Il governo della sanità contemporanea si muove all’interno di un costante paradosso: da un lato la disponibilità di un’innovazione tecnologica senza precedenti, dall’altro l’urgenza di efficientare i processi organizzativi interni per garantire la tenuta dei sistemi.
Durante i lavori della sessione, moderata da Giovanni Poggialini e Walter Gatti, i rappresentanti delle istituzioni, delle direzioni generali e dell’ingegneria clinica si sono confrontati sulle risposte strategiche necessarie per trasformare i dati in valore e l’innovazione in salute, ponendo al centro l’esperienza della Regione Piemonte e il lancio del nuovo schema di protocollo nazionale tra Aiic e Fiaso.

Ad aprire la sessione sono stati i saluti istituzionali del direttore Fiaso Nicola Pinelli e del presidente Aiic Umberto Nocco, i quali hanno sancito la volontà di stringere una partnership ancora più salda tra le due organizzazioni. Nocco ha voluto sottolineare la centralità strategica dell’ingegneria clinica all’interno delle aziende sanitarie, evidenziando come un rapporto organico e strutturato con le direzioni generali rappresenti la conditio sine qua non per governare l’innovazione tecnologica in modo efficiente.

La visione della Regione Piemonte: tecnologia, spesa e sanità territoriale

L’intervento di Matteo Marnati, assessore all’Innovazione e alla Ricerca della Regione Piemonte, ha tracciato la roadmap della sanità piemontese partendo dalle fragilità strutturali emerse con la pandemia. L’accelerazione impressa sui servizi digitali ha mostrato risultati quantitativi straordinari: se a marzo 2020 l’accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico si attestava su un marginale1%, oggi si è raggiunta la quasi totalità della popolazione. I dati della sanità digitale piemontese parlano di 1,7 milioni di referti online scaricati, 258 mila cambi del medico di medicina generale eseguiti sulla piattaforma e 4,5 milioni di pagamenti elettronici processati.

Davanti a centinaia di milioni di dati sanitari ormai disponibili nei Ssr, la sfida si sposta su come metterli a disposizione della comunità scientifica in modo rigoroso. Con una spesa sanitaria in costante aumento, Marnati ha evidenziato la necessità di implementare tecnologie capaci di ottimizzare i costi anziché farli esplodere, potenziando le capacità umane senza sostituirle.
La Regione ha avviato 27 nuovi laboratori focalizzati sul miglioramento tecnologico, ma molto resta da faire sul fronte della medicina territoriale, un ambito in cui i sistemi digitali e l’IA possono fare la differenza. L’Assessore ha concluso con un monito sull’equità: l’accesso all’IA e alle nuove tecnologie deve rimanere pubblico per evitare che si trasformi in un fattore di diseguaglianza sociale, un principio che sarà cardine della prossima programmazione europea.

Il ruolo di Azienda Zero Piemonte: benchmarking e standardizzazione

Simona Iaropoli, direttore del Sistema Informativo di Azienda Zero Piemonte, ha illustrato il ruolo dell’ente come struttura di coordinamento intermedia tra la Regione e le aziende sanitarie. L’obiettivo fondamentale è centralizzare le attività e standardizzare i processi per permettere alle singole aziende di concentrarsi sul loro core business: la cura del paziente.

In un contesto segnato dall’aumento della domanda di salute, dall’evoluzione tecnologica e dai rigidi obblighi normativi su privacy e cybersecurity, Azienda Zero si focalizza sull’interoperabilità dei sistemi e sulla gestione della complessità. Tra i progetti di punta, Iaropoli ha presentato una nuova piattaforma per l’adeguamento e il miglioramento dei sistemi informatici, sviluppata per favorire il riutilizzo delle soluzioni software e l’omogeneità dei costi.
Le aziende sanitarie possono caricare le proprie richieste applicative sulla piattaforma, la quale restituisce informazioni sulla presenza di richieste analoghe da parte di altri enti e un range di congruità economica. Questo sistema di benchmarking non solo evita duplicazioni di spesa, ma standardizza l’ecosistema regionale, ponendo le basi per la creazione di un vero e proprio catalogo piemontese delle evoluzioni applicative.

