Blockchain nella gestione della pandemia

La pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova i sistemi sanitari dei Paesi che ne sono stati colpiti, aumentando per esempio la quantità di lavoro richiesta ai professionisti, ma non solo… problemi più nascosti al grande pubblico, ma altrettanto importanti, sono intervenuti nella logistica e nella supply chain. E poi ci sono i cambiamenti in stile di vita richiesti alle cittadinanze.

Le nuove tecnologie informatiche e l’intelligenza artificiale sono strumenti che potrebbero dare il proprio contributo nel migliorare la risposta dei sistemi sanitari alla situazione attuale.

Una recente revisione sistematica condotta dalla Scuola di Scienze Applicate dell’Università di Campinas, in Brasile, si è per esempio concentrata sulla tecnologia del blockchain, un registro elettronico crittografico costituito da più nodi che si uniscono a formare una rete decentralizzata: rispetto ai database in cloud, questa tecnologia distribuisce le informazioni tra i nodi della rete, sincronizzandole allo stesso tempo.

Rispetto ai registri più tradizionali, il blockchain è più sicuro perché ogni nuova introduzione per poter essere introdotta deve ricevere il consenso di tutti i nodi, il che rende più improbabili attacchi hacker.

Secondo alcuni autori questa tecnologia è tra le 10 più importanti per gestire al meglio il Covid-19, facilitando alcuni ambiti come il tracciamento, la distribuzione di farmaci e molto altro ancora. 30 gli articoli presi in considerazione in questa revisione: il 57% degli studi riguarda la Salute Pubblica e la Sanità e suggerisce di utilizzare il blockchain, per esempio, per assicurare le autorità del corretto smaltimento degli scarti da Covid-19, per avere certezza che i dispositivi utilizzati per testare i pazienti in un centro di testing sono di qualità, per gestire la distribuzione e la consegna dei vaccini e per sviluppare un sistema di tracciamento in grado di garantire privacy e al tempo stesso essere efficiente.

Inoltre, questa tecnologia potrebbe anche facilitare il riconoscimento di informazioni errate e il loro blocco. Il restante 40% degli studi riguarda ambiti diversi da quello sanitario, come quello logistico, il turismo e così via.

Il blockchain esiste di tre tipologie: privato, di consorzio e pubblico. Bene, negli studi selezionati dagli autori, la forma più utilizzata è di tipo ibrido.

Per quanto riguarda la piattaforma, invece, si è usata per lo più Ethereum, essendo quella meglio conosciuta e stabile.

La revisione sembra confermare che il blockchain è una tecnologia utile per la gestione del Covid-19, ma gli autori evidenziano una serie di aspetti da migliorare, primo tra tutti, la scarsa “scalabilità” che rende difficile integrare grosse moli di dati.

La tecnologia inoltre richiede lavoro per essere adeguata alle attuali norme in termini di privacy, non uguali in tutto il mondo e deve essere ulteriormente messa in sicurezza per evitare attacchi hacker.

Questi sono solo alcuni dei problemi messi in evidenza dalla revisione che è pubblicata in forma open e sottolinea anche la necessità di passare dalla teoria alle prime sperimentazioni sul campo.

(Lo studio: Botene, P.H.R., de Azevedo, A.T. & de Arruda Ignácio , P.S. Blockchain as an enabling technology in the Covid-19 pandemic: a systematic review. Health Technol., 2021)

Stefania Somaré

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