L’emergenza Covid-19 e la conseguente riorganizzazione delle strutture ospedaliere ha impattato in misura differente su tutti i reparti. I reparti di Oncologia, per esempio, sono riusciti a dare continuità di cura ai pazienti oncologici in fase acuta di malattia e che non possono sospendere le terapie.

Lo conferma uno studio promosso dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo) che ha evidenziato una riduzione delle attività di routine in più del 20% delle Oncologie italiane, mentre oltre il 70% non ha subito rallentamenti (Indini A, Aschele C, Cavanna L, et al. Reorganisation of medical oncology departments during the novel coronavirus disease-19 pandemic: a nationwide Italian survey [published online ahead of print, 2020 Apr 6]. Eur J Cancer. 2020;132:17-23).

Questo conforta, perché significa che i pazienti oncologici sono stati seguiti al meglio anche durante il picco dell’epidemia.
Condotta online tra il 12 e il 15 marzo 2020, l’indagine ha visto l’adesione di 122 primari oncologi ospedalieri membri del Collegio e ha evidenziato un altro dato interessante: la maggior parte dei centri oncologici italiani ha attivato il triage dei sintomi e dei segni d’infezione da Covid e adottato la limitazione degli accessi degli accompagnatori e il rinvio delle visite non urgenti prima delle restrizioni imposte dal Ministero della Salute e dalle Regioni.

Alcune realtà avevano già iniziato a fare anche visite di controllo telefonico, in questo modo si è limitata la diffusione del virus nelle Unità di Oncologia Medica già nelle prime fasi della pandemia, preservando dall’infezione i pazienti più fragili.

Francesco Grossi, coordinatore del progetto, ha sottolineato: «l’emergenza ha modificato il modo di lavorare di noi oncologi, creando non pochi problemi organizzativi per gestire in sicurezza i pazienti, spesso con personale medico e infermieristico ridotto per malattia o perché entrato in turni di guardia nei reparti Covid, ma nonostante tutto siamo riusciti comunque a mantenere alti gli standard di assistenza oncologica in modo omogeneo in tutto il Paese».

Stefania Somaré

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