Il gold standard per la diagnosi dell’infezione da Sars-CoV-2 è ancora il test molecolare basato su tampone nasofaringeo, che richiede l’uso della RT-PCR per le analisi e da 1 a 3 giorni per ottenere i risultati. I saggi immunocromatografici lateral flow (LFT) sono più rapidi ed economici, dato che forniscono gli esiti in 30 minuti e consentono uno screening di massa più efficace. Quanto sono efficaci, però?

Nel documento prodotto dal Ministero della Salute lo scorso 21 febbraio relativo ad “Aggiornamento sull’uso dei test antigenici e molecolari per la rilevazione di SARS-CoV-2” si legge che «le caratteristiche di performance dei test basati su sistemi di rilevazione in chemiluminescenza, sono fondamentalmente sovrapponibili a quelle dei test antigenici cosiddetti di “terza generazione” (test in microfluidica con lettura in fluorescenza) e sembrano essere particolarmente indicati, tra l’altro, per la gestione di screening negli ospedali». Quindi anche i saggi immunocromatografici lateral flow sono riconosciuti efficaci, soprattutto in certi contesti.

Questa evidenza è sostenuta da un nuovo studio condotto da ricercatori del Wolfson Institute of Population Health, Barts School of Medicine and Dentistry della Queen Mary University di Londra, della Oxford University, dell’Institute for Advanced Studies di Vienna e della Medical University di Graz, in Austria, pubblicato su Eclinical Medicine (Leber W, Lammel O, Siebenhofer A, Redlberger-Fritz M, Panovska-Griffiths J, Czypionka T. Comparing the diagnostic accuracy of point-of-care lateral flow antigen testing for SARS-CoV-2 with RT-PCR in primary care (REAP-2). EClinicalMedicine. 2021 Jul 13:101011. doi: 10.1016/j.eclinm.2021.101011. Epub ahead of print. PMID: 34278276; PMCID: PMC8277224).

In particolare, gli autori hanno valutato l’accuratezza diagnostica di questi saggi su 1.037 pazienti con sintomi influenzali da lievi a moderati, sottoposti a LFT: i casi sospetti sono stati poi anche sottoposti a test molecolare RT-PCR.

I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: quelli con LFT reattivo e RT-PCR positivo e quelli con LFT negativo ma RT-PCR positivo. Tra i pazienti risultati effettivamente infetti da Covid-19 (826), la gran parte (788) ha avuto un risultato positivo anche con la strategia LFT.

In termini percentuali, questi test hanno mostrato, nello studio, una specificità dell’89,1%, una sensibilità del 95,4%, un valore di predizione positiva del 97,3% e un valore di predizione negativa dell’82,5%.

Lo studio dimostrerebbe il valore di questi test anche nelle cure primarie, dato che è il loro uso è affiancato da una valutazione della sintomatologia. Secondo gli autori, molti Paesi starebbero pensando ad affrontare un’eventuale ondata pandemica proprio con questi test e il loro studio supporterebbe questa scelta.

Stefania Somaré

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