Finché i dispositivi medici e i software sanitari parleranno lingue diverse, l’efficienza della sanità moderna rimarrà un progetto a metà. Di questo si è discusso il 12 giugno al convegno nazionale Aiic 2026 in una sessione focalizzata su integrazione e interoperabilità. Il messaggio emerso è stato netto: non c’è più tempo per la gestione a compartimenti stagni. Serve una svolta strutturale che metta in connessione tecnologie e sistemi informativi per ridisegnare i flussi di lavoro, liberare il potenziale del personale e innalzare la sicurezza in corsia.

Il dato come asset strategico

L’apertura della sessione è stata affidata alla lecture di Paolo Pogliani (HSPI SpA, Milano), che ha delineato lo scenario macroeconomico e normativo attuale. All’uscita dal complesso percorso del Pnrr, la sanità italiana si trova a fare i conti con forti pressioni demografiche e vincoli stringenti sulle risorse. In questo contesto, le traiettorie politiche e normative – sia nazionali sia europee – spingono con decisione verso una chiara patrimonializzazione del dato (ne è un esempio l’Ehds), inteso non più come un mero sottoprodotto tecnologico, bensì come il vero snodo del valore e l’asset strategico su cui fondare il cambiamento futuro.

Per superare la storica frammentazione dettata da “isole tecnologiche” e silos informativi, Pogliani ha evidenziato come l’interoperabilità non debba limitarsi a un mero collegamento tecnico. Essa deve evolvere verso un’integrazione semantica, sintattica e di processo.
Il percorso di valorizzazione si muove lungo una precisa catena di maturazione organizzativa: dal dato grezzo all’informazione, fino all’intelligenza e alla decisione, abilitata da analytics e gemelli digitali (digital twin).

Per governare questa transizione in modo organico, Pogliani ha proposto un modello interpretativo a tre livelli, concepiti per dialogare tra loro. Il primo è il layer tecnologico, che mette sotto la lente i requisiti strutturali delle apparecchiature: dalla connettività alla cybersecurity, fino alla gestione dei tassi di guasto (fault rate), dell’obsolescenza e dell’impatto economico complessivo calcolato tramite il Total Cost of Ownership (TCO).
Da questa base si passa al layer clinico-organizzativo, dove l’attenzione si sposta sull’efficacia dei percorsi assistenziali (Pdta), la misurazione degli outcome clinici e l’analisi delle performance e delle criticità dei processi interni.
Il quadro si completa infine con il layer del valore, il livello più alto, orientato a tradurre l’intera infrastruttura in benefici tangibili per tutti gli stakeholder, garantendo sicurezza, equità delle cure, continuità assistenziale e una reale connettività diffusa.

Dati connessi per una cardiologia integrata: il modello CardioPacs di Reggio Emilia

L’applicazione pratica di questi principi è emersa chiaramente nell’esperienza dell’Ausl di Reggio Emilia – una realtà complessa di 6 ospedali, 1.600 posti letto e circa 50.000 ricoveri annui –, presentata dall’ing. Marco Foracchia.
Già dotata di una gestione full digital dei percorsi clinici certificata secondo gli standard EMRAM 7 (HIMSS), l’azienda ha implementato fin dal 2013 una piattaforma di enterprise imaging che ha gettato le basi per la digitalizzazione del contesto cardiologico.

Nato per rispondere all’incremento della produzione diagnostica, alla multidisciplinarietà e alla pressione sui tempi di erogazione, il progetto è stato sviluppato attraverso un percorso di co-design che ha unito le direzioni sanitarie, i referenti clinici, il Servizio ICT, l’Ingegneria Clinica e i partner tecnologici.

Per la sua implementazione è stata adottata una suite applicativa articolata su tre moduli software specializzati e pienamente integrati nell’architettura aziendale attraverso un archivio neutro (VNA scalabile). Un sistema di gestione del flusso di lavoro per gli appuntamenti e la pianificazione delle consulenze, un applicativo dedicato alla refertazione specialistica di visite ed ecografie e, infine, uno strumento specifico per l’archiviazione e la refertazione digitale dei tracciati elettrocardiografici.

I risultati sul campo sono straordinari: 80.655 referti cardiologici gestiti in modalità full digital nel solo 2025, con la trasmissione al Fascicolo Sanitario Elettronico del 100% dei referti comprensivi di immagini e tracciati.
Questo ha permesso un accesso rapido allo storico del paziente, un supporto tempestivo alle decisioni cliniche e una netta ottimizzazione delle risorse professionali, riducendo sensibilmente i tempi di occupazione dei dispositivi diagnostici.

Pneumologia connessa: abbattimento delle isole tecnologiche in Toscana

Il tema del superamento dei silos informativi è stato il fulcro dell’intervento di Ramona Bitonti (Estar Uoc Tecnologie Sanitarie Toscana Sud-Est), che ha presentato un progetto multidisciplinare realizzato in collaborazione con l’Ausl Toscana Sud-Est. Sebbene le malattie respiratorie rappresentino una causa primaria di morbilità e mortalità, la diagnostica pneumologica ha storicamente sofferto la presenza di “isole tecnologiche”, con spirometri e altre apparecchiature non connesse alla rete.

