Il Cracking Cancer Forum, presentato nella sua prima edizione nel novembre 2019 a Firenze, aveva contribuito a gettare le basi per un nuovo modo di affrontare il cancro, scardinandolo dalla sua dimensione meramente oncologica.
L’obiettivo primario era infatti quello di affrontare le neoplasie in modo differente, attraverso il contributo di figure non soltanto medico-specialistiche, che potessero aiutare a proporre i tumori come un tema sociale e non più soltanto clinico. In quell’occasione era stato presentato anche un manifesto in 10 punti condiviso da tutti gli stakeholder.

«Poi è arrivato il Covid scompaginando e bloccando buona parte delle attività elettive. Che fine ha fatto oggi il paziente oncologico?», si è domandato Gianni Amunni, presidente dell’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica – ISPRO – e direttore della Rete oncologica Toscana, in apertura della sessione dedicata a “L’oncologica durante e dopo il Covid” del Cracking Cancer Forum 2020, tenutosi, in streaming, il 12 e 13 novembre scorsi.

«Il cancro sarà la nuova pandemia», è stato il grido di allarme. Il Covid infatti passerà, ma ci si ritroverà comunque a dover gestire il cancro, con tutte le sue problematiche assistenziali e organizzative. «La sospensione di screening per 2-3 mesi ha inoltre complessificato di molto lo scenario attuale: basti pensare che in Toscana ogni mese grazie agli screening troviamo 100 nuovi casi di tumore alla mammella. La sospensione di queste attività preventive, nei mesi più acuti del lockdown, si tradurrà in 200-300 casi di tumore in più, scoperti in una fase più avanzata», ha sostenuto con preoccupazione il presidente ISPRO.

Verso la delocalizzazione delle cure e nuovi setting assistenziali

La spinta emergenziale in oncologia ha portato a una delocalizzazione di alcune attività a basso carico assistenziale, come follow-up e televisite, dall’ospedale al territorio.

«Questa capacità di adattamento all’emergenza deve ora tradursi in un vero e proprio cambio di paradigma», ha ribadito Amunni, il quale ha proseguito ricordando che in Italia ci sono a oggi 3,5 milioni di pazienti oncologici, un carico troppo gravoso per la sola oncologia ospedaliera. Alcune “domande di sanità” è giusto che trovino setting assistenziali più adeguati al di fuori dell’ospedale pur se in connessione con quest’ultimo.

Fondamentale è iniziare a pensare che l’oncologia ospedaliera debba avere professionisti sul territorio in stretta connessione con la struttura facendo atti concreti, come la strutturazione di letti di cure intermedie o le articolazioni del chronic care model aperte anche ai pazienti oncologici.
Gli strumenti per raggiungere questo obiettivo sono essenzialmente tre: la presenza di professionisti sul territorio, un’efficace rete telematica e il fascicolo sanitario elettronico.
In questa logica, anche funzioni interne all’ospedale possono trovare una più adeguata collocazione sul territorio, come gli ambiti della nutrizione, della psico-oncologia o della riabilitazione oncologica.

«Tutto questo senza considerare i bisogni di carattere socio-sanitario che necessitano risposte a livello territoriale. A oggi si procede essenzialmente sulla base di 3 setting assistenziali: l’ambulatorio, il day hospital e il ricovero, ma sarebbe importante inserire nell’offerta anche il domicilio del paziente, i letti di cure intermedie e l’articolazione diagnostico-terapeutica del chronic care model», ha proseguito Amunni.

Occorre inoltre riscrivere i PDTA per rivedere il percorso di cura più adeguato, consentendo al paziente un facile passaggio da un setting assistenziale all’altro.

«Fare questo è cruciale», ha concluso Amunni, «per porre le basi di un nuovo paradigma assistenziale più adeguato ai bisogni del paziente oncologico e non soltanto per fornire risposte nella fase di emergenza Covid».

Il Covid-19 e le tante fragilità emerse del nostro SSN

La pandemia ha certamente evidenziato le tante fragilità del nostro sistema sanitario pubblico: «basti pensare che in Italia si muore di Covid quanto in Messico, 4 volte più che in Germania e 2 volte più che in Francia e Regno Unito», ha esordito con preoccupazione Pierfranco Conte, direttore della divisione di Oncologia Medica presso l’Istituto Oncologico Veneto di Padova e direttore della Rete Oncologica del Veneto.

