Fibrillazione atriale e demenza: uno studio coreano

Lo studio multicentrico “Risk of dementia in stroke-free patients diagnosed with atrial fibrillation: data from a population-based cohort” dimostra che la presenza di fibrillazione atriale favorisce l’insorgenza di demenza maggiore negli anziani, indipendentemente dal fatto che abbiano subito o meno un ictus.

Si ricorda che la fibrillazione atriale è una delle principali tipologie di aritmia, colpisce soprattutto gli over 80 (>50% dei casi) e, a oggi, esistono in letteratura studi che la correlano alle demenze e altri che non lo fanno.

Questa nuova ricerca è stata condotta partendo dal National (NHIS)-Senior Database che contiene dati riguardanti 558.147 individui, circa il 10% di tutta la popolazione della Corea del Sud con più di 60 anni.

I dati utilizzati sono stati resi anonimi per proteggere i pazienti coinvolti e sono stati stratificati per coprire un periodo di 12 anni, dal 2002 al 2013.

Su questi numeri di partenza i ricercatori hanno selezionato un gruppo di 312.736 pazienti che si sono sottoposti a un check-up medico tra il 2005 e il 2012, tenendo in considerazione i follow-up fino al 2013.

I criteri di esclusione erano i seguenti: soffrire di patologie valvolari, aver avuto un attacco ischemico o un attacco ischemico transiente, aver subito un ictus emorragico, essere già affetti da demenza, soffrire di fibrillazione atriale primaria, se prima dello studio, o secondaria.

Alla fine, sono stati arruolati 262.611 pazienti, tra i quali 10.435 con episodi di fibrillazione atriale manifestati nel periodo del follow-up. La presenza di fibrillazione atriale è stata diagnosticata utilizzando l’International Classification of Disease (ICD)-10th Revision, code I48.
Parallelamente i partecipanti sono stati sottoposti a screening per osservare l’insorgenza di demenza.

Lo strumento utilizzato dai ricercatori è stato il Korean Dementia Screening Questionnaire (KDSQ).

In entrambi i casi, la presenza di fibrillazione e/o demenza è stata data per certa solo se diagnosticata almeno due volte.

Ed ecco i risultati. Alcuni soggetti hanno sviluppato demenza sia tra coloro che avevano fibrillazione atriale che tra quelli che non l’avevano, ma le percentuali di incidenza sono decisamente differenti: 24,4% nel primo caso e 14,4% nel secondo.

Ulteriori analisi statistiche hanno evidenziato che la fibrillazione aumenta il rischio di sviluppare demenza sia negli over 70 che in coloro che sono più giovani. È stato inoltre osservato che l’uso di anticoagulanti riduce in parte questo rischio.

Allo studio hanno collaborato il Dipartimento di Cardiologia del College di Medicina della Dankook University (Cheonan, Repubblic Coreana), il Dipartimento di Cardiologia del College di Medicina della Yonsei University (Seoul, Repubblica Coreana), il Dipartimento di Cardiologia del CHA Bundang Medical Center della CHA University (Seongnam, Repubblica Coreana), il Dipartimento di Sistemi informatici biomedicali della Biostatistics Collaboration Unit del College di Medicina della Yonsei University, il Liverpool Centre for Cardiovascular Science dell’Università di Liverpool (UK) e il Liverpool Heart & Chest Hospital (UK).

Stefania Somaré

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