingegnerizzazione dei processi e l’IA rappresentano gli hot topic del momento.

«L’IA non è più solo un tema di convegni teorici, ma è diventata un oggetto di studio applicativo che i colleghi stanno provando a implementare concretamente nei flussi di lavoro ospedalieri», osserva con soddisfazione. Gli oltre 280 lavori ricevuti non rimangono, tuttavia, confinati in una cerimonia di premiazione, ma costituiscono l’ossatura stessa del programma scientifico di Torino.

«Per ogni area tematica degli Award abbiamo generato una sessione congressuale dedicata, aperta da un keynote speaker di chiara fama e caratterizzata dalla presentazione dei migliori abstract selezionati. In particolare, per temi come l’IA o la gestione delle tecnologie negli ospedali, le sessioni sono state raddoppiate per dare voce alla massa critica di contributi ricevuti».

Questo metodo trasforma il convegno in un momento di peer-review collettiva, dove l’innovazione vincente di un ospedale di provincia può diventare il modello di riferimento per i grandi hub nazionali. Infine, Bergamasco si sofferma sul valore cruciale della formazione pre e post-congressuale, un pilastro storico di Aiic.

«Siamo fermamente convinti che una professione dinamica come la nostra non possa limitarsi alla base accademica, per quanto solida» afferma, ricollegandosi alla visione del presidente Nocco. I 12 corsi organizzati a Torino, che rilasciano crediti Cfp per gli ingegneri, coprono uno spettro vastissimo: si va dai tecnicismi ultra-specialistici, come il ricondizionamento dei dispositivi in endoscopia a competenze manageriali e comunicative soft, come le tecniche di brainstorming o la gestione efficace delle riunioni.

«Vogliamo affiancare alla teoria la vita vissuta dei colleghi più esperti, portando testimonianze reali che contengano quello che serve davvero per fare l’ingegnere clinico in un mondo che cambia ogni giorno».

È questo mix unico di rigore scientifico, pragmatismo clinico e formazione continua che rende il convegno di Torino l’appuntamento più atteso per chiunque abbia la responsabilità di governare tecnologie per la salute in Italia.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here