Il quadro dell’assistenza ospedaliera in Italia si arricchisce di un nuovo e fondamentale tassello. Presso il Ministero della Salute è stato presentato il “Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero – Dati SDO 2024”. Il documento, curato dal neo-istituito Ufficio 9 della Direzione Generale della Programmazione e dell’Edilizia Sanitaria, analizza le Schede di Dimissione Ospedaliera per monitorare stato di salute, efficienza organizzativa e appropriatezza clinica del Ssn.

I dati descrivono un sistema che prosegue in un trend di recupero lento ma costante iniziato nel 2021, muovendosi progressivamente verso i livelli di attività antecedenti lo shock pandemico del 2020, pur senza averli ancora pienamente riassorbiti.

Volumi di attività: recupero graduale ma sotto i livelli del 2019

Nel 2024, le Sdo complessivamente acquisite dal flusso informativo ministeriale sono state 8.045.050, segnando una crescita di 86.143 unità rispetto all’anno precedente (+1,1%). Nonostante la risalita, il divario con l’ultimo anno pre-pandemico (2019) rimane evidente, attestandosi a un -5,6% in termini di volumi complessivi di ospedalizzazione.

La medesima dinamica si riscontra nelle giornate di degenza, che nel 2024 hanno raggiunto quota 54,8 milioni: un dato in lieve aumento sul 2023 ma inferiore del 7% rispetto al 2019. Guardando al dettaglio dei regimi assistenziali al netto dei neonati sani:

  • ricoveri per acuti ordinari: rappresentano circa il 95% della casistica, registrando 5.672.246 dimissioni (+1,4% sul 2023, -5,6% sul 2019)
  • ricoveri per acuti in regime diurno (Day Hospital/Day Surgery): saliti a 1.709.243 accessi (+1,1% sul 2023), mostrando lo scostamento più contenuto rispetto al pre-Covid (-2,2%)
  • riabilitazione ordinaria: stabile con 290.720 dimissioni (+0,5% sul 2023).
  • lungodegenza: pur crescendo dell’1,5% rispetto al 2023 con 73.755 dimissioni, si conferma il segmento più lontano dagli standard del 2019, evidenziando una contrazione del -25,3%.

Se si allarga l’orizzonte temporale dal 1997 al 2024, le dimissioni totali sono scese da 11,7 a 7,77 milioni (-34%). Questa tendenza strutturale riflette le precise scelte di programmazione sanitaria orientate al potenziamento dell’assistenza territoriale e al contenimento dei ricoveri inappropriati.

Qualità dei dati e integrazione della SDO-R

Sotto il profilo tecnico-informatico, il flusso SDO ha raggiunto nel 2024 il picco storico di completezza, registrando una copertura degli istituti di ricovero pari al 99,9% (100% per il pubblico e il privato accreditato, 96,8% per le strutture non accreditate). Le schede totalmente valide e prive di errori strutturali si attestano all’85,74%.

Altresì, l’edizione 2024 introduce le prime macro-analisi legate al nuovo tracciato C (la cosiddetta SDO-R o SDO riabilitativa), introdotto dal DM n.165 del 26 settembre 2023. Questa integrazione permette di rilevare sistematicamente le scale di disabilità e complessità assistenziale, essenziali per valutare l’appropriatezza dei ricoveri in riabilitazione.

Indicatori clinici: cause di ricovero e crollo del fattore Covid

La composizione clinica della casistica per acuti in regime ordinario vede al vertice tre specifiche Categorie Diagnostiche Maggiori (MDC), che da sole coprono circa il 39% della produzione ospedaliera:

  • sistema muscolo-scheletrico e tessuto connettivo: 14,3% del totale (811.709 ricoveri)
  • apparato cardiocircolatorio: 13,9% (788.486 ricoveri)
  • apparato respiratorio: 10,4% (587.307 ricoveri).

Si osserva una marcata contrazione del DRG relativo a infezioni e infiammazioni respiratorie negli adulti con complicanze (tipicamente associato ai ricoveri Covid), passato dai 130.580 casi del 2021 ai soli 34.118 del 2024.
Prosegue, inoltre, il calo dei ricoveri legati a gravidanza, parto e puerperio, diminuiti del 21% tra il 2018 e il 2024. Per la prima volta, il DRG legato alla sostituzione di articolazioni maggiori (protesi d’anca e ginocchio) ha superato per volumi il parto vaginale non complicato.

