NIS2 in ospedale: accessi sicuri senza rallentare le cure

La NIS2 impone agli ospedali più controllo, tracciabilità e resilienza, ma la sicurezza non può rallentare l’assistenza. Identità certe, single sign-on, autenticazione multifattore, cambio rapido utente e governo degli accessi privilegiati permettono di proteggere dati e sistemi, ridurre le scorciatoie e garantire ai clinici flussi di lavoro efficienti e cure in condizioni di sicurezza.

Negli ospedali, la sicurezza degli accessi deve confrontarsi con una realtà operativa complessa: professionisti in continuo movimento tra reparti, pronto soccorso e diagnostica, applicazioni diverse, postazioni condivise e decisioni da prendere in tempi strettissimi.
In questo scenario, controlli troppo rigidi o procedure di autenticazione ripetitive possono trasformarsi in un ostacolo, favorendo comportamenti rischiosi come credenziali condivise o sessioni lasciate aperte.

La NIS2 rende ancora più urgente costruire un equilibrio tra protezione, tracciabilità e continuità operativa, estendendo l’attenzione anche agli accessi privilegiati e a quelli di fornitori e terze parti.
La sfida è quindi progettare un modello di sicurezza che segua il lavoro clinico, anziché rallentarlo: identità digitali affidabili, autenticazione forte ma fluida, gestione intelligente delle sessioni e monitoraggio puntuale possono ridurre il rischio informatico e, allo stesso tempo, restituire tempo alla cura.
Ne parliamo con Gilberto Bonutti, Regional Sales Manager & Head of Italy di Imprivata.

Gilberto Bonutti, Regional Sales Manager & Head of Italy di Imprivata
In che modo i flussi di lavoro reali tra dipartimenti, pronto soccorso e studi diagnostici sfidano i sistemi tradizionali di autenticazione e controllo degli accessi?

Gli ambienti clinici non seguono un modello fisso e prevedibile dal momento che il personale si sposta, anche in pochi minuti, tra pazienti, applicazioni e postazioni condivise di reparto, pronto soccorso e diagnostica. Inoltre, più professionisti possono usare lo stesso dispositivo nel corso di un turno, pur avendo bisogno di un accesso individuale e sicuro ai dati dei pazienti e ai sistemi clinici.

I modelli di autenticazione manuale, come le password, si adattano male a questa realtà, richiedono login ripetuti e passaggi lunghi proprio quando il tempo è più prezioso, confermando che quando i controlli di sicurezza non sono pensati per l’erogazione delle cure, incoraggiano scorciatoie che mettono a rischio la sicurezza, oltre a sottrarre attenzione ai pazienti. Da qui parte l’approccio di Imprivata, che si fonda sul principio che la sicurezza dell’identità e degli accessi deve adattarsi al modo in cui i clinici lavorano, non il contrario.

Quali sono, alla luce della NIS2, le principali vulnerabilità legate agli accessi ripetuti, alle credenziali usate con negligenza e alle postazioni o sessioni inadeguatamente protette?

La normativa NIS2 ha indubbiamente alzato l’asticella sulla gestione del rischio informatico, della resilienza e della responsabilità in tutta la sanità. In questo quadro, accessi ripetuti, credenziali condivise e postazioni o dispositivi non adeguatamente protetti diventano vulnerabilità concrete.

Queste pratiche rendono difficile stabilire chi abbia consultato un dato sensibile o compiuto una determinata azione e aumentano il rischio di accessi non autorizzati o di compromissione delle credenziali.
Va però tenuto conto, come già evidenziato, dell’effetto boomerang: un’autenticazione troppo gravosa spinge i medici e il personale a cercare workaround, per esempio utilizzando una medesima password o tenendo aperta una sessione, indebolendo la sicurezza che si voleva rafforzare.
Gli ospedali hanno quindi bisogno di controlli che migliorino la sicurezza e la sua aderenza ai requisiti della NIS2 in termini anche di tracciabilità e continuità operativa, senza ostacolare il lavoro clinico.

Come possono tecnologie come single sign-on, autenticazione multifattore, cambio rapido utente e controllo sessione conciliare sicurezza, tracciabilità e continuità di cura?

