Nel complesso ecosistema ospedaliero contemporaneo, la sala operatoria non può più essere considerata un comparto isolato o un semplice centro di costo. Essa rappresenta il cuore pulsante, il centro gravitazionale che determina l’efficienza clinica, la sicurezza del paziente e la sostenibilità economica dell’intera struttura.
Da questa consapevolezza, e dalla spinta propulsiva di una community nata attorno al Master in Operating Room Management (ORM) dell’Università Cattolica di Roma, è nata AiORM – Associazione Italiana di Operating Room Management.
A guidarla è Andrea Cambieri, direttore sanitario della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che in questa intervista delinea la missione dell’associazione: trasformare la gestione chirurgica in un modello di governo integrato, dove tecnologia, dati e fattore umano convergono verso la creazione di valore reale per il Ssn.
Un percorso di consolidamento
La genesi di AiORM affonda le radici in un’esigenza condivisa da un nucleo di professionisti che operano quotidianamente sul campo. Non si tratta di un’iniziativa calata dall’alto, ma di un movimento spontaneo nato dall’intersezione tra pratica clinica e ingegneria gestionale.
«AiORM nasce da un nucleo fondante di appassionati di sale operatorie che, per tradizione, le hanno montate, ingegnerizzate e fatte evolvere», ha esordito il prof. Cambieri. Il vero catalizzatore è stato il Master in Operating Room Management – ORM, presso il Policlinico Gemelli, giunto ormai alla sua settima edizione.
«Con una partecipazione costante tra i 15 e i 20 professionisti l’anno, si è creata una massa critica di esperti che sentiva il bisogno di una casa comune. Non potevamo più limitarci al confronto informale o alle aule accademiche; serviva una struttura che desse voce e dignità a questa nuova professionalità, trasformando una rete di contatti in una vera istituzione».
Dopo la creazione dell’Associazione, avvenuta nel 2025, il 2026 si prospetta come l’anno del consolidamento e del rilancio su scala nazionale. L’obiettivo è ambizioso: presidiare capillarmente il territorio e incrementare esponenzialmente il numero degli associati per creare un network di buone pratiche consultabile da ogni ospedale italiano. Il calendario è già fitto, con sette eventi lanciati in città chiave come Torino, Napoli, Arezzo, Parma, Bologna.
«Siamo stati presenti in contesti di rilievo come il Forum Risk Management di Arezzo e il convegno nazionale Aiic di Torino, portando le nostre tematiche distintive in spazi di discussione dedicati, confrontandoci con ingegneri clinici e decisori politici per dimostrare che l’ORM è la chiave per ottimizzare i processi complessi».
La visione della value-based healthcare
Uno dei pilastri della missione di AiORM è il superamento della visione tradizionale e spesso riduttiva della sala operatoria, intesa solo come un contenitore di alte tecnologie o un teatro per l’atto chirurgico fine a sé stesso.
«Noi lavoriamo sul governo del percorso chirurgico globale», ha sottolineato con forza Cambieri. In questa visione, il viaggio del paziente non inizia con l’anestesia, «ma idealmente già in ambulatorio, nel momento del primo consulto. Prosegue poi attraverso gli approfondimenti diagnostici, la fase operatoria e si conclude solo con il follow-up post-chirurgico e la riabilitazione».
È un approccio vasto che si inscrive nel solco della value-based healthcare, ovvero l’analisi dei percorsi basata sul valore reale generato per il paziente rispetto alle risorse impiegate. In quest’ottica, la definizione di un linguaggio comune diventa una priorità assoluta.
«Dobbiamo smettere di misurare la sala solo per volumi d’interventi e iniziare a valutarla per l’esito clinico e l’efficienza complessiva. Questo richiede che chirurghi, anestesisti e direzioni sanitarie parlino la stessa lingua tecnica e gestionale».
Gestione attiva del dato e nuovi KPI
Un punto di rottura rispetto al passato riguarda l’uso delle informazioni. Troppo spesso gli ospedali soffrono di un reporting passivo, in cui i dati vengono raccolti solo per scopi amministrativi, flussi ministeriali o analisi a posteriori che arrivano quando i problemi sono ormai consolidati.
