Esistono pazienti che non possono essere sottoposti a intervento chirurgico perché i rischi operatori sono troppo alti, per lo più a causa di comorbidità importanti.
In Cardiologia, questi pazienti sono spesso affetti da disfunzione ventricolare sinistra e severa coronaropatia.

Sono definiti CHIPs (higher-risk and clinically indicated patients) e richiedono un’attenta valutazione prima di prendere decisioni cliniche.
Di recente il team della Cardiologia 1- Emodinamica, Unità di Cure Intensive Cardiologiche dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, diretta dal dottor Fabrizio Oliva, ha utilizzato su un paziente di 68 anni con un cuore particolarmente “fragile” un innovativo dispositivo capace di sostenerne il battito durante l’intervento di angioplastica.
Si è trattato del primo intervento del genere in Italia.

Il dispositivo somiglia a una mini-turbina che viene posizionata a livello cardiaco tramite catetere e che è dotata di fibre ottiche per un monitoraggio preciso dei segnali pressori.

In questo caso, il dispositivo è stato lasciato in posizione anche nell 24 ore successive all’intervento, per dar modo al corpo di trovare il proprio equilibrio.
Oliva puntualizza: «fino a oggi la tipologia di pazienti CHIPs, una categoria di pazienti ad alto rischio per comorbidità, disfunzione ventricolare sinistra e severa coronaropatia, non poteva essere trattata per l’elevato rischio di mortalità periprocedurale.
Oggi il trattamento è possibile grazie al miglioramento delle tecniche e dei device come il sistema di supporto temporaneo al circolo Impella, una pompa microassiale intracardiaca che supporta il ventricolo sinistro, che si può posizionare facilmente per via percutanea attraverso un accesso femorale di pochi millimetri.
La pompa miniaturizzata permette permette di ottenere una gittata fino a 4.3 L/min».

L’intervento ha richiesto la collaborazione di un’équipe multidisciplinare formata dagli specialisti dell’Emodinamica, dell’Unità Cure Intensiva Cardiologiche e della Cardiologia 2, reparto dove sono seguiti i pazienti per le diverse forme di insufficienza cardiaca.
Essenziale anche la coordinazione con gli anestesisti dell’Anestesia e Rianimazione 3, con gli infermieri e i tecnici di radiologia.

Stefania Somaré

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