Aziende sanitarie come palestre di innovazione

Il dibattito ha visto il confronto tra la prospettiva dei direttori generali e quella degli ingegneri clinici del territorio piemontese:

  • Francesco Cattel (referente Fiaso Piemonte): ha analizzato lo scenario demografico attuale, caratterizzato da un’aspettativa di vita media di 84 anni a fronte della comparsa dei primi problemi di salute già intorno ai58 anni, con una conseguente esplosione delle comorbidità.
    Se l’investimento tecnologico ha aumentato l’efficacia delle cure, i nodi critici rimangono la sostenibilità e l’accessibilità. Cattel ha invocato il passaggio dai modelli tradizionali di Hta a logiche di Value-Based Healthcare (VBHC), dove la valutazione si sposta sul valore reale e sull’outcome clinico misurabile.
    Per fare questo, l’accesso a dati reali diventa cruciale. Le aziende devono farsi “palestre di innovazione” agendo su due leve: la formazione mirata del personale (avviata in collaborazione con SIHTA) e il potenziamento della comunicazione ai cittadini. Un esempio pratico è stata la gestione dei 18 mila pazienti rimasti senza medico di famiglia su 160 mila residenti, affrontata con la creazione di appositi ambulatori dedicati ai pazienti orfani.
  • Matteo Falzetti (referente Regionale Aiic Piemonte): ha posto l’accento sulle criticità della sanità quotidiana, spesso rallentata da processi ridondanti e frammentari che sottraggono tempo prezioso alla cura. La tecnologia da sola non è la soluzione se non è accompagnata da una profonda trasformazione organizzativa. Il modello verso cui tendere è unecosistema interconnesso e multidirezionale che veda lo scambio continuo tra industria, pazienti, aziende e professionisti.
    Falzetti ha invitato a valutare il costo dell’innovazione contrapponendolo al “costo del non innovare”, ricordando che i veri innovatori operano dentro le mura degli ospedali (medici, infermieri, tecnici, ingegneri). Gli ingegneri clinici devono quindi evolvere da semplici custodi delle tecnologie ad architetti dell’innovazione, governando sicurezza, sostenibilità, processi, interoperabilità e qualità.

La gestione operativa come motore di valore: il Protocollo Aiic-Fiaso

Roberta Bellini, direttrice della Struttura Complessa Area Sviluppo Strategico e Innovazione Organizzativa dell’Aou di Alessandria, ha riallacciato il filo con i lavori del convegno regionale di novembre 2025 per ridefinire il ruolo dell’operations management in sanità. La sanità è il primo settore per produzione di dati, ma l’ultimo per la loro trasformazione in valore reale. A questo si aggiungono la crisi del capitale umano (burnout e problemi di fidelizzazione), la forbice tra costi e finanziamenti e l’enorme carico della cronicità, che impone una revisione dei percorsi dei pazienti verso i setting assistenziali più appropriati.

La gestione operativa si pone come sintesi di questa sfida attraverso tre macro-aree di ottimizzazione: aree produttive (blocchi operatori, ambulatori, laboratori); patient flow (efficientamento dei percorsi ed eliminazione dei tempi di attesa); supply chain (logistica integrata dei beni).

Per estendere queste competenze gestionali e ingegneristiche su tutto il territorio nazionale, è stato strutturato lo schema del futuro Protocollo d’intesa Aiic-Fiaso sull’Operations Management. L’accordo punta ad applicare i requisiti del DM 77, non limitandosi a costruire nuove strutture territoriali ma facendole funzionare in modo efficiente tramite l’eliminazione delle fratture organizzative, la standardizzazione dei flussi logistici e l’implementazione della telemedicina.

Il protocollo si articolerà su 4 linee d’azione:

  • supporto operativo alle aziende sanitarie
  • definizione di modelli organizzativi standardizzati
  • formazione d’eccellenza per il personale
  • istituzione di un osservatorio comune per le buone pratiche e la gestione delle cronicità.

Un comitato di coordinamento permanente avrà il compito di guidare e raccordare i tavoli di lavoro regionali.

Il punto di vista delle Direzioni Generali

La sessione si è conclusa con una tavola rotonda che ha ospitato l’analisi del vicepresidente nazionale Fiaso Luigi Vercellino. Il panel ha confermato che la gestione operativa rappresenta la chiave di lettura fondamentaleper spostare il focus dall’acquisto della tecnologia alla reingegnerizzazione del processo, l’unico vero elemento generatore di outcome di salute.

Il vicepresidente Fiaso ha espresso forte plauso per il nascente schema di protocollo e per l’istituzione del laboratorio comune Aiic-Fiaso, evidenziando che il superamento delle liste d’attesa non si ottiene aumentando la produzione in modo lineare (dinamica che, al contrario, alimenta le liste stesse), ma governando i percorsi. Il tema chiave rimane la gestione della cronicità, che assorbe il 70% delle energie del sistema sanitario: poiché 4 o 5 Pdta coprono circa il 90% delle patologie croniche, la loro standardizzazione tramite strumenti di gestione operativa permetterebbe di mettere in sicurezza il sistema dal rischio di collasso.

In sede di chiusura, il presidente del convegno Lorenzo Leogrande, ha auspicato la firma e la messa a terra del protocollo nel minor tempo possibile, ricordando altresì che sebbene l’accordo nasca a livello nazionale per definire le linee guida e le macro-tematiche, la sua reale efficacia dovrà svilupparsi a livello regionale, fornendo a ciascun governatore e direttore generale gli strumenti tecnici per riorganizzare i servizi sanitari sul territorio.

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