Efficienza e performance organizzativa

I parametri di efficientamento registrano segnali positivi. La degenza media nazionale per acuti si attesta a 7,03 giorni (in calo rispetto ai 7,1 del 2023 e ai 7,4 del 2021), riallineandosi progressivamente ai valori storici.
La degenza media preoperatoria scende a 1,52 giorni (era 1,76 nel 2020), denotando una migliore fluidità organizzativa interna. Il peso medio dei ricoveri resta stabile a 1,32, a dimostrazione di una complessità clinica della casistica che si mantiene elevata rispetto al passato (nel 2014 era 1,16).

Tuttavia, l’analisi dei quadranti basata sull’indice di case-mix (ICM) e sull’indice comparativo di performance (ICP) mette in luce profonde asimmetrie territoriali:

  • alte degenze standardizzate: Valle d’Aosta (9,4 giorni), Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Sardegna mostrano i tempi di degenza più lunghi
  • basse degenze standardizzate: Toscana (6,3 giorni) e la Provincia Autonoma di Bolzano registrano i valori più contenuti
  • degenza preoperatoria: Molise, Basilicata e Sardegna superano i 2 giorni di attesa prima dell’intervento, laddove Piemonte, Toscana e Bolzano restano sotto la soglia degli 1,3 giorni.

Tempi di attesa e bilancio sull’appropriatezza

Il monitoraggio dei tempi d’attesa per le procedure programmate mostra un andamento altalenante. Gli interventi chirurgici per il tumore della mammella registrano un’attesa media di 26 giorni, in netto miglioramento rispetto ai 30,1 giorni del 2022. Al contrario, l’attesa per l’intervento di ernia inguinale in day hospital resta critica: 130,8 giorni medi, un dato migliore rispetto al 2022 (135,7) ma ancora nettamente superiore ai 104,2 giorni registrati nel 2019.

Sul versante dell’appropriatezza clinica ed efficacia assistenziale, si segnalano due fenomeni opposti:

  • miglioramento organizzativo: Diminuiscono i ricoveri diurni diagnostici e si riducono del 6% i ricoveri con degenza oltre soglia nei pazienti over 65. La chirurgia mini-invasiva (laparoscopia per colecistectomia) è ormai uno standard consolidato che supera il 95% degli interventi. Il tasso di decessi ospedalieri per acuti è sceso al 3,5%, tornando ai livelli pre-pandemici
  • criticità territoriali ed epidemiologiche: Il tasso di ospedalizzazione per influenza nell’anziano (over 65) è letteralmente raddoppiato, schizzando da 5,91 casi per 100.000 abitanti nel 2023 a 11,7 nel 2024. Un dato, quest’ultimo, che funge da indicatore proxy di una ridotta accessibilità o funzionalità dei servizi di cura primari sul territorio. Il ricorso al taglio cesareo cala lentamente ma si attesta ancora su livelli elevati (31,5% dei parti).

Dicotomia pubblico-privato e impatto economico

Il Rapporto SDO 2024 conferma inoltre la dicotomia dei due comparti erogativi del SSN. I dati evidenziano una netta e speculare divisione dei compiti: le strutture pubbliche gestiscono il carico principale dell’acuzie, erogando il 75% dei ricoveri e l’81% delle giornate di degenza per acuti.
Al contrario, il comparto privato accreditato (case di cura, Irccs privati) detiene il monopolio operativo della riabilitazione, coprendo il 79% dei ricoveri e delle giornate assistenziali.

Lazio, Molise, Lombardia, Puglia e Campania si confermano le Regioni con la più alta incidenza di ricorso al privato accreditato. Nel lungo periodo, la quota complessiva di schede SDO evase dal settore pubblico è scesa dall’88% (1998) al 71,6% (2024).
Infine, sotto il profilo economico, la remunerazione teorica complessiva delle prestazioni ospedaliere (calcolata sulle tariffe nazionali di riferimento) ha toccato nel 2024 i 28,6 miliardi di euro, con un incremento di circa il 2% rispetto ai 28,1 miliardi del 2023, una variazione trainata essenzialmente dall’aumento dei volumi e dei ricoveri totali erogati nell’arco dell’anno.

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