Chirurgia del pavimento pelvico e oncologica: possibile unirle?

Un recente studio, pubblicato sulla rivista Female Pelvic Medicine & Reconstructive Surgery (Nicole J. McConnell; J. Ryan Stewart; Alexandra Martin; Jeremy T. Gaskins; Erin E. Medlin. The Safety and Feasibility of Gynecologic Cancer Surgery Combined With Surgery for Pelvic Floor Dysfunction), ha analizzato la possibilità di unire, nelle pazienti che ne hanno necessità, la chirurgia del pavimento pelvico all’intervento per un tumore ginecologico.
Lo studio ha utilizzato il database americano National Surgical Quality Improvement Program per individuare pazienti che hanno ricevuto una diagnosi finale di cancro ginecologico tra il 2011 e il 2015.

Il database è stato utilizzato anche per individuare eventuali complicazioni postoperatorie, confrontando la loro incidenza nelle donne che avevano subito un intervento solo per ragioni oncologiche e in quelle che invece avevano risolto le due problematiche in un solo atto chirurgico. Tanti i casi presi in considerazione dallo studio: 25.967.

Di questi, solo 129 si riferiscono a un intervento oncologico combinato a correzione del pavimento pelvico. Da sottolineare che le donne che hanno effettuato l’intervento combinato erano più anziane, con una massa corporea inferiore, avevano valori di albumina ed ematocrito superiori negli esami preoperatori e una morbosità stimata inferiore. Ovviamente, il tempo operatorio medio degli interventi combinati è più lungo, con 226, 4 minuti contro i 174,4 del gruppo di controllo.

Ciò detto, lo studio ha evidenziato che non c’è alcuna differenza nel postoperatorio tra i due gruppi, né in termini di complicazioni, né di ri-ospedalizzazione.

Di contro, unire i due interventi permette a queste donne di non doverne affrontare un altro successivamente, il che può essere un vantaggio non solo per il soggetto, ma anche per la struttura ospedaliera. Lo studio suggerisce quindi che le problematiche oncologiche ginecologiche e del pavimento pelvico siano affrontate insieme, quando ovviamente le caratteristiche della paziente lo consentono.

Stefania Somaré

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