Humanitas Proton Building. Scienza, responsabilità e innovazione per la sanità 

A trent'anni dalla nascita Humanitas apre nuove porte alla medicina di precisione, con strutture innovative e tecnologie evolute che portano ai pazienti oncologici le migliori cure disponibili, anche di tipo sperimentale.

Il Proton Building è l’ultimo tassello di un più ampio programma di sviluppo tecnologico e infrastrutturale del Cancer Center dell’Istituto Clinico Humanitas. Interamente dedicato alle cure oncologiche più evolute, è il primo esempio in Italia di un centro di protonterapia integrato in un policlinico universitario dotato di Pronto Soccorso.

Con oltre 50.000 persone in cura, il Cancer Center dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano è tra i più importanti in Italia (credit: Andrea Martiradonna)

Composta dalla Protonterapia e dalla Clinical Trial Unit, la nuova struttura è parte integrante di un percorso di cura multidisciplinare, che accompagna il paziente in tutte le fasi, dalla diagnosi al trattamento comprese le terapie sperimentali di ultima generazione, fino al follow-up e alla gestione multidimensionale delle complicanze.

Collaborazione tra pubblico e privato 

L’entrata in funzione del Proton Building è coincisa con il trentesimo anniversario della nascita di Humanitas: in questo periodo negli ospedali del gruppo è stato curato circa il 10% della popolazione italiana. Ogni anno, 150.000 persone accedono ai pronto soccorso a Rozzano (Milano), Bergamo, Torino e Castellanza (Varese), e 1.100 bambini nascono nel punto nascita di Milano. Oltre 50.000 persone sono in cura nel Cancer Center di Rozzano, tra i più importanti in Italia.

Luciano Ravera, ad del Gruppo Humanitas, ha affermato al riguardo: «Questi numeri raccontano solo in parte l’energia di una comunità di professionisti unita dall’obiettivo di portare le migliori cure ai pazienti. L’orgoglio per il percorso fatto accresce le nostre responsabilità di contribuire alla sfida di associare innovazione con accessibilità.

Luciano Ravera, amministratore delegato Gruppo Humanitas

Una sfida in cui la visione universalistica che ci anima si confronta con la sostenibilità economica in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento dei costi delle cure, ma anche dall’evoluzione rapidissima di nuove tecnologie. Per questo crediamo che la collaborazione pubblico e privato sia più che mai necessaria e che i grandi Teaching Research Hospital debbano avere un ruolo primario nell’architettura dei sistemi sanitari nazionali del futuro».

La protonterapia utilizza fasci di protoni ad alta energia che incrementano l’efficacia terapeutica e minimizzano il rischio di effetti collaterali (credit: Andrea Martiradonna)

Le sfide del futuro

Invecchiamento della popolazione, calo delle nascite e aumento dei costi legato all’innovazione stanno ridefinendo l’equilibrio dei sistemi sanitari.

Abbiamo chiesto a Riccardo Bui, ad dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas, se l’intelligenza artificiale potrà rappresentare un alleato in queste sfide.

Riccardo Bui, amministratore delegato Irccs Istituto Clinico Humanitas e Humanitas San Pio X

«In Humanitas è in atto un percorso di innovazione continua, per studiare nuove modalità d’integrazione tra tecnologia e competenze mediche.
L’AI è entrata nei nostri ospedali per affiancare i medici in attività di diagnosi e, da poco, anche in ambulatorio con un sistema di trascrizione automatica delle visite ambulatoriali, che organizza una prima bozza di referto clinico, riducendo il carico amministrativo dei medici favorendo la relazione con il paziente. In ambito di Ricerca, l’AI si sta dimostrando un grande alleato.

Un esempio sono le ricerche sui digital twins che, dall’Oncoematologia si stanno aprendo anche a Gastroenterologia, Reumatologia ed Epatologia. A fianco a questo impegno tecnologico ne esiste uno di disseminazione: attraverso il modello di ospedale diffuso portiamo sul territorio l’esperienza di un policlinico universitario, grazie alla community di medici e a percorsi qualitativi che garantiscono continuità di cura».

Nel Cancer Center di Humanitas il paziente è al centro del percorso terapeutico ed è seguito in tutte le fasi, dalla diagnosi al trattamento fino al follow-up (credit: Andrea Martiradonna)

Il nuovo Proton Building è un esempio di questo impegno. Un edificio di oltre 6.400 metri quadrati interamente dedicato all’oncologia, con spazi progettati per rispondere in modo integrato e completo sia alle esigenze cliniche, diagnostiche e di ricerca, parte integrante di un percorso di cura multidisciplinare che accompagna il paziente in tutte le fasi, dalla diagnosi al trattamento, fino al follow-up e alla gestione multidimensionale delle complicanze.

Il Proton Building potenzia ulteriormente il Cancer Center, attivo dal 2010, che ogni anno prende in carico oltre 7.000 nuovi pazienti, circa la metà dei quali necessita di trattamenti radioterapici. Il percorso nel DHO (chemioterapia, immunoterapia, terapie a bersaglio molecolare o combinazioni di queste) è appannaggio di circa 2.800 persone ogni anno, pari a 120 terapie al giorno di cui il 15% circa sperimentali.

Domenico Lenoci, direttore generale Imaging & Radio-Proton Therapy Division di Humanitas, commenta lo sviluppo di queste progettualità:«L’arrivo della Protonterapia in Humanitas non significa solo avere a disposizione una nuova tecnologia, ma un ulteriore passo verso trattamenti più mirati, efficaci e sostenibili per il paziente, resi possibili da un approccio multidisciplinare e da una Ricerca strettamente connessa alla pratica clinica.

Domenico Lenoci, direttore generale Imaging & Radio-Proton Therapy Division di Humanitas

Particolarità dell’impegno Humanitas sul fronte è l’approccio multidisciplinare che coinvolge le radioterapie degli altri ospedali del Gruppo: una possibilità per tutti i pazienti che risiedono nelle regioni in cui sono presenti gli ospedali Humanitas».

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