Il progetto si è posto l’obiettivo di uniformare e standardizzare i processi di diagnostica pneumologica sul modello organizzativo consolidato della radiologia. Il flusso logico, sviluppato con un occhio attento alla sostenibilità economica, si è articolato in diverse fasi: mappatura delle apparecchiature attive sul territorio delle tre vecchie Asl confluite nella Toscana Sud-Est; analisi dei sistemi informativi e identificazione dei gap tecnologici; pianificazione del collegamento dei dispositivi tramite standard HL7 (con Worklist) o Dicom verso il sistema Pacs aziendale; archiviazione documentale nel repository VNA aziendale e invio automatico del referto firmato digitalmente al Fse.

I risultati, sebbene recenti (il progetto si è completato ad aprile 2026), mostrano già un forte apprezzamento da parte dei cittadini e dei clinici. L’integrazione ha eliminato i rischi clinici legati a dati non tempestivi, ha ridotto gli esami duplicati e ha abilitato la refertazione a distanza, garantendo la continuità assistenziale ed evitando inutili spostamenti fisici dei pazienti sul territorio.

Niguarda Ospedale Olimpico: l’ecosistema digitale per Milano-Cortina 2026

Uno dei casi d’uso più complessi e ad altissima criticità gestionale dell’anno è stato illustrato da Chiara Beccarisi (Asst Niguarda): il ruolo dell’innovazione digitale a supporto dei percorsi di cura per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Identificato come Ospedale Olimpico di riferimento, il Niguarda ha dovuto affrontare la sfida di garantire la continuità e la sicurezza delle cure in un contesto geograficamente distribuito, temporaneo e caratterizzato da reti tempo-dipendenti di emergenza-urgenza.

La governance del progetto si è basata su una roadmap serrata, guidata da un Comitato per la digitalizzazione e da un Comitato tecnico-operativo multidisciplinare, supportati da partner tecnologici strategici. L’infrastruttura, pienamente operativa da gennaio 2026, ha visto la creazione di un Ecosistema Digitale Olimpico interoperabile basato su un Clinical Data Repository in formato standard FHIR.

Il modello ha interconnesso l’intero percorso del paziente: dal primo soccorso nelle medical station, al trasporto sanitario, fino all’accettazione nel Pronto Soccorso olimpico e al ricovero in reparto. Pilastro fondamentale è stata la telecooperazione in tempo reale, che ha permesso la condivisione istantanea di dati clinici e parametri vitali tra i medici sul campo e gli specialisti in ospedale per le decisioni cliniche tempo-dipendenti.
L’intera rete è stata orchestrata da una Centrale Operativa Olimpica (Command Center integrato nell’applicativo di Pronto Soccorso) supportata da cruscotti di Business Intelligence e algoritmi di intelligenza artificiale, riducendo drasticamente il carico amministrativo dei medici e potenziando la tempestività della presa in carico.

Monitoraggio in tempo reale e IA nel Pronto Soccorso di Siracusa

A chiudere la sessione, l’intervento di Marco Garro ha spostato l’attenzione sull’ASP di Siracusa, una rete provinciale che conta 5 presidi ospedalieri, oltre 130.000 accessi annui in Pronto Soccorso e circa 40.000 ricoveri. Al termine di un percorso triennale di digitalizzazione volto alla strutturazione del dato, l’azienda si è posta l’obiettivo di passare dalla semplice consultazione dei cruscotti all’azione clinica e amministrativa in tempo reale.

Per governare il fenomeno del boarding (lo stazionamento dei pazienti in Pronto Soccorso in attesa di posto letto) e ridurre i tempi medi di permanenza, l’ASP ha implementato un modello operativo standardizzato in 4 fasi: briefing quotidiano basato su cruscotti direzionali real time; attivazione di alert automatici al superamento delle soglie critiche; convocazione immediata dell’unità di crisi al verificarsi di un “codice rosso” gestionale; misurazione del loop di miglioramento per verificare l’efficacia delle azioni intraprese.

Questo approccio rigoroso ha permesso, ad esempio nel presidio di Augusta, di abbattere drasticamente gli sforamenti temporali che nei mesi precedenti si attestavano strutturalmente sopra soglia.

Oggi l’ASP di Siracusa spinge l’acceleratore sull’innovazione integrando soluzioni di IA applicata a supporto dei medici: algoritmi predittivi (forecast) per stimare gli afflussi in Pronto Soccorso nelle successive 8 ore; sistemi di sorveglianza epidemiologica integrata sui 5 presidi della provincia; generazione automatica del report clinico al cambio turno; sistemi di radar per l’identificazione precoce degli sprechi diagnostici; assistente virtuale alla dimissione del paziente per ottimizzare la continuità delle cure.

Come evidenziato nelle conclusioni dei lavori, la sinergia e la cooperazione multidisciplinare tra Ingegneria Clinica, sistemi ICT e management rappresentano oggi il più potente motore di trasformazione per costruire una sanità realmente connessa, efficiente e vicina al cittadino.

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