Questa degenerazione è stata il frutto di eccessivi tagli che negli anni sono stati perpetrati ai danni del nostro SSN, «che non può più essere definito un fiore all’occhiello», ha proseguito, tanto che oggi si riscontrano carenze di posti letto (inferiori del 60% a quelli della Germania) e di personale medico e infermieristico. Inoltre il Covid ha colpito duramente il settore oncologico: molti pazienti, terrorizzati dal virus, hanno cancellato visite fissate per l’approfondimento di casi clinici sospetti, con conseguenze gravi che emergeranno con forza nei prossimi mesi.

«Parlare di oncologia del territorio oggi, con un sistema sanitario scheletrizzato, non può essere a costo zero. Deve voler dire mettere in campo percorsi, fare telemedicina vera, disporre di sistemi con cui dialogare per condividere storie cliniche. E tutto questo necessita di risorse, tecnologie e competenze».

Ripristinare percorsi puliti per i pazienti oncologici

Il tema dei percorsi oncologici cancellati dalla paura della pandemia è stato ripreso da Oscar Bertetto, direttore della Rete Oncologica di Piemonte e Valle D’Aosta, che ha ricordato come si sia assistito a un drastico calo di ricoveri oncologici (-16,8% nel mese di aprile 2020), di interventi di chirurgia oncologica, calati del 34% nello stesso periodo e di day surgery, ridottosi addirittura del 60%. Questo si traduce in forti ritardi per i pazienti oncologici e in diagnosi tardive.

«Superata la prima fase in cui molti reparti oncologici sono stati trasformati in reparti Covid, è essenziale salvaguardare percorsi “puliti” per i pazienti oncologici e ripristinarli laddove non tutelati; è giusto inoltre riflettere su quali percorsi possono essere spostati al di fuori della struttura ospedaliera», ha evidenziato Bertetto.
Sandro Pignata, direttore dell’Oncologia Medica presso l’Istituto Tumori Fondazione Pascale e direttore della Rete Oncologica della Regione Campania si è soffermato sull’importanza della stabilizzazione del personale: «non è sensato fare contratti di 6 mesi agli infermieri, occorre un piano strutturale di lungo termine».

In Campania, su circa 30mila casi di tumore, sono stati attivati 1.100 percorsi di continuità territoriale, un traguardo importante che viene tuttavia meno in assenza di personale numericamente adeguato.

«Dal momento che adesso arriveranno importanti risorse, va fatto un piano nazionale per supportare le reti oncologiche e dare un segnale forte al SSN per permettergli di lavorare in modo decoroso».

Semplificazione, PDTA misti e raccolta dati

Molti i relatori che hanno insistito sull’importanza di agire su tre pilastri per costruire qualcosa di concreto: la semplificazione dei processi; puntare a percorsi diagnostico-terapeutici misti coadiuvati dall’uso della telemedicina; potenziare la raccolta dati.
Negli ultimi anni il taglio occorso su ospedali e posti letto non è stato compensato dalla creazione di una medicina di prossimità. Occorre dunque – hanno richiesto numerosi relatori – ripensare il sistema di finanziamento del sistema sanitario nazionale: le risorse ci sono, ma il rischio è quello di non saperle utilizzare.

«All’interno di questo processo va altresì ripensato il finanziamento dell’oncologia», ha ricordato Amunni. «La seconda patologia per numero di morti non può continuare a ricevere finanziamenti così miseri: basti in tal senso vedere in un ospedale quale è la quota degli oncologi rispetto a medici di altre specialità».

Un’oncologia ancora a più velocità

Occorre inoltre riflettere, ha ricordato ancora Amunni, sulle diverse velocità che caratterizzano il nostro Paese, che si traducono inevitabilmente in esiti e outcome differenti.
Per reimpostare i percorsi oncologici occorre un ripensamento radicale e a tutto tondo dei sistemi di finanziamento e monitoraggio che vada verso un superamento delle disparità di trattamento da Regione a Regione. Oscar Bertetto ha inoltre ricordato in chiusura che l’emergenza sta mettendo a repentaglio uno dei cardini del nostro sistema sanitario oltre che un punto cruciale del decalogo del manifesto presentato durante il primo Cracking Cancer Forum, ovvero tempestività ed equità di accesso alle cure.

«Ridare a tutti tutto e subito è una sfida impossibile: in questa fase occorre dare priorità alle patologie più aggressive, facendo dei triage. Infine, bisogna tornare a fare ricerca, ristabilire i comitati etici e snellire gli iter burocratici».

Elena D’Alessandri

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