Antincendio parte integrante della sicurezza della cura

La sicurezza antincendio di strutture sanitarie, pubbliche, private, convenzionate, cliniche, reparti, è fattore imprescindibile, strettamente interconnesso, con la sicurezza del paziente.
Sicurezza che fa leva su due caposaldi: la “forza” di investimenti strutturali, con l’adeguamento di strumenti e mezzi secondo le singole esigenze del presidio, e la formazione adeguata del personale sanitario e di ogni figura operante all’interno delle strutture.

Sono alcuni dei convenuti sviluppati da “Sicurezza antincendio nelle strutture sanitarie: adeguamento normativo, gestione del rischio e prospettive future”, organizzato da Anspi – Associazione Nazionale Sorveglianza Prevenzione Incendi con il patrocinio del Ministero degli Interni, Ministero della Salute e con Aiop e Siais, in collaborazione con Christian Garavaglia, consigliere di Regione Lombardia, tenutosi in concomitanza con la giornata mondiale della sicurezza del paziente, a sottolineare la continuità della tematica. Hanno preso parte alla giornata, offrendo una visione completa dello stato dell’arte sulla sicurezza antincendio istituzioni, Vigili del Fuoco, dirigenti sanitari e professionisti tecnici.

L’impegno di Regione Lombardia

Oltre la norma. Prevenzione, manutenzione, controllo, tutela, adeguamento, aggiornamento (in)formazione e in formazione continua, con una apertura al futuro. Sono tutti aspetti, parte integrante di un unico concetto e impegno, globali: la sicurezza del paziente.

La tematica dell’antincendio va letta non solo come una prescrizione o un adeguamento normativo ma come una operatività di scelte per garantire strutture sanitarie in cui siano erogate cure appropriate eluoghi sicuri a tutela del benessere del paziente.
Regione Lombardia ha consolidato il proprio impegno in questa direzione, con investimenti concreti, allocando nel corso degli ultimi anni importanti finanziamenti: oltre 445 milioni di euro, solo nel 2024, secondo i dichiarata dell’on. Garavaglia, destinati al capitolo sanità e in particolare modo alla gestione delle strutture sanitarie, compresa la messa in sicurezza degli immobili. Fare sicurezza non significa infatti certificare qualcosa, ma costruire qualcosa.

Dove investire

La tutela antincendio comincia dai giusti investimenti. «La sicurezza antincendio nelle strutture sanitarie – ha affermato nel corso dei saluti istituzionali l’on. Marcello Gemmato, sottosegretario di dtato al Ministero della Salute – è componente essenziale della più ampia sicurezza delle cure e richiede una visione capace di coniugare prevenzione, controllo e capacità di risposta.
Gli ospedali e le strutture sanitarie, infatti, sono luoghi caratterizzati da una particolare complessità: accolgono persone fragili o non autosufficienti e devono garantire continuità assistenziale anche nelle situazioni di maggiore criticità.
Per questo, la sicurezza non può essere considerata soltanto come un insieme di adempimenti, ma parte integrante della cultura delle organizzazioni sanitarie. Prevenire significa investire nella progettazione e nella manutenzione degli ambienti e degli impianti, nella formazione degli operatori, nella conoscenza dei rischi e nella capacità di intervenire tempestivamente quando l’emergenza si manifesta.
È una prospettiva che si inserisce pienamente in una concezione moderna della tutela della salute, nella quale la prevenzione assume un ruolo centrale, accanto all’approccio One Health che ci ricorda quanto la protezione della salute debba essere affrontata attraverso una visione integrata e responsabile dei rischi che interessano persone, ambienti e sistemi.
Una sicurezza concreta, quotidiana, che riguarda ospedali, cliniche, reparti, operatori e pazienti: la sicurezza antincendio nelle strutture sanitarie italiane. Un tema che, con l’avvicinarsi delle scadenze normative e l’evoluzione del quadro legislativo, richiede un confronto maturo, autorevole e soprattutto condiviso».

Investimenti nelle strutture e formazione dei lavoratori

Sono, pertanto, i due caposaldi che contribuiscono a generare e assicurare sicurezza nel suo complesso. Investire in formazioni significa investire in tempo, capacità che ricadono, positivamente, sul paziente-cittadino.
Gli operatori sanitari hanno infatti, quotidianamente almeno due grosse responsabilità: proteggere una categoria di pazienti altamente fragili e vulnerabili e la responsabilità degli investimenti. Le Regioni e il mondo privato hanno l’onere di dover mettere a frutto questo impegno il cui esito è conseguente alla capacità di declinare in modo coretto le norme.

Le normative

Hanno avuto una evoluzione importante nel tempo che ha consentito di offrire “prossimità” al paziente, in modo performante e (potenzialmente) qualitativamente ottimale, pur tenendo conto di alcune criticità. Ad esempio ambienti e reparti, come i Pronto Soccorsi che non possono essere chiusi, neppure per breve tempo, per la sostituzione anche di una porta tagliafuoco in quanto punto di approdo di migliaia di accessi quotidiani.

In ambito normativo il decreto del 19 marzo 2015 (decreto San Giuseppe) ha rivoluzionato il modo di operare in materia, introducendo regole che ancora oggi applicate, incentivando la consapevolezza che il sistema gestionale è alla base di una delle misure compensative più importanti che si possono includere all’interno delle strutture sanitarie.
Il decreto ha inoltre messo un altro punto fermo: il mondo sanitario deve occuparsi (anche) del sistema prevenzione incendi, facendo adeguata formazione.
Per esempio, educando all’interno delle strutture delle squadre di reparto, persone che hanno il compito di azzerare quanto più possibile il tempo che passa dallo scoppio dell’incendio all’arrivo degli addetti, quali i Vigili del Fuoco.

Ciò impone che vengano strutturati adeguati percorsi di formazione fin dalle linee di indirizzo scolastiche, avvalendosi della collaborazione di addetti ai lavori, il corpo dei VVF, e istituzionali, il Ministero dell’Interno e del Ministero della Salute. L’azzeramento del tempo può trovare un efficace supporto nella “squadra aggiuntiva”, un gruppo di operatori o addetti alla sicurezza mobilitato per supportare la squadra ordinaria durante le emergenze, in occasione di eventi ad alto rischio.

Concetti e considerazioni che fanno emergere l’ospedale come «struttura viva» in costante mutamento, che richiede sistemi di monitoraggio continui per preservare nel tempo le condizioni di sicurezza, di figure altamente formate, tra cui il risk manager, capaci di agire e gestire il rischio clinico e strutturale, partendo dalla consapevolezza che l’errore e l’emergenza (incluso il rischio incendio) non possono essere azzerati, ma vanno affrontati con un lavoro di prevenzione quotidiana e silenziosa, spesso meno eclatante rispetto all’intervento d’emergenza ma di vitale importanza.

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