Queste tecnologie permettono di allineare l’accesso sicuro al modo in cui il lavoro clinico si svolge davvero. Il single sign-on elimina l’inserimento ripetuto delle password tra le applicazioni, mentre l’autenticazione multifattore dà maggiore certezza che a sistemi sensibili acceda la persona giusta.

Il cambio rapido utente è decisivo sulle postazioni condivise: un clinico chiude in sicurezza la propria sessione e il collega subentra in pochi istanti, nel rispetto della responsabilità di ogni utente. I controlli di sessione completano il quadro, bloccando le sessioni inattive ed evitando che l’accesso resti aperto dopo l’uscita dell’utente.
È la logica che guida le soluzioni di Imprivata come Enterprise Access Management, pensate per consentire ai clinici di autenticarsi in modo semplice e veloce, con piena tracciabilità. Il risultato è più sicurezza con meno attrito, quindi maggiore efficienza operativa e compliance e, non da ultimo, continuità di cura.

Quali misure dovrebbe adottare un ospedale per governare adeguatamente l’accesso privilegiato e quello di fornitori e terzi, riducendo il rischio nella catena di fornitura?

Gli ospedali dovrebbero estendere gli stessi principi di identità certa e responsabilità agli utenti privilegiati, ai fornitori e alle altre terze parti. Ogni utente deve avere un’identità verificata e nominativa, con accesso limitato ai soli sistemi e alle sole informazioni necessarie al proprio ruolo.

Questo approccio è fondamentale perché la catena di fornitura (supply chain) rappresenta oggi uno dei principali vettori di attacco per il settore sanitario. I fornitori esterni (manutentori di dispositivi medici, sviluppatori software, gestori di servizi cloud) dispongono spesso di accessi diretti alle reti ospedaliere.
Se un utente malintenzionato compromette le credenziali di una terza parte, può muoversi lateralmente nell’infrastruttura, esfiltrare dati sanitari o bloccare i sistemi critici. Sotto la lente della NIS2, la responsabilità della sicurezza non si ferma ai confini dell’ospedale, ma copre giustamente l’intero ecosistema di partner digitali.

In questa direzione, l’accesso, anche quello privilegiato, dei fornitori va circoscritto, rivisto con regolarità e revocato tempestivamente quando non serve più. Autenticazione forte, controllo delle sessioni, monitoraggio delle attività e registrazioni dettagliate degli accessi e delle operazioni offrono visibilità su come gli utenti esterni accedono ai sistemi critici, un presidio essenziale per ridurre il rischio nella catena di fornitura, ambito centrale anche in tema di compliance normativa.

Quali indicatori possono aiutare a valutare se una strategia di accesso sicuro stia davvero migliorando sia la resilienza informatica sia l’efficienza dei flussi di lavoro clinici?

Gli ospedali dovrebbero verificare se i controlli di accesso migliorano insieme ai risultati di sicurezza e alle prestazioni quotidiane. Sul fronte clinico, gli indicatori utili sono il tempo necessario per autenticarsi, il numero di accessi per turno, la rapidità di attivazione delle postazioni condivise, i ritardi nell’accesso alle applicazioni, le richieste di reset delle password e le chiamate all’help desk legate agli accessi.
A questi si affiancano indicatori che misurano la resilienza, come l’uso di identità uniche, la riduzione delle credenziali condivise, la rapidità di revoca degli accessi, le revisioni degli accessi privilegiati e di terze parti e la capacità di ricostruire le attività attraverso audit trail affidabili. Anche raccogliere i feedback dei clinici è un indicatore prezioso, in particolare per capire se i meccanismi di autenticazione supportano o interrompono l’assistenza al paziente.
Analizzare queste evidenze nel loro insieme è fondamentale, perché una strategia di accesso sicuro è efficace quando rafforza il controllo sulle identità e sui sistemi critici senza introdurre freni o rallentamenti nei flussi di lavoro.

La prova più concreta del successo è quindi una riduzione misurabile dei ritardi e delle scorciatoie legate all’autenticazione, accompagnata da una maggiore visibilità e capacità di controllo sugli accessi. L’obiettivo non è semplicemente rendere l’accesso più sicuro ai sistemi e più conforme alle normative per i settori critici come la sanità, ma farlo in modo sostenibile per chi li utilizza ogni giorno, mantenendo continuità ed efficienza nell’assistenza.

Realizzato in collaborazione con Imprivata

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