«Il nostro obiettivo è formare professionisti capaci di gestire KPI – Key Performance Indicators, attivi», ha spiegato il presidente AiORM. Un ORM moderno deve saper manovrare i dati in tempo reale per implementare correttivi durante il processo stesso. Non basta sapere quanto è durata un’operazione; bisogna capire perché ci sono stati tempi morti tra un intervento e l’altro, come ottimizzare il turnover delle sale e come ridurre i colli di bottiglia che alimentano le liste d’attesa.
«L’uso dei dati è fondamentale anche per integrare l’IA, che sta entrando prepotentemente nei blocchi operatori. L’IA non serve solo a supportare il gesto del chirurgo, ma a prevedere le complicazioni, ottimizzare la programmazione chirurgica (il cosiddetto scheduling) e gestire lo stock dei materiali in modo predittivo, riducendo gli sprechi e garantendo che ogni tecnologia sia utilizzata al massimo delle sue potenzialità».
Sicurezza e rischio clinico: l’ORM come garante
La sala operatoria è, per definizione, un ambiente ad alto rischio. La gestione della sicurezza non può essere delegata solo alla check-list preoperatoria, ma deve essere parte integrante del management del blocco.
«L’ORM agisce come un supervisore dei processi di sicurezza», ha osservato Cambieri. «Dalla sterilizzazione dello strumentario alla gestione dei gas anestetici, ogni passaggio deve essere ingegnerizzato per minimizzare l’errore umano».
AiORM punta a diffondere protocolli di gestione del rischio che non siano percepiti come burocrazia, ma come strumenti di tutela per il chirurgo e per il paziente. Una sala operatoria ben gestita è una sala dove il chirurgo può concentrarsi esclusivamente sull’atto clinico, sapendo che l’intera “macchina” attorno a lui è oliata e sicura.
Multidisciplinarità e soft skills
La complessità della sala operatoria richiede competenze trasversali che vanno oltre il titolo accademico di origine. AiORM è una casa che aggrega figure diverse: chirurghi, ingegneri gestionali, direzioni sanitarie, anestesisti, infermieri di area critica, economisti…
«L’operating room manager è una figura d’intersezione che deve dominare ambiti eterogenei: dall’economia sanitaria al budget, dal rischio clinico alle tecnologie d’avanguardia come la robotica e l’informatica medica».
La tecnica, però, non è tutto. «C’è una componente fondamentale di soft skills. L’ORM deve saper gestire conflitti e rapporti interpersonali complessi, spesso in situazioni di forte stress. Deve agire come un partner strategico e un facilitatore del lavoro in team, costruendo una leadership riconosciuta sul campo che non si basa sull’autorità formale, ma sulla capacità di risolvere problemi e creare un clima di collaborazione produttiva».
Sostenibilità e green OR
L’agenda di AiORM per il 2026 tocca anche il tema della sostenibilità ambientale. Le sale operatorie sono tra i reparti più energivori di una struttura ospedaliera e producono una quantità massiccia di rifiuti, spesso speciali e difficili da smaltire.
«L’efficienza di impatto ambientale, la cosiddetta chiave green, è un tema ormai trasversale», ha riconosciuto Cambieri. «L’ORM deve occuparsi anche di come ridurre i consumi energetici, di come gestire meglio i rifiuti e di come selezionare dispositivi medici che abbiano un ciclo di vita più sostenibile».
Questa non è solo una scelta etica, ma una necessità economica: un ospedale più verde è spesso un ospedale più efficiente, capace di reinvestire i risparmi energetici in innovazione clinica e personale.
Verso il riconoscimento istituzionale
Il traguardo finale di AiORM resta il posizionamento istituzionale e normativo. Nonostante l’evidenza dei risultati prodotti da un buon management di sala, il panorama nazionale resta frammentato. Alcune regioni hanno iniziato a inserire l’Operating Room Manager nei propri ordinamenti, ma manca ancora un’uniformità a livello del Ssn.
«Vogliamo che questo ruolo venga ufficialmente riconosciuto all’interno delle piante organiche del Ssn. La nostra ambizione è che questa evoluzione gestionale non rimanga confinata ad alcuni centri di eccellenza, ma diventi lo standard per ogni struttura».
L’obiettivo ultimo è chiaro: «arrivare prima e meglio al letto del paziente». Ottimizzare la sala operatoria significa, in ultima analisi, garantire che ogni euro investito in sanità si traduca nel massimo beneficio clinico possibile. AiORM è pronta a essere l’interlocutore tecnico di questa trasformazione.


