Un team internazionale guidato dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze (Cnr-Ifc) ha sviluppato una tecnica che combina la mappatura elettrofisiologica e l’imaging 3D ad alta risoluzione. L’obiettivo di questo studio era chiarire come la fibrosi cardiaca alteri la propagazione degli impulsi elettrici, contribuendo all’insorgenza delle aritmie. I risultati sono stati pubblicati su Nature Cardiovascular Research.
Fibrosi cardiaca e conduzione elettrica
La fibrosi, tipica di molte cardiopatie, sostituisce i cardiomiociti con tessuto connettivo. Grazie a protocolli avanzati di clearing tissutale e a un microscopio a foglio di luce mesoscopico, i ricercatori hanno ricostruito in 3D i ventricoli identificando in dettaglio le aree fibrotiche e le loro interazioni con le cellule muscolari.
Il ruolo dei fibroblasti
L’integrazione con modelli computazionali mostra che la fibrosi non è un semplice “riempitivo”. Le zone fibrotiche possono, infatti, facilitare un anomalo accoppiamento elettrico tra cardiomiociti e fibroblasti, creando substrati favorevoli a aritmie di rientro. Le aree fibrotiche agiscono come filtro, la conduzione rimane normale a frequenze fisiologiche, ma si altera a frequenze elevate tipiche di stress e tachicardia.
Una rete internazionale
Lo studio nasce dalla collaborazione dell’Unità OptoCARD del Cnr-Ifc con diversi centri internazionali e istituzioni italiane. Le conclusioni aprono la strada a modelli predittivi “digital twin” personalizzati per valutare il rischio aritmico e orientare strategie di medicina di precisione, in continuità con il progetto HeartCORE, vincitore di un ERC Advanced Grant 2025.



