Centrali Operative Territoriali, da Agenas una guida per progettarle

La realizzazione di Centrali Operative Territoriali è parte integrante del potenziamento della sanità territoriale, accanto a quella di Case di Comunità e Ospedali di Comunità. Queste strutture intendono dare risposta anche ai bisogni sociosanitari e sociali della cittadinanza.

Per garantire uno sviluppo omogeneo e condiviso di queste nuove realtà in tutto il Paese, Agenas ha pubblica la guida “La Centrale Operativa Territoriale: dalla realizzazione all’attivazione”, in collaborazione con gli esperti del Dipartimento di Architettura, ambiente costruito e ingegneria delle costruzioni, Design Health Lab del Politecnico di Milano.

Nelle sue 116 pagine, il volume offre indicazioni metaprogettuali e organizzative che possano supportare le direzioni strategiche, gli uffici tecnici e i progettisti nella programmazione, progettazione e attivazione delle nuove Centrali Operative Territoriali, partendo però da normative esistenti, best practice presenti a livello nazionale e internazionale e dal quadro esigenziale dei servizi previsti.

La prima parte della guida è dedicata al metaprogetto della Centrale Operativa Territoriale e definisce il ruolo dei vari presidi sociosanitari che vi fanno riferimento all’interno del progetto, i requisiti prestazionali che dovrebbero garantire per rispondere al PNRR, e le caratteristiche funzionali e architettoniche che queste Centrali dovrebbero avere.
La seconda sezione, invece, sostiene la definizione del modello organizzativo della Centrale Operativa Territoriale, focalizzandosi sulla dimensione organizzativa e sulle caratteristiche tecnologiche richieste. Sono analizzati anche aspetti giuridico-amministrativi.

Nella sua parte introduttiva il volume ricorda e analizza in modo approfondito, inoltre, le tante relazioni esistenti tra la Missione 6, affidata dal PNRR alla sanità con un investimento di 15.36 miliardi di euro, e le altre cinque: Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo (M1), Rivoluzione verde e transizione ecologica (M2), Infrastruttura per una mobilità sostenibile (M3), Istruzione e ricerca (M4), Inclusione e coesione (M5). Dovendo tenere conto di tutti questi intrecci e relazioni, il metaprogetto diventa molto complesso, ponendosi 3 diversi tipi di obiettivi: progettuali e funzionali; sociali e culturali; ambientali e climatici.

Una COT deve quindi prevedere spazi flessibili e adeguati da un punto di vista architettonico e funzionale, sicuri e sempre più impregnati di digitalizzazione, mentre deve costituirsi promotrice dell’innovazione digitale del territorio. Da un punto di vista ambientale, occorre lavorare sull’efficientamento energetico e sulla realizzazione di strutture resilienti ai cambiamenti climatici in atto, capaci al tempo stesso di donare comfort, benessere e salubrità agli utenti. Infine, è importante limitare gli impatti antropici.

La COT si protende, infine, verso la società garantendo equità di accesso e prossimità territoriale per i servizi proposti, arrivando a sostenere la rigenerazione urbana e la realizzazione del concetto “Urban Health”. Le indicazioni offerte dal volume non intendono in alcun modo sostituirsi all’autonomia regionale in ambito sanitario, limitandosi a fornire un chiaro quadro di riferimento.

Stefania Somaré

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