La trasformazione digitale del Ssn, accelerata dalle linee di finanziamento del Pnrr, sta affrontando una fase cruciale di passaggio dall’infrastrutturazione normativa alla messa a terra dei progetti clinici sul territorio. Durante una sessione del convegno nazionale Aiic 2026 dedicata alle esperienze di telemedicina, il dibattito si è concentrato sulle strategie centralizzate per superare i deficit di comunicazione tra sistemi e sulle eccellenze assistenziali già attive a livello locale.
Il bando nazionale Agenas per i dispositivi di telemonitoraggio
La sessione ha preso avvio con la relazione di Ivano Leta (Agenas), che ha illustrato lo stato di avanzamento della gara nazionale per l’acquisto di dispositivi medici destinati al telemonitoraggio di livello base, avviata in attuazione del decreto del 19 febbraio 2025. Il provvedimento ha stanziato un finanziamento complessivo di 81,7 milioni di euro.
L’iter descritto da Leta ha seguito un cronoprogramma preciso per mappare i reali bisogni delle Regioni e delle Province Autonome:
- maggio 2025: definizione del fabbisogno clinico focalizzato su 5 specifiche condizioni croniche ad alto impatto (diabete, patologie respiratorie, cardiologiche, oncologiche e neurologiche).
- agosto 2025: ricognizione dello stock esistente di device acquistati dalle aziende sanitarie nell’ultimo triennio, un’operazione, quest’ultima, mirata a evitare duplicazioni di spesa. Alla ricognizione hanno risposto 15 Regioni, evidenziando un forte limite strutturale: la stragrande maggioranza dei dispositivi già presenti sul territorio (79,6%) è risultata non interoperabile con le piattaforme regionali di telemedicina (solo il 3% è nativamente connesso, il 16,8% predisposto alla connessione).
Per risolvere questo isolamento tecnologico, un gruppo di lavoro multidisciplinare ha tradotto i fabbisogni specialistici in un documento tecnico articolato su 17 lotti. Il bando ha premiato soluzioni innovative ponendo come requisiti vincolanti portabilità, usabilità e interoperabilità, individuando nello specifico 10 lotti per dispositivi da assegnare direttamente al domicilio del paziente o da affidare al personale sanitario per l’assistenza domiciliare.
La gara nazionale, concepita per integrare e completare le soluzioni già presenti sul territorio, è stata pubblicata il 27 aprile 2026, con scadenza per la presentazione delle offerte fissata al 28 maggio 2026. All’aggiudicazione seguiranno accordi quadro della durata di 12 mesi (con monitoraggio tramite report trimestrali e Agenas come ente delegato per le Regioni che non ordinano direttamente). I servizi connessi alla fornitura comprendono il trasporto, la consegna e l’installazione entro 60 giorni dall’ordinativo, oltre ad attività di training/formazione per pazienti e caregiver, manutenzione, assistenza e aggiornamento tecnologico.
Nel corso della sessione sono state presentate alcune esperienze territoriali sviluppate per rispondere a specifici bisogni e agevolare il percorso di cura o riabilitazione di alcune categorie di pazienti.
Teleriab Kids: teleriabilitazione per bambini con patologie oncoematologiche
Presentato da Rodolfo Pecoraro (Aorn Santobono Pausilipon di Napoli), il progetto applica le Linee Guida ministeriali del 9 aprile 2021 alla teleriabilitazione neuro-motoria e cardiorespiratoria per bambini affetti da patologie oncoematologiche. L’obiettivo principale è garantire una presa in carico riabilitativa precoce all’interno della comfort zone domestica, riducendo i disagi e i costi degli spostamenti frequenti per i piccoli pazienti di età compresa tra 6 e 18 anni.
Modello Operativo: dopo una valutazione fisiatrica e fisioterapica in presenza, i pazienti giudicati idonei ricevono un opuscolo informativo. Gli esercizi domiciliari (per arti superiori, inferiori e respirazione) vengono eseguiti con l’ausilio della madre, appositamente addestrata per supportare il bambino. Il sistema è pienamente integrato nella piattaforma regionale Soresa.
Risultati quantitativi: in 30 mesi sono stati trattati 39 pazienti per complessive 531 sessioni svolte. I dati clinici, rilevati tramite scale di valutazione durante le visite periodiche in presenza, mostrano un netto miglioramento delle condizioni neuromotorie e cardiorespiratorie. Eccellente il riscontro delle famiglie: il 91% ha risposto al questionario di gradimento assegnando un punteggio medio di 4,6 su 5.
Telemonitoraggio integrato con IA: il kit Fidhome
Illustrato da Maria Antonietta Di Franco (Irccs Fondazione G. Pascale, Napoli), il progetto affronta una criticità organizzativa e clinica del Dipartimento di Radioterapia: il fatto che circa il 30% dei pazienti oncologici non si presenti alle visite di follow-up successive alla prima, causando una pericolosa perdita di dati clinici e di controllo sull’evoluzione della patologia.
La soluzione tecnologica: nato inizialmente in ambito universitario e successivamente implementato presso l’Istituto Pascale, il progetto utilizza il kit domiciliare Fidhome (sviluppato in collaborazione con il partner tecnologico Kiranet), contenente 4 strumenti (poi implementati a 6) con cui il paziente può rilevare autonomamente i parametri vitali. I dati affluiscono in una dashboard clinica integrata con sistemi intelligenti di IA per la predizione del rischio e l’ottimizzazione clinica, riducendo al contempo il carico amministrativo del personale sanitario ed evitando accessi impropri in struttura.
Gestione del rischio: il sistema adotta lo standard di interoperabilità HL7, è stato finanziato nell’ambito dei progetti Pnrr ed è completamente gratuito per il paziente. Gli eventuali limiti di questa soluzione sono comunque ovviabili: il digital divide del paziente può essere mitigato dal coinvolgimento di caregiver di supporto e la temporanea assenza di rete internet consente comunque di non disperdere i dati salvati localmente e sincronizzati automaticamente non appena la connessione si ripristina.
Progetto Amica: ecosistema IoT e assistente virtuale per l’invecchiamento attivo
Presentato da Marinunzia Punzi (Policlinico di Bari), si tratta di un’iniziativa di ampio respiro da 5 milioni di euro finanziata dal Ministero della Salute, incentrata sull’invecchiamento attivo (Active & Healthy Ageing) e sulla continuità dell’assistenza domiciliare, che vede l’Università di Bari nel ruolo di capofila. Il progetto, che ha coinvolto anche il Policlinico di Bari, si sviluppa attraverso tre pilastri tecnologici e organizzativi interconnessi, mirati a ridisegnare la qualità della vita (QoL) e la sicurezza dei soggetti anziani sia fragili che autosufficienti:
- lo Smart Home Environment (SHE): Il progetto prevede l’adeguamento strutturale e tecnologico di unità abitative e spazi di socializzazione condivisi (indoor e outdoor) messi a disposizione dai comuni partner. Queste abitazioni sono trasformate in “LifeTime Home” attraverso l’integrazione di sensori IoT ed elementi di domotica avanzata (Ambient Assisted Living) collegati a una piattaforma infrastrutturale in cloud che acquisisce i dati a livello edge
- l’Assistente Personale Intelligente (Amica): il cuore dell’interazione con l’utente è un assistente virtuale dotato di IA, in grado di comunicare tramite interfacce naturali e dialogo in linguaggio naturale. Il sistema integra moduli di profilazione olistica e algoritmi predittivi per l’apprendimento delle abitudini quotidiane, capaci di rilevare tempestivamente anomalie comportamentali o variazioni dello stato emotivo dell’anziano (attuando un modello di risposta empatico). Oltre a favorire la socializzazione per contrastare l’isolamento, l’assistente opera un monitoraggio sia attivo che passivo per allertare i caregiver in caso di emergenza
- sperimentazione clinica e gestione delle cronicità: i protocolli assistenziali, validati sotto il profilo normativo ed etico, si focalizzano su due specifici target di pazienti: da un lato la gestione e il monitoraggio domiciliare di patologie croniche ad alto impatto come il diabete e la malattia renale cronica; dall’altro il supporto protetto e la telemedicina per i pazienti anziani nella delicata fase di deospedalizzazione o in uscita dalle strutture di assistenza. La piattaforma integra inoltre servizi di stimolazione cognitiva multisensoriale, telepresenza assistiva e moduli basati sulla medicina narrativa.
L’obiettivo a lungo termine del progetto, che include un’attenta analisi di ottimizzazione dei costi per il Ssn, punta a validare il modello per poi estenderlo su rete nazionale, permettendo l’arruolamento di nuovi pazienti fragili direttamente attraverso la rete dei Medici di Medicina Generale.
Il quadro emerso dalla sessione evidenzia la coesistenza di due velocità: da un lato l’azione centralizzata di Agenas, impegnata a colmare il pesante gap di interoperabilità che ha caratterizzato le tecnologie acquistate in passato sul territorio; dall’altro la spinta di realtà d’eccellenza che dimostrano come la telemedicina non sia solo una questione di fornitura hardware, ma di ridefinizione dei percorsi di cura a tutela della qualità di vita del paziente.



